la relazione della corte dei conti

Calano i reati tributari (-28%): la condanna arriva nel 9% dei casi

di Marco Mobili e Giovanni Parente


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(Fotolia)

3' di lettura

Nell’anno dei 10 condoni della pace fiscale l’altra buona notizia per gli evasori arriva dalle Procure: i reati tributari per violazioni in materia di imposte dirette e Iva contestate dalla Guardia di Finanza, dalle Entrate e dalle Dogane nel 2018 crollano del 28 per cento. Non solo. Se si guarda ai procedimenti iscritti nei Tribunali, solo il 9% finisce con una condanna sul totale dei definiti nel 2017 (ultimo dato disponibile del ministero della Giustizia). In particolare, il 4% si chiude con una condanna davanti al Gip o al Gup, mentre nei definiti in dibattimento, dunque senza patteggiamento o riti abbreviati, la quota sale al 22 per cento.

Con una doppia chiave di lettura: o le contestazioni iniziali non reggono l’urto durante il procedimento o si tratta di reati su cui le Procure prima e i Tribunali poi devono mettere in campo un extra lavoro, che richiede competenze multidisciplinari, per arrivare alla definizione. Non a caso, a Milano è stata creata una forte sinergia tra Procura, GdF ed Entrate che sta portando anche risultati in termini di gettito: l’ultimo dei quali è il caso Kering (a cui fa capo Gucci) chiuso con un’adesione da 1,25 miliardi.

A fotografare lo scarso peso dello strumento penale nel contrasto all’evasione è stata la Corte dei conti. Uno strumento che, come si legge nella relazione sul rendiconto generale dello Stato presentata a fine giugno dal presidente dei giudici contabili, Angelo Buscema, avrebbe bisogno di alcuni approfondimenti «per valutare gli effetti concretamente prodotti sia in termini di diretto recupero delle somme evase, sia per ciò che attiene alla deterrenza esercitata».

Dai dati forniti alla Corte dall’amministrazione finanziaria, nel 2018 sui reati tributari si è tornati indietro, quasi agli stessi livelli del 2016, ossia a quando entrò in vigore la riforma del penale tributario del Governo Renzi. Riforma che prevedeva l’innalzamento delle soglie di punibilità dei reati e la depenalizzazione dell’abuso del diritto, secondo cui le operazioni abusive non danno luogo a fatti punibili con le leggi penali-tributarie. Ma a pesare probabilmente è stata anche la rivisitazione e poi l’abolizione (applicabile a partire dall’anno d’imposta 2016) della disciplina del raddoppio dei termini di accertamento, che consentiva ai verificatori di avere tempi supplementari con una denuncia di un reato tributario.

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Tornando ai numeri, sui reati lo scorso anno si è azzerato il recupero fatto nel 2017 quando le violazioni accertate avevano sfiorato quota 19mila. Con un dato evidenziato dalla Corte dei conti analizzando in particolare l’attività delle Fiamme Gialle che in proporzione è di circa 10 volte maggiore rispetto a quella delle Dogane e di almeno 5 volte superiore all’attività penale delle Entrate. Al consistente aumento dei contribuenti denunciati (13.957) dalla Gdf e di quelli posti in stato di arresto (400), si contrappone una forte riduzione delle violazioni accertate, ossia meno 35,6 per cento. La diminuzione delle violazioni interessa tutte le tipologie di reato. Fa eccezione solo l’occultamento e distruzione di documenti contabili.

Il crollo maggiore si registra per le emissioni di fatture per operazioni inesistenti (-64%) seguite dalle indebite compensazioni (-47,4%). Anche se calano i reati resta sempre alto il numero dei reati per omessi versamenti: 425 per l’Iva (-37,2% rispetto al 2017) e 231 per ritenute certificate (-36,2%). E questo, evidenziano gli stessi giudici, anche «dopo l’innalzamento delle soglie di punibilità».Per la Corte, inoltre, resta sempre troppo alto (343 i reati accertati) il dato sulla sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Fatto che trova una sua giustificazione, scrivono i giudici, nell’attenzione che gli 007 della GdF dedicano a questo tipo di reato.

A frenare la riduzione complessiva, sono le violazioni accertate dalle Entrate e dalle Dogane. Nel primo caso i soggetti denunciati crescono del 9,3%, mentre le violazioni aumentano del 4,7% rispetto al 2017. Più consistente, invece, l’incremento delle Dogane (+48,2%). Se da una parte calano del 30% le violazioni sulle accise, crescono invece più del doppio le frodi doganali passate dalle 367 contestazioni del 2017 alle 810 dello scorso anno.

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