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Giù la produzione a gennaio. Dallo shock energetico freno dello 0,7% al Pil.

A gennaio giù del 3,4%, di oltre due punti nel confronto annuo. L’indice arretra al di sotto dei livelli pre-Covid.

di Luca Orlando

(© Juice Images)

2' di lettura

In calo rispetto al mese precedente, così come nel confronto annuo. E in “rosso” anche guardando al livello pre-Covid di febbraio 2020.

Comunque lo si guardi è un dato brutto, un calo della produzione industriale a gennaio a cui difficilmente potrà seguire un’inversione di rotta nel breve termine, alla luce dei problemi aggiuntivi indotti dall’invasione russa in Ucraina: febbraio e marzo si annunciano ancora più complicati.

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Mix di difficoltà già in parte presenti a gennaio, con il caro-energia e la carenza di materiali e componenti a frenare l’attività. E con più di un’azienda a decidere all’inizio dell’anno di prolungare la pausa natalizia per contenere i danni, evitando magari di produrre in perdita.

ll risultato registrato dall’Istat è un calo dell’indice destagionalizzato della produzione industriale del 3,4% rispetto a dicembre. Nella media del trimestre novembre-gennaio il livello della produzione diminuisce così dello 0,5% rispetto al trimestre precedente.

Dato mensile che segna diminuzioni congiunturali in tutti i comparti: variazioni negative caratterizzano, infatti, l'energia (-5,2%), i beni di consumo (-3,6%), i beni intermedi (-3,4%) e, in misura meno rilevante, i beni strumentali (-1,6%).

Male la produzione anche nel confronto annuo: corretto per gli effetti di calendario, a gennaio 2022 l'indice complessivo diminuisce in termini tendenziali del 2,6% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 20, contro i 19 di gennaio 2021). Si tratta del primo segno meno dopo dieci mesi consecutivi in crescita (ad agosto in realtà la variazione era stata nulla).

A livello di macro-settori si registra un incremento tendenziale solo per l'energia (+1,1%), mentre i restanti comparti mostrano flessioni, con un calo maggiore per i beni intermedi (-5,2%) e quelli strumentali (-3,5%) e meno marcato per i beni di consumo (-1,5%).

In termini settoriali nella manifattura solo farmaceutica (+10,7%) e chimica (+1,1%) continuano a crescere mentre altrove si vedono solo segni meno, con un calo a doppia cifra per la fabbricazione di apparecchiature elettriche.

L’indice della produzione scende così a quota 101,4, tornando al di sotto del livello pre-Covid: non accadeva da maggio 2021.

La crisi geo-politica aggiunge ora altri problemi, registrati dall’Istat nella nota congiunturale mensile.

Ai preesistenti fattori di rischio al ribasso che caratterizzavano la congiuntura mondiale - spiega l’Istituto - si è aggiunta la crisi geopolitica internazionale che ha innescato un'ulteriore accelerazione dei prezzi delle commodity energetiche e alimentari, giunti a livelli eccezionalmente elevati. In Italia, la decelerazione della ripresa economica nel quarto trimestre del 2021 è stata seguita, a gennaio, dalla caduta della produzione industriale e da una flessione delle vendite al dettaglio; l'evoluzione del mercato del lavoro ha mostrato un rallentamento tra ottobre e dicembre e a gennaio una stabilizzazione del tasso di occupazione; a febbraio, l'indice armonizzato dei prezzi al consumo Ipca ha segnato un ulteriore significativo aumento tendenziale; il differenziale dell'indice al netto dei beni energetici si mantiene, tuttavia, a favore dell'Italia.

Se la stima dell'impatto della crisi sull'economia italiana è estremamente difficile, un prima ipotesi è fattibile con riguardo ai prezzi dell’energia. Rispetto ad uno scenario base, l’effetto al ribasso sul livello del Pil nel 2022 è stimato in 0,7 punti percentuali.


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