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Calabria, polemiche sul nuovo commissario Zuccatelli che riteneva le mascherine inutili (ma che oggi ha cambiato idea)

Il governo interviene dopo l’indignazione per il caso Cotticelli. Al suo posto Zuccatelli, commissario straordinario dell’Azienda ospedaliera Pugliese Ciaccio di Catanzaro e del Policlinico universitario Mater Domini che sosteneva l’inutilità delle mascherine

di Donata Marrazzo

Quando il nuovo commissario Zuccatelli disse: ««Le mascherine non servono a un ca…»

Il governo interviene dopo l’indignazione per il caso Cotticelli. Al suo posto Zuccatelli, commissario straordinario dell’Azienda ospedaliera Pugliese Ciaccio di Catanzaro e del Policlinico universitario Mater Domini che sosteneva l’inutilità delle mascherine


5' di lettura

Da una gaffe all’altra: il Consiglio dei ministri silura Saverio Cotticelli e designa Giuseppe Zuccatelli come commissario della Sanità calabrese. Lo fa dopo la clamorosa gaffe dell’ex generale dei Carabinieri che, nel corso di un’intervista televisiva, ha dichiarato di non sapere che fosse sua la responsabilità di redigere il piano Covid per la regione. Il suo successore, Giuseppe Zuccatelli, non è da meno: in un video diventato virale in poche ore il professore mesi fa sosteneva che «le mascherine non servono a un ca...o».

Secondo Zuccatelli «quello che serve è la distanza, perché per beccarti il virus, se io fossi positivo dovresti baciarmi per 15 minuti con la lingua in bocca altrimenti non te lo becchi».

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Le sue dichiarazioni hanno scatenato nuove polemiche sulla scelta del governo di nominare al posto di Cotticelli (silurato da Conte) il commissario straordinario dell’Azienda ospedaliera Pugliese Ciaccio di Catanzaro e del Policlinico universitario Mater Domini.

Zuccatelli però si difende: «Le mie affermazioni errate, estrapolate impropriamente da una conversazione privata, risalgono al primo periodo della diffusione del contagio», spiega in una nota, chiarendo invece la sua attuale posizione: «Le mascherine sono parte della fondamentale strategia di contrasto al Covid 19. Quindi, invito tutti ad utilizzarle, così come a rispettare il distanziamento fisico». Zuccatelli ricorda che «nella prima fase dell’epidemia la comunità scientifica internazionale riteneva che l’uso delle mascherine fosse da riservare ai soli contagiati e ai sanitari. L’esperienza di questi mesi, tuttavia, ci ha insegnato che si tratta di un virus per molti versi ancora sconosciuto per evoluzione e modalità di diffusione. Le conoscenze si sono consolidate nel corso dei mesi, in accordo con gli studi scientifici condotti».

Zuccatelli è - tra l’altro - positivo al virus e attualmente in quarantena con la famiglia a Cesena, sua città d’origine. In passato è stato anche presidente dell’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali.

Zuccatelli è in Calabria dal dicembre dello scorso anno e ieri, dopo la nomina, aveva detto: «Affronto questo nuovo incarico con molta umiltà e responsabiltà. Metto a disposizione la mia esperienza acquisita in tanti anni di attività. La Calabria è una regione che vista da vicino ha delle grandi potenzialità. Bisogna ricostruire un territorio che presenta voragini ma ha anche grandi professionalità che è necessario riorientare. Partirò dall’emergenza Covid senza però trascurare tutto il resto: prevenzione, oncologia, psichiatria, dipendenze, diversità e fragilità».

La sua nomina è arrivata dopo la decisione del premier Conte di rimuovere Cotticelli, che in tv, davanti alle telecamere della trasmissione «Titolo V», aveva ammesso di non sapere che tra le sue competenze era ricompreso anche il piano anti Covid per la Calabria.

La Calabria continua a vivere gli effetti disastrosi di un commissariamento iniziato nel 2010 che ancora dura: è stato prorogato proprio pochi giorni fa da un nuovo dl (siamo al Conte 2) e si perpetuerà almeno fino al 2023. Dunque un avallo a 360 gradi: dal governo gialloverde a quello giallorosso.

