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Caffè, il business delle capsule mette le ali ai conti di Coind

Il giro d’affari ha superato gli 80 milioni. L’azienda produce per conto terzi, è presente in 60 mercati esteri e fornisce in Italia la maggior parte delle insegne della grande distribuzione

di Manuela Soressi

Lo stabilimento di Castel Maggiore: la linea produttiva di capsule della Coind che l'anno scorso hanno superato il macinato per fatturato

2' di lettura

Il trend dell'”home barista” traina i conti di Coind, uno dei maggiori produttori di caffè all'italiana a marchio privato in Europa con 61 milioni di euro di fatturato 2021, per il 17% realizzati in 60 mercati esteri. Nata nel 1961 su iniziativa di Coop Consumatori, l'azienda ha via via ampliato il suo parco clienti e oggi serve molte delle principali insegne della Gdo internazionale, con una novantina di “ricette” realizzate partendo da caffè provenienti da una cinquantina di Paesi. «Siamo una realtà anomala, che ha puntato da subito sulla produzione conto terzi capendo che era necessario affrontarla con un focus e un know-how dedicati e con una taglia adeguata – spiega Luca Cioffi, presidente del gruppo cooperativo bolognese che, considerando anche la divisione toiletries, nel 2021 ha fatturato 82 milioni di euro - Un approccio che si è rivelato vincente quando i retailer hanno cambiato il loro approccio alle private label, trasformandole da prodotti tattici a veri e propri brand. A quel punto serviva un partner specializzato, flessibile e con volumi produttivi adeguati, come Coind appunto».

L'azienda è quindi cresciuta in modo robusto insieme al suo mercato di riferimento, seguendo i trend di consumo e modificando di conseguenza il mix dei prodotti. Ma ha sviluppato anche i brand propri Meseta, Attibassi e Caffè Carracci, che oggi valgono 15 milioni di euro, e, in una logica di presidio di canale, ha avviato una rete di coffee shop in franchising, che dai sei punti vendita attuali passerà ai 20 previsti a regime.

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Ma è soprattutto nell'ultimo decennio che Coind ha messo il turbo. Merito del boom del caffè in capsule, che l'anno scorso ha sorpassato il macinato, arrivando a rappresentare il 40% del fatturato. Se nel 2017 dallo stabilimento di Castel Maggiore erano uscite 62 milioni di capsule, nel 2021 sono arrivate a 250 milioni di pezzi, con un ampio range di varietà e prezzi. «Abbiamo puntato con decisione su questa tipologia di caffè e sulla sua tecnologia produttiva, che consideriamo un fattore competitivo determinante – aggiunge Cioffi - Nell'ultimo triennio abbiamo destinato 20 milioni di euro al miglioramento tecnologico, all'ammodernamento degli impianti e all'ampliamento della capacità produttiva. Metà dell'investimento è stato dedicato alle quattro linee automatizzate realizzate in partnership con il gruppo Ima».

Gli investimenti non sono ancora terminati. Pochi mesi fa Coind ha rilevato un'immobile da 14mila mq, dove ha trasferito uno dei due magazzini esterni, affidati a un operatore logistico. Un investimento importante, che rientra in un piano di ampliamento produttivo visto che ha consentito di liberare spazio in stabilimento per inserire nuove linee tecnologicamente avanzate. «Vogliamo continuare a seguire la crescita del mercato ed essere sempre più i leader delle private label in Europa, espandendoci in modo vigoroso grazie a clienti di dimensioni importanti e assecondando la nostra vocazione internazionale» sottolinea Cioffi. Stati Uniti, Europa non continentale e Russia sono i tre principali mercati storici, con quest'ultima che ha azzerato le vendite a causa del conflitto con l'Ucraina. Una perdita importante, bilanciata dalla crescita organica del business, che porterà Coind a chiudere il 2022 superando i 92 milioni di euro previsti. E raggiungendo un nuovo record: i 280 milioni di capsule prodotte.

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