STRATEGIE

Caffè, Musetti acquisisce Bonomi. Operazione da 15 milioni di euro

L'obiettivo del presidente della torrefazione di Piacenza Guido Musetti è creare un polo forte del caffè, grazie a un investimento previsto di 50 milioni di euro

di Silvia Marzialetti

(Hoda Bogdan - stock.adobe.com)

2' di lettura

Un fatturato di oltre 41 milioni - con un con un ebitda consolidato di 6,7 milioni - e un portafoglio clienti legato a 4mila esercizi tra bar, ristoranti e alberghi. Sono le proiezioni al 2021 della fusione tra due brand icona della torrefazione: Caffè Musetti e Caffè Bonomi. Quindici milioni di euro il valore dell'acquisizione con cui la storica torrefazione di Piacenza specializzata nella tostatura, miscelazione e commercializzazione del prodotto in chicchi, ha acquisito Caffè Bonomi , presente dal 1886 sulla prestigiosa piazza milanese (Cucchi, Panini Durini, Pasticceria San Gregorio, solo per fare alcuni nomi) e sul canale horeca nazionale e internazionale.

Polo del caffè con un investimento di 50 milioni di euro

L'obiettivo dell'operazione - come riferito dal presidente Guido Musetti - è creare un polo forte del caffè, come avviene nel mercato delle acque minerali e delle birre. “Negli ultimi cinque anni - ha spiegato - abbiamo investito dieci milioni per potenziare la nostra struttura e crediamo fortemente che Musetti abbia le capacità industriali per porsi quale polo aggregatore di un processo evolutivo - anche in chiave sostenibile - in un settore caratterizzato da una estrema parcellizzazione”. Oltre ai grandi nomi del mercato, esistono infatti centinaia di realtà con piccoli fatturati che potrebbero decidere di aderire a questa operazione per la quale sono stati previsti 50 milioni di euro nei prossimi cinque anni. Si punterà su brand forte identità territoriale in Italia “ma riconosciuti anche oltre confine come simbolo del made in Italy”.

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Le pesanti perdite da lockdown

Come altri settori dell'horeca, il comparto del caffè torrefatto ha risentito in maniera drammatica del lockdown, con 140milioni di euro persi solo nella prima tornata di chiusure, prima dell'estate. A rallentare la filiera ha contribuito anche lo scarso approvvigionamento di materia prima. Paralisi della logistica, difficoltà di reperimento della manodopera e, in alcuni casi, chiusura dei porti nei Paesi di produzione, hanno fortemente impattato sui volumi, fermi a 4,66 milioni di sacchi (-9,24%) nel primo semestre 2020 (dati Istat). Al palo anche l'export del prodotto finito, che con 2,63 milioni di sacchi esportati nei primi sei mesi, ha registrato una contrazione del 2,69%. I cali più evidenti nel commercio con Germania (-11,27), Austria (- 21,5%) e Usa (- 15,11%), che insieme con Francia e Regno Unito rappresentano i principali sbocchi del prodotto torrefatto in Italia.L'effetto del lockdown si è fatto sentire naturalmente anche su Caffè Musetti che, chiuso il primo trimestre con un incremento di fatturato del 23% rispetto allo stesso periodo del 2019, ha segnato nel secondo trimestre un calo del 20% rispetto allo steso periodo dell'anno precedente. “Tuttavia - fa sapere l'azienda - nel terzo trimestre la ripresa è stata più veloce di quanto atteso e i consumi sono ripresi al 92% del medesimo quarter dello scorso anno”.


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