Tesoro in soffitta

C’è sempre un caso Modigliani dietro l’angolo?

L’opera inviataci dal lettore è una riproduzione stampata, probabilmente con tecnica litografica offset, su tela. Come districarsi tra riproduzioni, originali, attribuzioni e falsi

di Laura Traversi

Bordo della tela con marchio S.P.A.D.E.M.

5' di lettura

Buonasera, questo quadro era di uno zio di mio padre colonnello e insegnante di spadaccino all’Accademia di Modena, viveva a Rapallo, appassionato di quadri, uno dei quali donato ad una chiesa a Firenze. La tela in questione è francese, più o meno le date di nascita dello zio combaciano con quelle di Modigliani (Livorno, 1884-Parigi, 1920). Allego foto del ritratto.

Giuseppe Bergonzini

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La risposta dell’esperto

Il nostro lettore, in evidente buona fede, allega fotografie dell’opera di Amedeo Modigliani che mostrano agevolmente all'esperto almeno tre elementi fondamentali e incontrovertibili.
1) Il supporto di tela (industriale) è nuovo e non ha nessuna delle caratteristiche materiali proprie di una tela dell'epoca cui dovrebbe risalire se fosse un dipinto di Amedeo Modigliani, morto nel 1920.
2) Sul bordo è stampata la sigla/acronimo della S.P.A.D.E.M. Société de la Propriété Artistique et des Dessins et Modèles, società francese (1914-1984) di artisti e loro eredi attiva nella protezione e raccolta dei diritti legali d'autore degli artisti stessi e dei loro eredi. Con analoghe società consorelle di altri paesi si è specializzata nel controllo del copyright e nella (esclusiva) riproduzione delle opere d'arte relative.
3) Il colore sulla tela, in fotografia, appare assai esiguo per spessore e stratigrafia, piatto, opaco e spento nelle cromie e nel modellato di carnagione, capelli e veste scura.

Tutto ciò consente di dedurre, pur senza esame diretto (de visu) dell'oggetto, che si tratta di una riproduzione stampata, probabilmente con tecnica litografica offset, su una tela che –con la sua trama e il suo ordito in leggero rilievo – conferisce l’illusione visiva e tattile di una superficie dipinta. L’apparente delicatezza dell’immagine manca della profondità data ai dipinti ad olio dalla multipla sovrapposizione di strati a corpo e a velature tipica dell’insistita ricerca psicologica operata da Modigliani nella ritrattistica.

Dunque, quella del lettore è una riproduzione “vintage” delle Edizioni S.P.A.D.E.M. di Parigi. Può essere valutata 50-150 euro, o poco più. Un’altra riproduzione di vecchia data è reperibile online, in un sito qualificato come Artsy, risale al 1996 e misura 80 x 64,8 cm (intitolata “La fanciulla bruna”).

Riproduzione da Amedeo Modigliani, “Ragazza con frangetta” 1918 inviata dal lettore

Modigliani: l’originale, tra attribuzione e provenienza

Cosa riproduce il quadro del lettore? Un “Ritratto di fanciulla bruna, con occhi azzurri e frangetta”, dipinto ad olio su tela (65 x 46 cm). Schedato e pubblicato come opera di Amedeo Modigliani del 1918 da una parte della letteratura artistica specializzata, nel corso di quasi 100 anni di attribuzioni e indagini storico-artistiche. Da Arthur Pfannstiel (1929, Nr.258) a Osvaldo Patani (1991-94, N.262) passando per la Fondazione Ragghianti, tra i molti che non è possibile citare qui. Ha una provenienza illustre, ovvero passaggi storicizzati in collezioni, gallerie e mostre. Ma oggi la sua collocazione è ignota. E il fondamentale catalogo su Modigliani di Ambrogio Ceroni (1970, 337 opere censite) non lo include, nonostante fosse stato esposto alla XVII Biennale di Venezia del 1930, curata da Lionello Venturi, e poi alla mostra dell’Associazione Amatori e cultori delle arti figurative contemporanee di Milano del 1946.

Intitolato anche “ Ragazza con la frangetta” , risulta aver fatto parte delle seguenti prestigiose collezioni: Léopold Zborowsky e Bernheim-Jeune a Parigi, Riccardo Gualino a Torino, Emilio Jesi a Milano. Apparteneva, infatti, a quest'ultimo quando fu esposta nel 1946, sotto lo pseudonimo Collezione della Lanterna. Sotto il quale si era nascosto il collezionista ebreo Emilio Jesi, commerciante di caffè, protagonista con la moglie Maria Arrighi della nota donazione Jesi alla Pinacoteca di Brera a Milano, che dal 1974 include anche tre Modigliani, ma non la “Ragazza con la frangetta” del 1918 (Nr.14 del Catalogo 1946, su segnalazione di Marina Gargiulo, Responsabile per le collezioni del XX secolo di Brera e del Progetto Palazzo Citterio).

