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Caccia agli immobili di qualità con spazi per socializzare

Cominelli (ceo di Jll): «Restano centrali, ma devono essere ringiovaniti»

Lo studio. Per il 72% dei decision makers l'ufficio resterà al centro dell'organizzazione aziendale

3' di lettura

Dimenticate la stanza da dividere con uno o più colleghi, dimenticate le più moderne scatole di vetro, scordate la scrivania con le foto a segnalare che è la vostra e il ripiano alle spalle con piante o libri accumulati nel corso del tempo. Questo è il passato. Non ancora archeologia, ma sicuramente immagine che sa di vintage. Il trend post Covid cambia gli spazi per ufficio, dove comunque ci saranno ancora scrivanie, ma soprattutto prenderanno piede aree comuni dove socializzare e dare sfogo alla creatività.

Come lo smart working stia segnando una rivoluzione è evidente da quanto interi quartieri delle nostre città stanno o potrebbero a breve cambiare, trasformando anche la mobilità di certe aree.

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«Di recente abbiamo svolto due sondaggi – spiega Barbara Cominelli, ceo di Jll Italia, società leader nella consulenza e nei servizi immobiliari – che confermano entrambi tanto sul fronte delle aziende che dei lavoratori come il lavoro ibrido sia un trend consolidato, strutturato».

In questo contesto l’ufficio non perde tuttavia la sua funzione, ma anzi la rafforza. «Il 70% di quanti hanno risposto ha ribadito la centralità dell’ufficio, che però deve essere ringiovanito». Se prima l’ufficio era lo spazio destinato al lavoro individuale, ora è quello della condivisione. Si condivide il desk, si condivide un’idea. Quindi niente stanze chiuse ma open space confortevoli, moderni, per incontrarsi, parlare, vivere momenti di aggregazione e ricevere clienti e consulenti. Non a caso, il 73% degli oltre mille decision makers che hanno risposto alla survey The Future of Work Survey 2022 di Jll Italia, ha pianificato o ha intenzione di trasformare tutto l’ufficio in spazi aperti senza alcuna scrivania dedicata (ma prenotabile).

«Un altro trend che riscontriamo – prosegue Cominelli – è quello che riguarda il valore di questo spazio, ovvero si cercano immobili di maggiore qualità. Uffici più centrali, nei luoghi di pregio della città, meglio collegati dai mezzi di trasporto». Il 77% degli interpellati è, infatti, d’accordo sulla necessità di investire nella qualità. L’ufficio, cioè, serve sì a incontrarsi ma anche a incontrare i clienti, i fornitori, tutto quel mondo di relazioni necessario al business. Cresce quindi la sua identità di rappresentanza.

Lasciato, dunque, lo spazio domestico, ora a dare significato alla presenza in ufficio è certo il lavoro peculiare che solo lì si può compiere, ma anche il senso di una esperienza che, nello spazio temporale in cui si compie, deve essere gradevole e positiva. Un ripensamento che va anche in direzione di una maggiore razionalizzazione. «In passato le aziende si trovavano spesso – spiega Andrea Ciaramella, professore associato presso il Politecnico di Milano, Dipartimento di Architettura – a non utilizzare parte dei loro spazi. Uno studio di McKinsey raccontava addirittura del 40% dei posti non occupati. Un dato che oggi, visti i costi, non è più sostenibile».

Ecco allora che cominciano a essere richiesti i progetti di rilayout, più coerenti con un tasso di presenza medio di due o tre giorni. E con l’obiettivo, in alcuni casi, di subaffittare alcuni piani. Nel caso degli immobili di proprietà quello che sta accadendo, registra Ciaramella, è che nei casi di asset di dimensioni estese, come immobili cielo-terra, le aziende stanno considerando l’ingresso di altre società. Ridurre gli sprechi vuol dire sfruttare meglio quello che già c’è.

«Tutto questo non vuol dire affatto – conferma Ciaramella – che l’ufficio ha perso importanza ma l’esatto contrario: l’ha cioè acquisita perché non è più il luogo dove si svolge il lavoro ma il luogo dove si crea».

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