ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLA RELAZIONE DIA 2018

«C’è mancanza di allarme sociale»: così la Mafia cresce al Nord

Il report denuncia i processi sociali e culturali alla base dell’attuale espansione della criminalità organizzata. La mancanza di allarme sociale «è un fattore che ha favorito lo sviluppo al Nord» e «sembra aver anestetizzato la coscienza collettiva». Ma un altro motivo decisivo è l’arretratezza economica e sociale in molte aree del Sud: «humus che rigenera le strutture mafiose». Affrontare di nuovo «la questione meridionale» significa «togliere linfa alla radice della criminalità organizzata»

di Marco Ludovico


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(AdobeStock)

3' di lettura

«Mancanza di allarme sociale». È “fattore di sviluppo” della Mafia al Nord. La relazione della Dia (direzione investigativa antimafia) sul secondo semestre 2018, diffusa ieri, non è solo un’analisi articolata sull’espansione economica della criminalità organizzata. Per la prima volta un documento di una forza di Polizia denuncia processi sociali e culturali considerati così negativi da costituire “linfa vitale” per la crescita della Piovra.

«Un processo di sottovalutazione»
Gli analisti della Dia, struttura interforze, sono uomini e donne della Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza, forze dell’ordine radicate sul territorio. La relazione non si ferma come in passato alla disamina delle operazioni di polizia giudiziaria. Il materiale statistico e processuale delle indagini mafiose è calato nel contesto sociale da dove proviene. Così lo sviluppo delle holding mafiose «non si è arrestato – ammette la Dia – nonostante la rilevante azione di magistratura e forze di polizia». C’è «un processo di sottovalutazione – sottolineano gli analisti – stratificato e diffuso negli anni». È irrinunciabile e urgente «una presa di posizione e decisa contro una microcultura mafiosa cresciuta progressivamente in tutto il Paese». Microcultura che «sfrutta insensibilità e sottovalutazione».

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«La Mafia è tollerabile»
Superati gli schemi vetusti e anacronistici di coppola e lupara, la cultura mafiosa si è diffusa «in maniera così endemica da apparire, ancora oggi, come naturale o quantomeno “tollerabile” anche nelle sue ostentazioni – si legge nella relazione - di insofferenza verso le istituzioni». Diventa, insomma, uno schema – fondato sulla prepotenza della consorteria illegale – non più rifiutato e osteggiato. L’aspetto criminale sembra passare in secondo piano, si fanno spallucce. La tentazione è di adottare quel modello perché porta vantaggi. Almeno di condividerlo, sul piano culturale, davanti alle facili proteste contro le insufficienze istituzionali e politiche. Per Cosa Nostra & company, in tutte le sue declinazioni, il gioco è fatto. «È necessario comprendere che c’è sempre qualcosa di soft che sostiene le mafie».

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«Anestetizzata la coscienza collettiva»
Eppure da anni e anni si racconta la nuova diffusione della criminalità organizzata: infiltrata nei mercati, insinuata nella pubblica amministrazione, contaminata con la politica. Molto peggio, per certi versi, rispetto al tempo di omicidi e attentati: cruenti e terribili, certo, ma in grado di scatenare forze di reazione estese, profonde, convinte. Oggi, ammettono i tecnici guidati dal direttore della Dia Giuseppe Governale, c'è «una mancanza di allarme sociale». Non solo «ha favorito lo sviluppo al Nord” della strategia criminale organizzata. Ma persino “sembra aver anestetizzato la coscienza collettiva rispetto alla pervicacia delle mafie interessate dal Meridione a trapiantare proprie succursali nelle aree più ricche del Paese».

Sciascia, 1961: «Tutta l’Italia va diventando la Sicilia»
Un altro fattore fondamentale di sviluppo della Mafia al Nord sta «nell’arretratezza e il disagio sociale in molte aree del Sud» perché secondo la Dia «rigenera» i clan e gli consente di «gemmare “cellule” da rilanciare fuori dalla Sicilia, Campania, Campania». Per questo «affrontare la “questione meridionale” significa tranciare queste metastasi». Lo scenario, ricorda la relazione, fu raccontato già nel 1961 da Leonardo Sciascia. Il passaggio è ne “Il giorno della civetta”: «Forse tutta l'Italia va diventando la Sicilia. Gli scienziati dicono che la linea della palma, il clima propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso il nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno. Questa linea della palma, degli scandali: su su per l'Italia, ed è già oltre Roma».

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