A rendere ancora più surreale la situazione è il fatto che poi il piano Covid-19 per il potenziamento della rete ospedaliera di emergenza era stato pure presentato (senza che «la Giunta regionale ne sia mai stata resa partecipe», come afferma Nino Spirlì, presidente facente funzioni della Regione Calabria): adottato dalla struttura commissariale della regione il 18 giugno scorso, integrato il 3 luglio, approvato dal ministero della Salute il 16 luglio e successivamente inviato al Commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri, così come fatto nelle stesse settimane da tutte le altre Regioni.

Il sistema commissariale faceva acqua sin dall’inizio. L’ex ministra della Salute Giulia Grillo, nel maggio 2019, in occasione dell’approvazione del «Decreto Calabria» che avrebbe dovuto riordinare la sanità regionale, parlava di «speranza concreta di cambiamento». «In Calabria c’è una situazione unica in Italia che merita un intervento straordinario, non solo per il disavanzo di gestione e per la qualità dell’assistenza ma anche per l’infiltrazione della criminalità organizzata», denunciava la ministra. E con il provvedimento conferiva al commissario per l’attuazione del Piano di rientro - Saverio Cotticelli, per l’appunto - nuovi poteri di controllo sui dirigenti del Servizio sanitario regionale. Sottraendo del tutto, insomma, la gestione della Sanità alla Regione.

Il disavanzo ammontava a 168,898 milioni di euro e il punteggio dei Lea era fermo a 136, ben distante dalla soglia di 160. Tutto sarebbe rimasto più o meno com’era, con il peso di una mobilità passiva da 360 milioni di euro, scostamenti per le prestazioni ospedaliere in altre regioni, 2 Asp - quella di Reggio Calabria e di Catanzaro - sciolte per infiltrazioni mafiose e affidate a commissioni straordinarie, reparti e ospedali chiusi. Ma a peggiorare la situazione è arrivato il Covid.

E invece di fare i conti con un fallimento lungo 10 anni, il Cdm, con il recente provvedimento, ha ratificato ancora una volta il commissariamento, stabilendo, sulla carta, procedure più rapide per scegliere i Commissari, definire compiti e funzioni tra regione e commissario per superare conflitti di competenza che hanno paralizzano le attività, affidare al commissario straordinario per l’emergenza gli interventi di edilizia sanitari bloccati da anni in Calabria per circa 800 milioni, prevedere la nomina di un esperto con competenze sanitarie che coadiuvi la commissioni prefettizi nelle aziende sciolte per infiltrazioni, fissare un fondo di solidarietà di 60 milioni (per 3 anni) per ridurre il debito della sanità calabrese.

Ma sul territorio infuria la protesta: tornano le memorabili denunce dell’ex presidente della Regione, Mario Oliverio, «contro tutti i Governi nazionali, anche contro quelli del mio stesso partito e schieramento, che dal 2010 hanno mantenuto la Sanità calabrese in condizioni da Terzo Mondo». E contro «l’ultimo colpo mortale al già provato sistema sanitario calabrese», ovvero il decreto Calabria. Il presidente facente funzioni Nino Spirlì ha invece dichiarato: «Lo sanno tutti che la grande pena dei calabresi non è solo il rischio tremendo di ammalarsi, ma soprattutto quello, drammatico, di non potersi curare». E rispetto all’emergenza sanitaria aggiunge: «La Regione ha fatto fino in fondo la sua parte, impegnando 45 milioni di euro. Gli ulteriori 54 milioni previsti dal Decreto Rilancio saranno gestiti direttamente dalle aziende sanitarie e ospedaliere individuate come soggetti attuatori dei singoli interventi».

Intanto, la Calabria, decretata zona rossa, è in lockdown: non tanto per il numero dei contagi ma per la fragilità del sistema sanitario. Sono 136 i ventilatori forniti ai presidi ospedalieri dal commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, 152 i posti letto nelle terapie intensive (prima della pandemia erano 106 su 146 previsti), alcuni dei quali di recente occupati da pazienti destinati a reparti, saturi, di degenza ordinaria. L’aumento dei ricoveri in terapia intensiva riscontrato nei giorni passati, dunque, sarebbe stato solo causato da temporanea carenza di posti letto: il tasso di occupazione nelle terapie intensive sarebbe in realtà di circa il 6%, ben lontano dalla soglia di allerta, fissata al 30. Ma intanto i contagi in Calabria fanno balzi in avanti ogni giorno.


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