Auto

C40 Recharge, solo motori elettrici per il primo suv coupé firmato Volvo

Prova su strada. La casa svedese riporta in auge la lettera «C» che tradizionalmente contraddistingueva le vetture più sportive. Il nuovo modello, con a bordo il software Android, è un tassello fondamentale della filosofia tecnologica e commerciale del brand

di Massimo Mambretti

3' di lettura

La roadmap seguita da Volvo per diventare un brand completamente green entro il 2030 parte dalla C40 Recharge. È il primo suv-coupé della casa svedese ed è anche il primo offerto esclusivamente con un powertrain elettrico al contrario della XC40 che è disponibile in versione termica, ibrida plug-in e full electric P8 Recharge con 408 cavalli a trazione integrale sulla quale si basa, appunto, il nuovo modello che pertanto sfrutta l’architettura modulare compatta multi-energia Spa.

La nuova Volvo riporta in auge la lettera C, in passato assegnata ad alcune coupé, introducendo il brand in un contesto molto di tendenza. Una scelta logica, poiché la C40 Recharge oltre a confrontarsi con la concorrenza istituzionale (Audi Q4 e-tron Sportback e Kia Ev6), se la deve vedere anche con quella che ha in casa dalla quale deve, forzatamente, distinguersi. Quindi, è diversa da altre elettriche della galassia Geely (lil colosso cinese che controlla Volvo, Lynk&CO e Polestare) con le quali condivide pianale, rete elettrica, altre soluzioni e tecnologie. Ovvero, non solo il suv classico XC40 ma anche la più potente versione della berlina Polestar 2. Con la parente cinese la C40 condivide anche il fatto che in alcuni mercati si può ordinare solo online, proprio come sarà in futuro per tutte le altre Volvo. In Italia non è così e lo sarà ancora per molto tempo. Quindi, si passa dalle concessionarie dove, però, l’unica trattativa possibile è la quotazione dell’usato. Infatti, il prezzo della C40 Recharge è fisso in tutta Europa. Ovviamente, fatte salve le variazioni impresse dal cambio tra euro e altre valute e da dotazioni leggermente differenti.

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La C40 prende esteticamente le distanze dalla XC40 affidandosi solo al profilo slanciato del padiglione e al disegno della coda, distinguendosi anche per la statura inferiore di 7 centimetri. Tuttavia, il suo aspetto non perde per strada né l’autorevolezza da suv né i canoni del design della Volvo. Il risultato è gradevole, ma non premiante per la funzionalità. Infatti, nell’abitacolo alla presentazione generale uguale a quella della XC40, che non dà nemmeno modo di capire anche l’impiego più esteso di materiali green, si affianca una zona posteriore accessibile meno comodamente e meno alta. La silhouette filante limita anche la visibilità posteriore e in manovra e la capacità del bagagliaio, specie quella massima di poco superiore a quella standard. Come l’omonima XC40 anche la C40 propone il sistema d’infotainment basato sul sistema operativo Android Automotive che, oltre a porre molto in alto l’asticella della connettività con tanti servizi di serie o a pagamento, offre anche la possibilità d’intervenire sull’efficienza del powertrain. Tuttavia, solo ottimizzando i flussi energetici in base alla navigazione e l’attività di alcuni servizi, per esempio il climatizzatore.

Questa è l’unica “scappatoia” possibile per gestire il rapporto efficienza-consumo del powertrain, perché non ci sono modalità eco, normal e sport. A prescindere da ciò, la gestione della coppia e della potenza è assai istintiva e precisa, grazie al bel dialogo tra il pedale dell’acceleratore e l’elettronica di gestione. Nessun problema, quindi, se si vuole passare in un batter d’occhio da un rendimento docile a uno aggressivo. Anzi, davvero aggressivo se si pensa che si sta guidando un suv di taglia media piuttosto pesante. Proprio per il peso non bisogna pretendere un dinamismo di stampo sportivo. Infatti, l’assetto è piuttosto morbido tanto che non altera il valido confort offerto dalla C40 anche con gli opzionali cerchi da 20”, presenti sull’esemplare provato. Le ruote alte e grosse non sono un toccasana per il consumo. Tuttavia, dopo quasi 190 chilometri sulle pianeggianti strade del Belgio ma senza troppo strafare, l’autonomia promessa di 440 chilometri ci è sembrata piuttosto realistica. Infatti, dopo essersi partiti con il 95% di carica siamo arrivati a fine tour avendone ancora a disposizione il 41%, grazie anche all’incisività della modalità one-pedal nei centri urbani, sebbene poco comoda da attivare perché “dentro” al display dell’infotainment.

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