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La fiducia delle imprese tedesche cala ai minimi da quattro anni

di Roberta Miraglia


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Angela Merkel in visita al gruppo biotech Centogene a Rostock - Photo by Bernd WUESTNECK / dpa / AFP

2' di lettura

Le imprese tedesche vedono addensarsi nubi all’orizzonte a causa delle tensioni internazionali sul commercio. L’indice Ifo, che misura la fiducia dei manager, si è indebolito ulteriormente scendendo dai 99,2 punti di aprile ai 97,9 di maggio, il livello più basso in oltre quattro anni, da novembre 2014. Un lieve miglioramento si è invece registrato nel Pmi, l’indice dei direttori degli acquisti, passato da 52,2 di aprile a 52,4 nonostante l’andamento negativo dei servizi. Inoltre, sottolinea l’istituto IHS Markit che elabora il Pmi, in Germania sono calati i nuovi ordini per la quarta volta in cinque mesi e la crescita degli occupati ha segnato il passo più lento da tre anni a questa parte.

Sebbene con qualche spiraglio di speranza (il Pmi sopra quota 50 segnala pur sempre espansione) si tratta dell’ennesima conferma che nella prima economia dell’Eurozona è in atto un rallentamento preoccupante, in grado di avere un effetto domino pesante, data la stretta interconnessione tra attività produttive tedesche e quelle di altri Paesi, a cominciare dall’Italia.

Cominciano a sentirsi i contraccolpi della crisi dell’industria dell’auto, in seguito a inchieste, scandali e anche alle decisioni delle autorità tedesche che impediscono alle vetture a gasolio l’ingresso nei centri delle grandi città. I fattori che più hanno pesato sulla fiducia delle imprese sono tuttavia quelli esterni legati alla guerra di dazi e tariffe tra Cina e Stati Uniti che con il caso Huawei sta coinvolgendo anche i colossi dell’hi-tech.

Tiene, per il momento la domanda interna con la spesa in consumi ai massimi nel primo trimestre come non succedeva da otto anni. Grazie ad essa il prodotto interno lordo della Germania è cresciuto dello 0,4% nei primi tre mesi dell’anno. Incoraggianti, dato il quadro generale di deterioramento, gli investimenti e il settore delle costruzion che hanno registrato un segno più nelal prima parte dell’anno.

Secondo la Bundesbank l’aumento dei consumi interni potrebbe essere destinato a non durare perché in larga parte attribuito all’alleggerimento fiscale di inizio 2019. La performance del primo trimestre, secondo la banca centrale, non va sopravvalutata perché l’economia mostra un tendenza alla frenata e rimane debole.

Leggermente più ottimista il capo economista dell’istituto Ifo, Clemens Fuest, secondo il quale i consumi forti dovrebbero stabilizzare l’economia ma senza portare a una ripresa forte.

Se per il momento Germania ed Europa in generale sono riuscite a evitare un contraccolpo diretto dal protezionismo americano, permane il pericolo che la Ue e la sua industria più importante - quella dell’auto tedesca - vengano coinvolte direttamente da misure tariffarie più volte minacciate dall’amministrazione americana di Donald Trump.


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