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Calabria, a rischio i fondi della Ue: bloccati 69 milioni per irregolarità

La Direzione generale della Commissione europea ferma la tranche del Fondo sociale «in seguito a operazioni di controllo»

di Giuseppe Chiellino

Cittadella Regione Calabria

4' di lettura

Il neogovernatore della Calabria, Roberto Occhiuto, che a quasi quattro settimane dal voto non si è ancora potuto insediare, avrà una brutta gatta da pelare. Il 31 agosto scorso, infatti, la Dg Occupazione della Commissione europea ha bloccato i pagamenti del Fondo sociale europeo (Fse) – come ha spiegato una portavoce – «in seguito ai risultati di un audit della Commissione sul sistema di gestione e controllo del programma» della Calabria.

La procedura riguarda due richieste di pagamento presentate dalle autorità regionali l’8 giugno e il 28 luglio per il programma operativo 2014-2020 (Por) di cui fa parte anche il Fondo di sviluppo regionale (Fesr) che non ha subito conseguenze.

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Le due richieste di pagamento finite sotto i riflettori di Bruxelles e che hanno determinato il blocco precauzionale di tutti i pagamenti del Fondo sociale per la Calabria – spiega nel dettaglio la portavoce della Commissione Ue - si riferiscono a spese complessive per 68,5 milioni di euro (una per 1,5 milioni e l’altra per 67). L’importo è pari al 3% dell’ammontare complessivo del programma calabrese (2,3 miliardi) e al 17% della dote regionale del Fse.

Incongruenze nella rendicontazione

Secondo fonti europee vicine alla vicenda, all’origine dell’interruzione dei pagamenti ci sono «grosse incongruenze» nella rendicontazione. Se le incongruenze non vengono chiarite, il rischio per la regione è di perdere i finanziamenti comunitari. Il blocco “ferma il calendario” e congela i termini di pagamento. In base ai regolamenti europei, infatti, la commissione ha 60 giorni di tempo per rimborsare alle regioni gli importi relativi ai progetti finanziati e di cui sono stati inviati i giustificativi di spesa. Anche per questo motivo è apparsa molto strana la precisazione pubblicata sul sito della regione qualche giorno dopo l’anticipazione da parte di una importante testata regionale (LaCnews24) della notizia della sospensione e le successive polemiche sollevate dall’opposizione.

Le spiegazioni della regione

Secondo la regione, infatti, la richiesta di chiarimenti da parte di Bruxelles riguarderebbe «alcuni pagamenti rendicontati sul Fondo sociale negli anni 2017 e 2018», relativi «ad una spesa sostenuta nel 2016 dai Centri per l’impiego di 30.657 euro» a fronte di una spesa rendicontata a fine 2018 di oltre 200 milioni.

Ma non tornano né gli importi né le date. Perché la Commissione avrebbe dovuto pronunciarsi a luglio 2021 su una spesa di cui la regione avrebbe chiesto il rimborso a fine 2018? Un maldestro tentativo di scaricare sulle gestioni passate problemi di oggi? Dall’autorità di gestione regionale, interpellata via mail, non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Mentre ha risposto la portavoce della Commissione: «Non spetta a noi commentare, confermare o smentire comunicati stampa emessi da altre istituzioni. Possiamo solo dare la nostra posizione». Che è la seguente: «Sulla base delle irregolarità individuate durante le procedure di audit, la Commissione ha concluso che esisteva il rischio che fossero presenti spese irregolari nelle spese dichiarate alla Commissione l’8 giugno e il 28 luglio 2021 e ha deciso di interrompere le relative richieste di pagamento».

Based on the irregularities identified during the Commission audit procedures, the Commission concluded that there is a risk that irregular expenditure was present in the expenditure declared to the Commission on 8.06.2021 and 28.07.2021 and decided to interrupt the relevant payment claims.

