Intervista a Massimo Bacci

«C’è Amazon con 3mila posti, serve subito il sì per rilanciare Jesi»

Parla il sindaco della città che affronta le vertenze Caterpillar e Liomatic. Il colosso dell’e-commerce pronto a investire 250 milioni ma deve acquisire anche i terreni partecipati dalla Regione Marche

di Michele Romano

4' di lettura

Circondata da aeroporto, porto, interporto, ferrovia, autostrada, superstrada Ancona-Roma: Jesi avrebbe tutte le carte in regola per essere il polo logistico di riferimento per l’Italia centrale e un’area in pieno sviluppo, invece è tutta la Vallesina, ampia fetta di territorio stretta tra Ancona e Fabriano, a fare i conti con una crisi che dura da più di un decennio e i cui simboli sono rappresentati dall’abbandono di Fontadamo, sede del centro direzionale di quella che fu la potente Banca Marche che dal 2017 non c’è più, e dalle recentissime crisi industriali di Caterpillar, il cui stabilimento e 186 addetti entro maggio finiranno nella galassia della lombarda IMR-Industrialesud,
e di Liomatic, che è ancora tutta da decifrare.

Gli ultimi 10 anni sono stati complessi, anche sulla scia di un terremoto dal quale l’economia del centro-sud delle Marche non si è ancora ripresa, e sono coincisi con il doppio mandato del sindaco Massimo Bacci, durante il quale Jesi è stata Città Europea dello Sport e oggi fa del turismo sportivo una componente importante del suo tessuto. «Qui c’è la casa della scherma mondiale, che ha lanciato tra gli altri le regine Vezzali, Trillini, Di Francisca – dice con orgoglio il primo cittadino -. Qui è nato Roberto Mancini, un campione normale, che grazie al titolo europeo ha portato turisti in città (si stima che abbia generato la scorsa estate un milione di euro in valore aggiunto, ndr.) e nel medio periodo la sua immagine, collegata al nostro territorio, contribuirà a rendere stabili i flussi turistici, anche provenienti dall'estero».

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Cresce il turismo, cala la manifattura: forse i conti non tornano…

«Non è solo Jesi e la Vallesina che sono in crisi. Piuttosto, è il modello marchigiano ad esserlo: negli ultimi vent’anni, quando l’idea di piccolo è bello non permetteva più alle aziende di essere competitive, è mancata una politica industriale della Regione capace di avere una visione globale e di generare un nuovo modello di sviluppo. Oggi ho speranza che, di fronte a una globalizzazione esasperata messa in crisi anche dai conflitti mondiali, la flessibilità e la capacità della nostra manifattura possano stimolare progetti di reshoring. IMR, ad esempio, lo farà dopo il closing con Caterpillar, portando a Jesi alcune produzioni che sono in Polonia».

Che idea si è fatto della vertenza Caterpillar?

«Purtroppo ha prevalso la logica del solo profitto, anche se va riconosciuto a Caterpillar un comportamento impeccabile con le maestranze e il territorio fino al 9 dicembre. Noi abbiamo giocato di squadra, istituzioni, sindacati e i lavoratori, e abbiamo vinto: questa unità di intenti e il coinvolgimento diretto del Mise ci hanno permesso di trovare un’azienda solida, pronta a rilevare lo stabilimento e assumere tutto il personale. Tutto in pochi giorni: non era affatto né facile né scontato».

Dopo Caterpillar c'è Liomatic: un effetto domino?

«In questo caso, la situazione è differente pur nel medesimo dramma umano di chi vi lavora. Mi auguro che vengano individuati meccanismi di tutela per quelle maestranze a cui è stata offerta una prospettiva di lavoro in zone troppo distanti e non compatibili».

Da una parte ci sono le crisi, dall'altra Amazon è pronta a realizzare proprio a Jesi il centro logistico più grande dell'Italia centrale: se ne parla da 2 anni, non le sembra un paradosso che si proceda così lentamente?

«Stiamo facendo di tutto per portare un polo logistico di quelle dimensioni a Jesi, perché convinti che la prospettiva di sviluppo della città e del territorio possa essere questa grande struttura e i posti di lavoro che genera (3.000 con l’indotto, ndr.). Nelle scorse settimane è arrivata la positiva valutazione dell'impatto ambientale da parte del ministero della Transizione ecologica».

Dunque è tutto a posto?

«Mi auguro che l’accordo sia vicino, ma le lungaggini che hanno finora accompagnato
il progetto mi fanno essere molto più che prudente. Se saltasse tutto sarebbe di una gravità inaudita».

A proposito di Regione Marche: che fine ha fatto la proposta di sottosegretario alla presidenza della giunta?

«Penso solo a terminare bene il mio mandato da sindaco. Sono stati 10 anni fortemente impegnativi. A giugno, si vedrà: non ho ambizioni particolari e se potrò essere utile in qualche altro campo lo valuterò solo successivamente».

Sul dossier Amazon molto seguito dal sindaco di Iesi , tutto ora è in mano alla Società Interporto, controllata per il 95% dalla Regione Marche, che non trova l’accordo economico per la cessione a Scannell, general contractor di Amazon, di 27 mila metriquadrati di terreno di sua proprietà, poco più di un terzo di quelli che servono al colosso dell'e-commerce per realizzare l'hub. Su Jesi, gli americani sono pronti a un investimento complessivo di circa 250 milioni e Interporto ne ha chiesti oltre 6 milioni per la cessione dei diritti edificatori e per la concessione di servitù. Una cifra, quest’ultima, giudicata eccessiva dal potenziale acquirente.

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