Riproduzione da Amedeo Modigliani, particolare della tela di supporto al retro inviato dal lettore

Riproduzioni e falsi. L'arte tra scienza e mille contese

Il dipinto da cui è derivata la riproduzione del lettore è solo un esempio di quanto lavoro di ricerca deve ancora essere fatto intorno a Modigliani. In quel caso, di collocazione ignota, le migliori foto reperibili non sono sufficienti per dare certezza della natura di originale e dell'autografia, anche se attestata in passato da Venturi. Mentre non cessano le battaglie legali che coinvolgono puntualmente parte dei suoi principali esperti ed addetti. Testimone delle più infiammate battaglie modiglianesche, dalle teste di Livorno al processo di Genova, è Carlo Pepi , già membro, dissociato poi, e tenace censore degli Archives Legales di Christian Parisot (costituiti nel 1974 da Jeanne Modigliani, figlia del pittore). Jeanne consegnò nel 1982 proprietà, direzione, timbri per autenticare le riproduzioni dei 6.000 documenti degli Archives a C. Parisot (sentenza Tribunale di Roma 30.12. 2013), che lo ha ceduto nel 2015 alla mercante Maria Stella Marescalchi. Tale diritto di proprietà è contestato dalla nipote di Modigliani, Laure Nechtschein. Parisot è stato anche processato e assolto per mostre rivelatesi basate su riproduzioni (es. 2010-11, Castello Ursino-Catania). Il fondo documentario degli Archives, sequestrato in Svizzera nel 2020, è stato al centro di contenziosi relativi sia alla sua proprietà, sia alla sua esportazione, ma il suo patrimonio – in base a quanto utilizzato o apparso in mostre e cataloghi – non pare contare capolavori o pezzi fondamentali, a parte il diario della madre di Modigliani.
Altri contenziosi internazionali hanno visto contrapposti i principali soggetti dedicatisi nel tempo all’autenticazione e al progetto del Catalogo Ragionato, il Wildenstein Institute e Marc Restellini.

XXVII Biennale di Venezia. Esposizione Internazionale d'Arte, Mostra Modigliani 1930. “La Ragazza con frangetta” del 1918 è il 2° dipinto da sinistra.

Il Catalogo ragionato

Non si può dire se e quando un dipinto come questa “Ragazza con la frangetta”, in quanto irreperibile, sarà o meno inserito negli ampliamenti auspicati del Catalogo Ragionato di Marc Restellini, che non è aperto né pubblico, malgrado 440 opere annunciate (oltre 100 in più rispetto al Ceroni) e 600 casi indagati con tecniche e metodi scientifici (X-rays, XRF, IR, ecc.). Né esso appare nel sito nel Modigliani Project, con sede a New York, fondato da Kenneth Wayne, che ha però il merito e il coraggio di aver cominciato a pubblicare online nuove argomentate proposte attributive all' artista. Senza trasparenza e punti di riferimento, come sarebbe un Catalogo Ragionato pubblico (es. lo Zervos per Picasso), la storia, il collezionismo e il mercato di Modigliani continueranno a dare fiato alle trombe degli scandali e del profitto di pochi. L' orientamento espresso dal Wildenstein Plattern Institute di New York a digitalizzare e collocare online gratuitamente il suo archivio è stato contrastato in tribunale da Marc Restellini, la cui autorevolezza come esperto di Modigliani poggia anche sull’accesso (esclusivo) agli Archivi di collezionisti e mercanti di Modigliani (Roger Dutilleul, Paul Guillaume e Jonas Netter).

Riproduzione da Amedeo Modigliani, particolare della firma in alto a destra «Ragazza con frangetta» 1918

La storiografia su Modigliani riporta molte vicende relative alla dispersione di opere alla sua morte, allo stato d’indigenza in cui visse a lungo, alla facilità con cui poteva cedere/realizzare ritratti di amici/conoscenti, oltre che alla precoce emersione di falsi anche nel suo diretto entourage. A fronte della certezza che Modigliani sia stato da subito, dopo la sua triste scomparsa e fino ai falsi di Helmyr de Hory (1906-1976), uno degli artisti più contraffatti della storia, con un rilevante numero di casi discutibili e discussi tra mostre, mercato e musei, permane la necessità di sbloccare e ampliare con la massima affidabilità il catalogo delle opere censite da Ceroni, che vi incluse solo ciò che aveva esaminato direttamente.

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