Festivaletteratura Mantova

Patrice Nganang: «C’è un genocidio oggi in Camerun, è l’eco di vecchie guerre europee»

di Lara Ricci


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Patrice Nganang durante il suo incontro a Festivaletteratura di Mantova (credit: Festivaletteratura)

5' di lettura

Poeta, saggista e romanziere camerunese, nato nel 1970 a Yaoundé e oggi docente di letterature comparate alla Stony Brook University di New York, Patrice Nganang per quindici anni è stato impegnato nella scrittura di una trilogia che inizia con la Grande guerra (descritta in Mont Plaisant, edito da 66thand2nd), passa per quella parte della Seconda guerra mondiale che si è svolta in Africa (La stagione delle prugne, 66thand2nd) e arriva alla guerra civile camerunense (1960-1970) con Empreintes de crabe, non ancora tradotto. Circa 1.500 pagine molto documentate con cui ha delineato un grande affresco della misconosciuta storia recente del Camerun. Perché ha scelto questo tema?
È solo alla fine di un lavoro che ci si rende conto della sua unità tematica. All'inizio credevo che l'unità tematica fosse la guerra, perché penso che sia stata la guerra a dare all’Africa la posizione che ha oggi nel mondo, ed è solo dopo aver letto i miei libri che mi sono reso coto che il vero tema era la lingua. La lingua che in Camerun e in Africa in generale ha una definizione politica: non la parliamo solo, ci identifichiamo e imponiamo una lingua ad altre persone. Attorno alla lingua nascono conflitti ben più vasti e profondi di quelli religiosi, tribali, legati alle risorse minerarie. Le frontiere linguistiche sono radicate a grande profondità negli individui e non le possiamo muovere. Il Camerun si è ritrovato tra il tedesco, l'inglese e il francese. Le lingue dei Paesi che finora hanno fatto le guerre più sanguinarie della Terra, Olocausto compreso, e il Camerun si è trovato nel mezzo di questi paesi. La guerra civile in corso in Camerun, dove la minoranza anglofona viene “genocidata” dalla maggioranza francese è la continuazione dei conflitti che ci sono stati un tempo tra francesi e inglesi, che in Europa sono dimenticati, mentre proseguono nella periferia, nel mi Paese. Stiamo vivendo esattamente le stesse divisioni che c'erano in Europa durante la seconda guerra mondiale.

In Camerun gli anglofoni sono una nuova etnia, parlare inglese in Camerun è come essere parte di una tribù e fare parte di questa tribù è sufficiente per essere arrestati o uccisi. In Camerun l'inglese è una lingua belligerante. Il primo libro della trilogia l'ho scritto prima in inglese e poi tradotto in francese, e il libro ora è stato ritradotto in inglese. Io sono francofono, ma anglofono per protesta.

L’ambizione di questo progetto mi ha fatto pensare a quel che hanno fatto Chinua Achebe o Wole Soyinka in Nigeria, gli ampi affreschi storici di un’epoca scomparsa sotto i colpi di colonizzazione e imperialismo. Ha pensato a loro quando ha deciso di intraprenderlo?

Sì. Wole Soyinka è il mio maestro. La ricostruzione dei suoi primi anni che fa in Ake gli anni dell'infanzia (Jaca Book, ndr) mi ha molto impressionato. Mi ha influenzato Achebe, ma anche Thomas Mann, ho scritto con lui accanto. Penso tuttavia che ho voluto scrivere un affresco della realtà camerunese dal punto di vista della battaglie linguistiche che hanno avuto luogo nel Paese. Volevo mostrare come il Camerun e l'Africa sono legati al mondo attraverso le lingue europee. L'inglese è parlato negli Stati Uniti, in Canada, in molti Paesi, e questo ci permette di essere in conversazione con il mondo, ma questo è si è fatto a un prezzo ben preciso: la guerra.

Lei sottolinea in La Stagione delle prugne come i camerunensi «siano diventati schiavi il giorno in cui hanno impugnato le armi per andare a soccorrere la Francia sconfitta» (riferendosi al fatto che per ringraziare Yaoundé di aver sostenuto la resistenza francese e di averne probabilmente modificato le sorti, De Gaulle ha trasformato il Paese, che era solo un protettorato, in una colonia vera e propria). C’è secondo lei percezione di questo nel suo Paese? E in Francia?

    Il Camerun vive nella periferia dei conflitti dimenticati in Francia. Non c'è nessuna possibilità che l'Occidente si ricordi di questa storia, ma in Camerun queste storie sono vivide, i camerunensi si ricordano ancora delle due guerre, della colonizzazione. Ma in camerun il vissuto non è storico, è nella carne della gente perché il Paese è ancora una colonia della Francia.

    Nei suoi libri fa un sapiente uso dell’ironia, cosa le consente questo strumento?


    Lo faccio innanzitutto perché sono di natura gioiosa, mi piace fare ridere e quando scrivo emerge.. Non la uso in modo cosciente, ma penso che anche nei momenti più tragici la gente riesca comunque a esprimere la sua umanità, e il riso è un modo per esprimere la propria umanità. L'ironia è anche fondamentalmente legata al fatto che il Camerun sia andato a liberare la francia per diventarne schiavo.

    Perché la lingua può essere così divisiva secondo lei?
    Perché l'Africa non ha coscienza della sua storia, fino ad ora ha vissuto la storia degli altri. L'Africa ne ha vergogna, la rifiuta, trova il modo di fuggirla, la neglige. Non ha neanche tenuto degli archivi. Si ricorda solo quella che ha vissuto con l'Europa, ma ne è disconnessa. L'Europa ha detto che l’Africa era tribale e gli africani l'hanno accettato e cercano di sbarazzarsi, di sradicare il passato. L’Africa non ha ancora recuperato la sua storia, è per questo che conflitti così diventano significativi.
    Il ruolo dello scrittore, il solo secondo me, è mettere la gente nella storia. Mostrare che quello che fanno ha radici storiche, dargli coraggio perché affrontino la storia e cambino il loro futuro.

    Le donne sono molto presenti nei suoi libri.
    È il vero cambiamento, il solo cambiamento non sarà possibile finché non saranno le donne prendere il potere. Dunque nei miei romanzi le donne sono coloro che rappresentano l'alternativa.

    Perché secondo lei sono le donne le uniche a poter portare il cambiamento?

    Basta vedere quel che gli uomini hanno fatto del Camerun!

    Nel 2017 è stato arrestato e poi costretto all’esilio, accusato di oltraggio all'eterno presidente del Camerun, Paul Biya. Cosa le ha lasciato questa esperienza?

    Mi ha fatto vedere quel che succede all'interno della prigione, fino ad ora avevo fatto campagne per la liberazione dei prigionieri, ci sono migliaia di persone prigioniere per motivi politici, condannati a morte per aver espresso un’opinione, ora ho il loro vissuto. Mi impegno ancora di più per loro. Per esempio dirigo la campagna per la liberazione di Maurice Kamto, che con Julius Ayuk Tabe è il prigioniero più importante. Loro due per i camerunensi hanno la statura di Nelson Mandela.
    Penso che la scrittura in Africa debba essere fondamentalmente politica, deve aiutare a liberare la gente. Grazie alla scrittura ho potuto liberare molte persone, con la scrittura libereremo il Camerun e scriveremo la nuova costituzione.

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