Nulla a che vedere, dunque, con vecchie annualità. In ogni caso, «il 16 settembre le autorità italiane – spiega sempre Bruxelles - hanno risposto alla lettera di interruzione e indicato le misure correttive attuate per affrontare le problematiche individuate dai revisori della Commissione» che ora sta «valutando l’adeguatezza delle misure correttive messe in atto dalle autorità italiane. Qualora la valutazione risulti soddisfacente e le azioni di mitigazione poste in essere risultino efficaci, l’interruzione del rimborso delle richieste di pagamento sarà revocata». La vicenda, quindi, potrebbe chiudersi positivamente per la regione nel giro di alcune settimane.

Interrotti anche i pagamenti del Programma Fesr Campania

Ma quello calabrese non è l’unico programma i cui pagamenti sono bloccati. C’è anche quello del Fondo di sviluppo regionale della Campania, i cui pagamenti sono fermi dal 4 agosto, sempre in seguito ai risultati di un audit sul sistema di gestione e controllo del programma, a conferma di quanto sia stretto il sistema di verifica della spesa dei fondi europei.

In questo caso, le carenze individuate dai revisori della Commissione riguardano principalmente l’uso scorretto del finanziamento retroattivo e l’uso di una piattaforma elettronica irregolare per aggiudicare appalti pubblici. Fonti europee interpellate si sono dette ottimiste su una soluzione rapida per il programma campano.

Le precisazioni di Spirlì e dell’autorità di gestione calabrese

Dopo la pubblicazione dell’articolo, la regione ha replicato con una nota del dipartimento alla Programmazione, per «puntualizzare come l’articolo sia foriero di dubbi che non possono sussistere dopo le precisazioni, già rese dalla regione, sulla questione relativa alla temporanea interruzione del pagamento dei crediti maturati sui fondi comunitari».
«Il presidente, Nino Spirlì, e l’autorità di gestione, Maurizio Nicolai, riaffermano che le questioni sono esattamente quelle riportate nella precedente nota dell'amministrazione e cioè che si tratta di una irregolarità sui controlli di una spesa di 30.657 euro sostenuta nel 2016 e rendicontata negli anni 2017 e 2018».
«L’audit della commissione è stato svolto dopo 24 mesi, come da regolamento, cioè nel dicembre 2020 - scrive il dipartimento regionale della Programmazione per rispondere alle domande sollevate nell’articolo - e le risultanze sono state notificate nell’anno successivo, cioè il 2021. Come noto, i dubbi sul sistema dei controlli fermano l’erogazione dei crediti maturati dall’amministrazione che sono, nella fattispecie, quelli delle domande di rimborso di giugno e luglio, ma l’irregolarità è e rimane quella oggetto di controllo, cioè 30.657 euro. Tanto per significare che è erronea la notizia che sono a rischio 69 milioni di euro, essendo questi solamente i crediti relativi al FSE non liquidati dalla Commissione ma assolutamente non a rischio».

Senza voler battibeccare con l’istituzione regionale, facciamo notare che, come si evince dalle parole della commissione, i 69 milioni sono bloccati e lo resteranno fino a quando le autorità regionali non avranno dimostrato che i rischi di irregolarità temuti da Bruxelles sono stati rimossi.

«Si conferma - conclude la nota - che le criticità formalizzate il 31 agosto 2021 dall’audit comunitario sono state interamente superate e risolte per come evidenziato nella risposta dell'amministrazione regionale tempestivamente resa il 16 settembre. Tanto per chiarire come, rispetto a questa vicenda, alcuna imperizia possa essere imputata a questa amministrazione che, viceversa, per senso di responsabilità e correttezza istituzionale, non ha mai voluto indugiare su facili accuse o strumentalizzazioni politiche dei fatti per trarne vantaggi o tornaconti di alcun genere».

Ci fa piacere che sia tutto risolto. Per darne notizia attendiamo la conferma dell’autorità a cui spetta la decisione, la commissione europea. Decisione che, dunque, non dovrebbe tardare più di qualche settimana.

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