ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùConvegno di Unindustria Cosenza

Calabria e Pnrr, la ripartenza passa anche dalla transizione della PA

Adeguare il sistema politico e amministrativo della Regione prevedendo prima di ogni altra la transizione nella Pubblica Amministrazione

di Donata Marrazzo

3' di lettura

Ok il Pnrr, la ripartizione delle risorse, la transizione ecologica e quella digitale. Ma la precondizione per il rilancio della Calabria è adeguare il sistema politico-amministrativo, prevedendo, prima di ogni altra, una transizione della pubblica amministrazione. È questo il messaggio più forte che è passato nel corso del dibattito organizzato da Unindustria Cosenza sulle sfide, le insidie e le opportunità legate al Piano nazionale di resilienza e resistenza, cui hanno partecipato l’economista Domenico Cersosimo, docente dell’Unical, sindaci, tecnici comunali, rappresentanti di associazioni e di istituti bancari. A moderare gli interventi Sarino Branda, direttore della delegazione cosentina di Confindustria.

L’alibi della mancanza di risorse

«La sbandata presa con la pandemia e la crisi che l’ha preceduta non hanno consentito al sistema economico e a quello sociale di riorganizzarsi. Ma ora dobbiamo affrontare il più grande investimento della storia della Repubblica Italiana – ha dichiarato il presidente dell’Unione degli industriali di Cosenza Fortunato Amarelli – costruendo nuove forme di coesione sociale, attribuendo nuova fiducia alle istituzioni, abbandonando interessi corporativistici e riscoprendo, anche come imprenditori, un nuovo senso di responsabilità. Non abbiamo più l’alibi della mancanza di risorse. Servono idee, competenze e la visione dei giovani».Servono anche riflettori puntati sui territori: «Sarebbe utile istituire una cabina di regia regionale per mettere a fuoco le necessità dei territori e, nella stessa misura, per armonizzare quanto previsto nel Pnrr con il Por in corso di definizione, per evitare inutili duplicazioni», ha affermato il presidente regionale di Anci Marcello Manna, sindaco di Rende.

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Il divario infrastrutturale

Il presidente di Ance Gianni Perciaccante ha posto subito l’accento sulle infrastrutture con un lungo elenco di interventi: «Il Pnrr dovrà coniugare crescita e coesione territoriale riducendo i divari fra le regioni d’Italia, a cominciare da quello infrastrutturale, con il prolungamento dell’Alta Velocità ferroviaria sulla Salerno – Reggio Calabria, con il potenziamento e la modernizzazione del porto di Gioia Tauro, l’ultimazione del sistema autostradale, il completamento della 106 Jonica, l’implementazione delle principali trasversali, l’infrastrutturazione delle Zone Economiche Speciali, la realizzazione di un robusto piano di edilizia scolastica, la digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni e del sistema produttivo, la costruzione di ospedali, la messa in sicurezza del territorio, il potenziamento delle infrastrutture idriche, la tutela del patrimonio storico e artistico».

Investimenti, innovazione e sviluppo

Oltre che delle opportunità si è discusso anche dei rischi: «Il Pnrr è una grande sfida. Per invertire la rotta dobbiamo puntare su investimenti, innovazione e sviluppo, in una logica di coesione socioeconomica e territoriale – ha spiegato il vicepresidente di Confindustria Natale Mazzuca, con delega al Mezzogiorno e all’Economia del mare - Oltre al Pnrr, con il Piano di investimenti complementari, la programmazione dei Fondi strutturali europei e il Fondo sviluppo e coesione potremo disporre di risorse finanziarie senza precedenti. Non mancano tuttavia rischi rilevanti legati soprattutto al mancato rispetto dei tempi e all’inadeguatezza del nostro sistema politico-amministrativo. Ma l’ingente quantità di fondi e gli strumenti di riforma possono imprimere una svolta decisiva all’efficienza della pubblica amministrazione, dotandola di mezzi tecnologici e risorse umane qualificate, capaci di dare opportunità reali ai giovani del Sud».

Il ruolo dell’Economia del mare

La transizione green e quella digitale rappresentano il cuore del cambiamento, «ma vanno collocate in un quadro di coesione sociale, economica e territoriale - conclude Mazzuca - L’Economia del Mare, ad esempio, può davvero rappresentare il comparto che potrà dare risposte alle aspettative delle imprese e della collettività. È un cluster che al Sud svolge già adesso un ruolo economico-produttivo rilevante, ma che presenta potenzialità di crescita straordinarie e tutte ancora da sfruttare, in un contesto in cui il Mezzogiorno può essere il centro e il motore di un nuovo sviluppo».

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