OSPITALITà

Caccia aperta ai grandi alberghi

I flussi turistici in aumento e la liquidità presente sul mercato spingono gli investimenti globali nel settore. In Italia c’è domanda di strutture su cui puntare, ma l’offerta è limitata

di Paola Dezza


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Mediterraneo. Una delle terrazze del Capri Palace. L’albergo di Anacapri è di proprietà del fondo Centricus di Londra che lo ha rilevato dal gruppo turco Dogus, attuale proprietario dell’Aldrovandi di Roma. Dogus aveva acquisito la struttura nel 2013 da Tonino Cacace

3' di lettura

È un mondo in fermento quello degli hotel, in Italia e nel mondo. Per gli esperti il 2019 potrebbe segnare un nuovo record di investimenti nell’ospitalità in Italia, dato che già nei primi sei mesi dell’anno si è arrivati a 2,3 miliardi di euro, come concordano Cbre e EY, in crescita del 310% sull’anno precedente.

Più in generale, secondo un report di Scenari Immobiliari, il turismo mantiene un trend di crescita costante a livello globale e quindi spinge il settore, contribuendo direttamente per circa il 3,2% al Pil mondiale, fino ad arrivare al 10,4% se si considera l’intero indotto.

La domanda turistica sempre più esigente spinge alla valorizzazione degli asset. E la grande liquidità a caccia di investimenti punta all’acquisizione di portafogli o di singole strutture di pregio. Un esempio? La multimilionaria ristrutturazione del Mandarin Oriental Hyde Park. Non ci sono cifre ufficiali, ma sono circolati valori che vanno da 100 a 130 milioni di sterline. L’hotel di proprietà della catena alberghiera di Hong Kong ha riaperto i battenti lo scorso aprile al numero 66 di Knightsbridge, dove dal 1902 ha ospitato nomi noti quali Winston Churchill.

In Italia assistiamo alla ricerca da parte di investitori esteri di strutture ricettive o di portafogli esistenti (pochi per la verità) per creare piattaforme di gestione di alberghi e avere economie di scala. «Stiamo cercando altri asset nel Paese, ma non è facile - dice Charles Blackburn, managing director di Oaktree -. Il nostro obiettivo è migliorare il prodotto e cercare di applicare economie di scala tra i diversi asset». Oaktree ha acquisito negli ultimi mesi un importante portafoglio di alberghi del valore di 300 milioni di euro da Castello Sgr. La pipeline prevede l’acquisizione di altri hotel con relativa parte gestionale, in generale alberghi che siano da valorizzare nelle principali località italiane di vacanza (di alta gamma) come Capri e Taormina ma anche in altri siti, ancora in Sicilia, e poi in Puglia, in montagna a Cortina, per il segmento leisure, e in città come Venezia, quella con la maggiore crescita al momento.

Il RevPar (Revenue Per Available Room), ossia il fatturato generato per camera disponibile, è in crescita in particolare a Venezia e Firenze. Secondo JLL nel 2019 rispetto al 2018 nella città lagunare il RevPar è salito del 23,7% a quota 369 euro, a Firenze dell’8,7% a 309 euro. Milano e Roma, invece, hanno segnato aumenti nell’ordine rispettivamente del 2,7% e del 5,2 per cento. Secondo EY Roma si conferma capitale nelle transazioni alberghiere con un totale di 2.200 camere d’albergo transate nel 2018 e un valore superiore a 500 milioni (40% del totale), seguita da Milano (17%), Venezia (11%) e Firenze (10 per cento). Nei primi sei mesi del 2019 a Roma ci sono state transazioni per 200 milioni.

Milano resta una città appetibile, in cui l’offerta è scarsa. Radisson aprirà un hotel nel palazzo che è stato del Touring club in corso di Porta Romana. «Per un investitore internazionale acquisire un asset da 50 milioni o un pacchetto da 500 milioni richiede lo stesso impegno - spiega Roberto Galano, esperto di hotel di lusso ed executive vicepresident di JLL -. Sul fronte economie di scala è fondamentale che il sottostante del portafoglio sia omogeneo. In Italia portafogli non se ne trovano».

Alcuni asset però sul mercato ci sono. È il caso dell’Aldrovandi a Roma, della stessa proprietà che ha di recente venduto al fondo londinese Centricus il Capri Palace. Si tratta del gruppo turco Dogus che ha ceduto il famoso albergo di Anacapri (dopo averlo rilevato nel 2013 da Tonino Cacace) e un’altra struttura a Madrid per avviare una ristrutturazione finanziaria.

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