La società di Viareggio

Caen cresce con la fisica delle particelle, dalla Pet al Bosone di Higgs

di Patrizia Maciocchi

Al vertice. Il board di comando della Caen

3' di lettura

La Caen è un’azienda leader di sistemi di misura impiegati nei principali esperimenti internazionali di fisica nucleare. Una leadership che l’ha portata ad essere uno dei partner più affidabili del Cern di Ginevra, con il quale ha collaborato, mettendo a disposizione gli eccellenti strumenti di misura, utilizzati anche nella scoperta del Bosone di Higgs. Una corsa che oggi continua per la realizzazione del super acceleratore di particelle del Cern. Oltre al lavoro in tandem con Ginevra c’è la stretta collaborazione, come partner industriale, con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica di Vienna che ha lo scopo, sotto l’egida dell’Onu, di promuovere l’utilizzo pacifico dell’energia nucleare escludendolo per gli scopi militari. Un sodalizio anche per mettere a punto strumenti con ricadute immediate: dal controllo sugli eventuali utilizzi illeciti del nucleare, al monitoraggio ambientale delle radiazioni ionizzanti in aria. La Caen, con sedi commerciali in Usa e Germania e 25 milioni di fatturato, è presente in 80 paesi nel mondo fornendo strumentazione e assistenza ai centri di ricerca e ai siti con attività legate all’industria nucleare. Tutto questo è possibile oggi grazie ad una task force di 170 dipendenti, esclusa la produzione, la metà dei quali laureati in ingegneria, fisica e informatica, con un’età media di 35 anni. Una grande società, nata piccola dal sogno “americano” del suo fondatore: un giovane ricercatore dell’Istituto nazionale di fisica nucleare alle prese con esigenze di bilancio dettate da un altrettanto giovane famiglia.

La necessità di far quadrare i conti lo spinse, nel ’79, ad accettare un lavoro di ricerca da un privato per realizzare moduli elettronici. Il sì era stato accompagnato dall’impegno a portare all’interno dell’università quanto realizzato e scoperto privatamente.

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La realtà attuale dimostra che la scommessa, fatta dal fondatore Marcello Givoletti, sul binomio impresa-ricerca è stata vinta. «Noi che lavoriamo per la sicurezza siamo consapevoli del timore che suscita la parola centrali nucleari - dice il Ceo di Caen Marcello Givoletti - ma bisogna guardare agli impianti di IV generazione, nella consapevolezza che tra 20 anni non ci sarà nessuna fonte di energia alternativa in grado di soddisfare i nostri bisogni. Gli Usa e la Francia lo hanno capito, investendo su reattori innovativi e Smr (Small modular Reactors) e Ads (accelerated Driven Reactors) ossia reattori sottocritici intrinsecamente sicuri e anche bruciatori di scorie radioattive».

Rassicurante sul punto anche il fisico Massimo Morichi, un cervello in fuga, negli Usa prima e in Francia dopo, ora ai vertici della Caen come vice presidente. Nel curriculum di Morichi anche il coordinamento, come capo progetto, degli interventi di decontaminazione a Fukushima, quando era direttore della ricerca e innovazione del gruppo Areva il colosso nucleare francese. «Tutti abbiamo vissuto anche Chernobyl - dice Morichi - e stiamo lavorando su una rete di monitoraggio nazionale italiana per misurare la radioattività in transito. Vengono anche studiate soluzioni per controllare il rilascio in mare di oltre 1 milione di tonnellate d’acqua - utilizzata per raffreddare i reattori della centrale nucleare di Daichi in Giappone - contaminata dal Trizio».

Morichi invita a muoversi sulla linea indicata del presidente francese Emmanuel Macron che ha annunciato l’ intenzione di imboccare la strada del nucleare green . «La controprova che si tratta della decisione giusta - spiega Morichi - arriva dall’esempio della Germania che ha fermato il nucleare: ha speso tre volte tanto per creare potenza energetica equivalente alla Francia, con il triplo di CO2».

Intanto alla Caen si lavora per la sicurezza. Un fronte sul quale la società di Viareggio, coordinata da Jacopo Givoletti, e dalla seconda generazione dei fondatori, è in prima linea. «Oggi siamo impegnati sul progetto Micado, finanziato da Euratom, per standardizzare la misura e la digitalizzazione del rifiuto nucleare, ottimizzandone la gestione e riducendo l’esposizione alle radiazioni- spiega il presidente Jacopo Givoletti - un impegno che ci vede capofila in compagnia di partner italiani come l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Enea ed altri centri ed industrie straniere di riferimento nel settore nucleare». L’ingegnere Jacopo Givoletti - anche lui con esperienze internazionali alle spalle - ricorda l’importanza dello studio della fisica delle particelle anche per la ricaduta in altri settori come avvenuto per il medical imaging con la Pet, tecnica diagnostica di medicina nucleare.

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