tessile

Calano i ricavi, non gli investimenti «green»

di Giulia Crivelli

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1' di lettura

covid-19 ha colpito duramente anche la tessitura made in Italy. In apertura della 32esima edizione di MilanoUnica, che ha preso il via il 2 febbraio sulla piattaforma Connect, il Centro studi di Confindustria Moda ha spiegato che il comparto ha chiuso il 2020 con una contrazione del fatturato senza precedenti, stimata a -27,4%, arrivando così a 5,5 miliardi e perdendo oltre due miliardi in dodici mesi. L’export ha ceduto il 26,7%, l’import il 25,7%: l’attivo della bilancia commerciale di comparto si ferma a 1,6 miliardi, concorrendo per circa un quarto all’attivo dell’intera filiera tessile-abbigliamento.

La Germania si conferma come primo mercato di sbocco dei tessuti italiani, seguita da Cina e Hong Kong e Francia. La pandemia non ha però fermato gli investimenti e gli accordi tra aziende: Albini Group e Beste hanno siglato una partnership strategica; Trabaldo Togna, Reda, Vitale Barberis Canonico (si veda anche l’articolo a pagina 10) hanno presentato proprio su e-MilanoUnica Connect i frutti della ricerca e sviluppo dell’ultimo semestre. Eurojersey ha ottenuto un aggiornamento della sua Pef (Product environmental footprint) per i tessuti Sensitive Fabrics tinti e stampati, un attestato da un ente esterno che certifica, ad esempio, per Sensitive Fabrics tinti, una netta riduzione degli impatti sulla carbon footprint e sull’energy footprint e della water footprint, grazie a un uso sempre più efficiente delle risorse idriche.

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