L’ANALISI

C’è la spinta al cambiamento nella parte piena del bicchiere

di Gian Primo Quagliano

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3' di lettura

La fase due della telenovela delle flotte aziendali ai tempi del coronavirus forse non porta solo problemi, ma anche opportunità. Cominciamo dai problemi. Non tutte le auto dei parchi aziendali si sono fermate durante la quarantena. Quelle necessarie per attività essenziali hanno infatti continuato a circolare, ma la maggior parte delle auto delle flotte si è fermata per due mesi. Rimettendole in esercizio sono emersi alcuni problemi. Il primo è stato la necessità di sostituire i pneumatici invernali con quelli estivi. Niente di eccezionale ovviamente. È così tutti gli anni, ma quest’anno per molte aziende i tempi sono stati stretti tanto più che vi è stata la necessità di verificare che la lunga sosta non abbia danneggiato, ad esempio “ovalizzandoli”, i pneumatici invernali, che, se ancora in buone condizioni, verranno riutilizzati in autunno.

Il problema più importante è però il fatto che l’emergenza coronavirus ha posto in drammatica evidenza la necessità di sanificare le vetture nel momento in cui passano da un utente all’altro. È un problema per il car sharing e il car pooling aziendale, ma è un problema anche per le altre auto del parco quando sorge la necessità di utilizzarle per persone diverse da quelle a cui sono affidate. Le soluzioni tecniche ci sono, ma l’operazione di sanificazione comporta un certo dispendio di tempo, riduce la flessibilità nell’utilizzazione delle auto e comunque costa. C’è però un rovescio della medaglia. È nato un nuovo business: quello della sanificazione delle auto, ma per le flotte vi sono solo perdite di tempo e costi.

Un’altra questione importante è che la vicenda coronavirus ha convinto aziende e persone che, dal punto di vista del contagio, il mezzo di trasporto più sicuro è l’automobile e ciò è tanto vero che alcune aziende stanno già estendendo l’impiego di auto delle flotte anche agli spostamenti casa-lavoro di dipendenti che non hanno l’auto in benefit. Pure in questo caso i costi per le flotte aumentano, ma anche qui si crea una nuova opportunità di business per case auto e società di noleggio.

Vi è poi un’altra questione di grande rilievo. Nella situazione che si è creata la stragrande maggioranza delle imprese ha problemi di liquidità e le aziende che possiedono flotte non fanno eccezione. Queste aziende potrebbero quindi avere notevoli problemi nel far fronte regolarmente ai costi di gestione delle flotte e in particolare al pagamento dei canoni di noleggio. Molte società del noleggio, non avendo problemi di liquidità per la loro appartenenza a banche o a realtà finanziarie molto rilevanti, si sono però dichiarate disponibili a concedere dilazioni di pagamento per i canoni, ad allungare la durata dei contratti e ad impegnarsi per mettere a punto nuove formule per far fronte alla nuova situazione di utilizzo delle auto ed anche al contenimento dei costi, come ad esempio, il noleggio di auto usate o l’introduzione di formule flessibili. Questa è certo un’opportunità per le società di noleggio per consolidare la loro posizione sul mercato ma è anche un’occasione per le flotte per strappare migliori condizioni.

Scriveva Albert Einstein nel 1930: «La crisi è la più grande benedizione per le persone e per le nazioni perché la crisi porta progressi». Speriamo che Einstein abbia ragione anche questa volta.

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