La sfida

Caffè Mauro festeggia 70 anni e studia una catena di caffetterie

L'azienda punta su nuove miscele e su un grande progetto retail alla “Starbucks” che sarà lanciato in Italia e all'estero. L'ad Capua: «Società sana e competitiva esportiamo in 60 Paesi»

di Donata Marrazzo


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L'ad Fabrizio Capua

4' di lettura

«Un’azienda sana, rinnovata e competitiva, che esporta in più di 60 Paesi e che continua a crescere in Italia, aumentando le proprie quote di mercato grazie all’ingresso nelle principali catene della grande distribuzione».

Caffè Mauro è un enorme impianto vista mare, sullo Stretto, alle porte di Reggio Calabria: il suo ad Fabrizio Capua ne ha festeggiato i 70 anni di vita a Milano con un party a Garage Italia e un libro che racconta una dinastia di imprenditori calabresi. Sempre pronti a innovare e diversificare.

Insieme a nuove miscele - macinate, in grani, in capsule - a caffè speciali monorigine (da India, Brasile, Etiopia), a una linea biologica e al metodo della tostatura lenta, da sempre tratto distintivo della qualità di Caffè Mauro, in cantiere c’è ora un grande progetto retail: la nascita di una catena di caffetterie «alla Starbucks», prima in Italia, poi all’estero, partendo da Israele e dall'Europa dell'Est per arrivare negli Stati Uniti.

Dinastia calabrese. In un libro appena pubblicato l'azienda di torrefazione di Reggio Calabria si racconta nella storia di tre generazioni di imprenditori sempre pronti a innovare e diversificare la produzione industriale)

Rilevata 10 anni fa dalla Indipendent Investments, società di investimenti fondata nel 2008 dal manager calabrese, la torrefazione reggina è sempre stata un vanto della realtà industriale italiana. «Il nostro obiettivo è stato subito quello di supportarla - spiega Capua - in una fase riorganizzativa necessaria per acquisire un più adeguato posizionamento competitivo e una più corretta valorizzazione sul mercato nazionale e internazionale del suo patrimonio di esperienze e di qualità e delle sue potenzialità».

Quarantamila metri quadrati, 14 silos, 3 tostatrici, 32 recipienti per lo stoccaggio del caffè tostato, 3 linee di confezionamento, 2 laboratori (ricerca e sviluppo e analisi qualitative), 45 dipendenti, 30 milioni di chili di caffè lavorato, compreso il biologico. Caffè Mauro fattura oggi 20 milioni di euro.

Un grande risultato raggiunto superando ostacoli finanziari ma soprattutto rivoluzionando i processi aziendali, con il contributo di manager di diversa estrazione. Ma sul quale ha senz’altro influito anche la storia personale di Fabrizio Capua, 100 anni di impresa familiare che hanno lasciato il segno in quel lembo estremo della Calabria. I Capua alla fine dell'800 si dedicano alla lavorazione degli agrumi (olio essenziale di bergamotto per l'industria profumiera), all’estrazione del succo d’arancia (per Fanta e Aranca), alla produzione e all’imbottigliamento di bevande per Coca-Cola Company. Un percorso imprenditoriale virtuoso che ha fatto della famiglia un punto di riferimento nella zona.

Tanto che nel 1949 Demetrio Mauro si rivolge al commendator Antonio Liconti, cognato dei fratelli Giovanni e Domenico Capua, titolare di importanti rappresentanze commerciali (Moët & Chandon, Simmenthal, Carpigiani): vuole sapere dove trovare una macchina, «piccola, usata, economica», per avviare una torrefazione. Grazie alle conoscenze di Liconti, quella macchina, dopo poche settimane, dal Nord arriva a Reggio e viene installata in un magazzino vicino al porto. Era una vecchia apparecchiatura in grado di tostare 15 kg di caffè alla volta. Con un metodo mai utilizzato prima: la tostatura lenta. «Ancora non lo sapevamo, ma dopo quell’incontro la nostra famiglia avrebbe iniziato a scrivere una storia nuova», racconta Capua.

Demetrio Mauro era un innovatore: in tempi in cui non era così scontato, pensò al marchio, alle confezioni (allora il caffè veniva ancora venduto sfuso), alla pubblicità. Negli anni del boom economico lanciò in televisione il primo spot con i messicani Chico e Manolo. L’impresa si consolida, raggiunge grandi traguardi commerciali, apre nuovi stabilimenti: Caffè Mauro è il secondo produttore italiano di caffè.

Nel frattempo, a Reggio Calabria, le strade dei due fratelli Capua si dividono: Domenico continua a occuparsi della lavorazione degli agrumi. Giovanni invece (di cui in questi giorni ricorrono i venti anni dalla morte) , insieme al cognato Liconti ha acquisito la Socib, concessionaria del marchio Coca-Cola in Calabria, e avanza sul mercato dei soft drink: negli anni ‘80 in Italia è tra i pionieri del Pet. Introduce nei suoi stabilimenti sistemi informatici e operativi all'avanguardia. La Company americana lo premia e lo indica come un modello da imitare.

Suo figlio Fabrizio è ancora giovane, ma è pronto ad affiancarlo. Così dopo la laurea in Economia e Commercio, un master in Economia d’impresa alla Bocconi e diverse esperienze negli Stati Uniti, entra nella Coca-Cola Export Corporation. E con la nascita della Società Capua Group Imbottigliamento Bevande, ingloba le concessioni anche della Sardegna, della Campania, della Basilicata e della Puglia. I numeri sono grandi: 300 milioni di euro di fatturato, 600 dipendenti e 350 mislioni di litri di bevande prodotte e commercializzate ogni anno. Sette anni più tardi, la SpA viene ceduta al gruppo multinazionale Coca-Cola Hellenic Bottling Company. Fabrizio Capua è il presidente della filiale italiana.

Quando nel 2008 fonda la Independent Investments, con l’intento di accrescere la competitività delle piccole e medie imprese a elevate potenzialità di crescita, si ritrova a tu per tu con il figlio di Demetrio Mauro, come in un déjà-vu: «Ci conoscevamo - ricorda Capua - è un mio coetaneo. Mi chiese aiuto perché l'azienda perdeva posizioni sul mercato. Non tentennai nemmeno un momento, ricordandomi dell’incontro fra suo padre Demetrio e mio zio Antonio Liconti. Ne capii il senso, sessant'anni dopo».

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