l’intervista

«C’è potenziale in Egitto e Sri Lanka»

di Isabella Della Valle

(AFP)

3' di lettura

Dottoressa Dickson, perché investire nei mercati di frontiera?

Perché molti mercati di frontiera, come il Kenya, lo Sri Lanka e il Bangladesh, si trovano in una fase iniziale di sviluppo economico, politico e finanziario e presentano quindi alcune delle caratteristiche che gli emergenti tradizionali avevano anni fa.

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Quali sono quindi i punti di forza?

Molti mercati di frontiera beneficiano di un “dividendo demografico”: la forza lavoro sta crescendo più rapidamente rispetto alla popolazione, liberando risorse da investire nello sviluppo dell’economia e della previdenza sociale. Questa situazione può aiutare a incrementare il reddito pro-capite, la spesa al consumo nazionale e la sostenibilità della crescita economica. Non solo. I mercati di frontiera presentano una scarsa penetrazione di beni e servizi di base e stanno introducendo nuovi servizi, come i pagamenti e la banca via cellulare.

Non è immediato immaginare come siano i mercati azionari di queste aree di frontiera..

In effetti sono di entità ridotta rispetto alle loro popolazioni ed economie perché il requisito della quotazione in borsa è stato introdotto solo di recente, prevalgono le imprese statali e i risparmi nazionali sono scarsi.

Quando pesano in termini di capitalizzazione?

La capitalizzazione dei titoli nell’indice Msci Emerging Markets è pari al 20% del Pil totale dei paesi emergenti; quella dei titoli nell’indice Msci Frontier Markets è inferiore al 5% del Pil totale.

Come possono offrire una diversificazione adeguata rispetto agli altri emergenti?

Grazie alla bassa correlazione con i mercati sviluppati, con gli emergenti e con gli altri mercati di frontiera. Sono anche oggetto di investimenti locali (e non globali), hanno livelli di indebitamento inferiori (e sono quindi meno correlati con le valute globali e le oscillazioni dei tassi) e sono meno coinvolti negli scambi commerciali globali.

La via più diretta per accedere a questi mercati?

Premesso che per il risparmiatore lo strumento più adatto è il fondo comune, per il gestore le obbligazioni offrono un accesso più diretto ed efficace. Le emissioni sovrane, poi, possono essere opportunità interessanti. Investire nelle emissioni obbligazionarie internazionali in dollari, inoltre, per le quali la compensazione, il regolamento, le imposte e i rimpatri non rappresentano ostacoli, è un ottimo modo per accedere a questi mercati.

C’è qualche paese in particolare?

Tra le obbligazioni in valuta forte, lo Sri Lanka che sta beneficiando di un programma di sostegno promosso dal Fmi ed è focalizzato sugli impegni assunti a livello di consolidamento fiscale. La posizione di bilancio del paese è in miglioramento e si prevede che il saldo primario passerà l’anno prossimo in territorio positivo. Le obbligazioni sono particolarmente interessanti per i gestori che ricercano un’esposizione alle obbligazioni con rating B al di fuori dell'Africa.

E tra le emissioni in in valuta locale?

C’è l’Egitto che insieme alla Nigeria è un’eccezione perchè la maggior parte dei mercati di frontiera è caratterizzata da mercati obbligazionari denominati in valuta locale meno liquidi e più ridotti rispetto ai paesi non di frontiera. Le obbligazioni egiziane sono diventate interessanti dopo che il paese ha subìto un’ampia svalutazione e ha permesso alla valuta di oscillare liberamente in chiusura del 2016. L’Egitto si trova oggi in una posizione favorevole: l’inflazione si sta attestando verso una sola cifra e la posizione del paese all’estero è in via di miglioramento.

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