space economy

C’è una macchina robotica per portare i motori dei razzi: è italiana

Un colosso da oltre 500 tonnellate con 42 ruote per spostare motori da 240 tonnellate realizzaot da due pmi italiane

di Leopoldo Benacchio

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Un colosso da oltre 500 tonnellate con 42 ruote per spostare motori da 240 tonnellate realizzaot da due pmi italiane


2' di lettura

Quando c'è da inventare soluzioni strategiche e innovative le pmi italiane del settore spazio surclassano tutti. La nuova macchina-robot sviluppata in Guyana per trasportare i potenti motori P120 dei razzi europei Vega e Ariane ne è l'ennesima dimostrazione.

La storia è questa: Europropulsion, joint venture fra l'italiana Avio e Ariane Space, che è la società francese di gestione della base spaziale europea in Guyana, lancia una gara per automatizzare la costruzione dei motori per i due razzi europei della presente e futura generazione.

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Fisicamente si tratta di uno strano cilindro che termina con un cono sbilenco, alto quasi 12 metri, largo 3.4 e il problema da risolvere è che occorre passare dalla produzione di pochi motori all'anno a trentasei esemplari, dato che nel ribollente mercato dei lanciatori si prevedono per Vega C e Ariane molti più lanci nel prossimo futuro per rimanere competitivi a livello globale.

Oltretutto bisogna tenere presente che, una volta caricati di combustibile solido, diventano anche una potenziale e micidiale bomba da 240 tonnellate.La lavorazione di questi potenti motori avviene in più edifici e passano da uno all'altro fino al momento in cui vengono aggiunti al razzo vettore. La lavorazione è pericolosa, per il motivo detto sopra, e deve essere accuratissima, un minimo errore anche solo nel montare una guarnizione dal costo di pochi euro può provocare un disastro.

Come fare a triplicare, in pratica, la produzione? L'idea viene a Francesco De Pasquale, presidente di Avio Guyana, ed è semplice, a dirsi: passare dalla lavorazione in verticale a quella in orizzontale. Inoltre, visto che ci siamo, tutto il processo viene robotizzato, una specie di catena di montaggio per automobili.

Nessuno ci aveva provato ma c'è chi accetta la sfida. Le industrie italiane Cometto e Biasich&Carrù, di Torino, e Cimolai Technology di Padova vincono la gara internazionale e realizzano l'incredibile robot AIT 400, nome che non rende omaggio a questo incredibile camion piatto e senza cabina, un colosso da 538 tonnellate con 42 ruote e una velocità che va da 1 a 16 chilometri all'ora. Nella parte superiore porta due ganasce capaci di prendere il motore in lavorazione e trasportarlo da un edificio all'altro della base, fino al loro completamento, compresa la delicatissima fase di carica del combustibile.

Si muove fra hangar e laboratori autonomamente, per mezzo di telecamere che inseguono una pista tracciata al suolo. Ogni operazione è eseguita con una precisione impressionante, data la mole di questo enorme robot, ottenuta grazie all'impego di sistemi laser.

Per avere un'idea al termine di tutte le operazioni, e del suo cammino fra gli edifici della base, AIT 400 è capace di portare in posizione verticale il motore e porlo definitivamente nell'alloggiamento finale dei razzi Ariane 6 o Vega C, con la precisione del decimo di millimetro. Incredibile ma vero.

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