effetto pandemia

Calate del 36% le vendite delle gallerie durante il Covid

Nonostante i ricchi collezionisti abbiano continuato ad acquistare si è perso un terzo del fatturato da un'analisi sui primi sei mesi dell'anno di Clare McAndrew per Art Basel e Ubs

di Silvia Anna Barrilà

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(Courtesy Art Basel)

Nonostante i ricchi collezionisti abbiano continuato ad acquistare si è perso un terzo del fatturato da un'analisi sui primi sei mesi dell'anno di Clare McAndrew per Art Basel e Ubs


4' di lettura

Il mondo dell’arte rischia di ridursi e in buona parte eclissarsi a livello mondiale. Gli effetti della pandemia, del lockdowwn e del distanziamento sociale stanno mettendo alle corde gli operatori del sistema duramente colpiti sul fronte del fatturato, costretti a ridimensionare il personale e tutte le spese. Il rischio contagio e la ricerca dell’antidoto al virus rappresentano delle variabili ancora difficili da prevedere e il protrarsi di queste incertezze hanno un effetto rilevante sulla possibile ripresa economica su tutti i settori e in particolare in quello dell’arte dove la visione dell’opera e le relazioni hanno un’importanza irrinunciabili. Art Basel e Ubs hanno pubblicato un report sull'impatto del Covid sulle gallerie nei primi sei mesi del 2020, redatto da Clare McAndrew. Si basa su interviste a 795 gallerie d'arte moderna e contemporanea attive in 60 paesi e su diversi livelli di prezzi.

Il calo delle vendite
Secondo quanto risulta, nel primo semestre le vendite delle gallerie si sono ridotte di più di un terzo rispetto allo stesso periodo del 2019: in media le vendite sono scese del 36%, ma in Asia il calo è arrivato al 41%, con picchi del 55% nella Cina Continentale. Ciò ha causato la chiusura di alcuni spazi o il licenziamento di personale. I costi del personale, infatti, rappresentano una delle più significative voci di costo per le gallerie (in media il 26% nel 2019). Un terzo delle gallerie, quindi, ha ridotto il personale: in media sono stati licenziati quattro collaboratori, di cui la metà erano lavoratori a tempo pieno. Secondo le previsioni, potrebbero esserci altre chiusure entro la fine dell'anno, con effetti negativi su tutta l'economia dell'arte e conseguenze anche per gli artisti, che si trovano senza rappresentanza e senza spazi espositivi.

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Le strategie di sopravvivenza
L’impossibilità fisica della visione dell’opera ha prodotto una crescita delle vendite online che ha subito un'accelerazione a tutti i livelli: le vendite sul web delle gallerie intervistate sono passate dal 10% al 37% del totale del primo semestre, con un aumento significativo, soprattutto, nella fascia alta del mercato. Il 26% delle vendite online è da attribuire a nuovi compratori. Il 74% era già cliente e di questi il 29% non aveva precedentemente acquistato online. Le strategie adottate per mantenere la liquidità e le relazioni con i collezionisti sono state varie. Circa il 60% delle gallerie ha dichiarato di aver intrapreso una qualche forma di collaborazione durante i primi sei mesi dell’anno in risposta alla pandemia. Quella più comune è stata con altre gallerie del proprio settore (78%), mentre poco più della metà ha collaborato con altri tipi di gallerie all'interno del proprio paese. Il 72% degli operatori intervistati ha aumentato i contenuti online sui propri siti, mentre il 69% ha aumentato la propria attività sui social media. Circa la metà delle gallerie intervistate ha utilizzato online viewing room con vari risultati. Una delle difficoltà maggiori è stata quella di attrarre nuovi clienti a causa dell'elevata competizione sul web, altri hanno notato che il digitale ha aiutato le piccole e medie gallerie ad ampliare il loro raggio d'azione. L'87% dei collezionisti con alto patrimonio netto intervistati ha dichiarato di aver visitato le online viewing rooms durante la prima metà dell’anno e il 41% le ha utilizzate per acquistare opere d'arte.

I collezionisti HNW
Dalla collaborazione tra Art Basel e Ubs è nata, infatti, anche un'inchiesta tra 360 collezionisti con alto patrimonio netto, realizzata a luglio nei maggiori mercati: Stati Uniti, Gran Bretagna e Hong Kong. I collezionisti intervistati sono rimasti attivi e hanno continuato a comprare sia online che offline. Il 92% degli intervistati ha acquistato almeno un'opera nella prima metà dell'anno. Il 59% ha affermato che il Covid ha aumentato il loro interesse per il collezionismo; questa spinta è stata particolarmente sentita tra i collezionisti più giovani (è così per il 70% dei millennial). Hanno speso, soprattutto, nella fascia alta: il 63% dei collezionisti con alto patrimonio netto ha speso più di 100.000 dollari nella prima metà del 2020. Di questi il 13% ha speso più di 1 milione. Proprio tra i millennial ci sono coloro che spendono di più: il 14% di loro ha speso più di 1 milione di dollari, contro il 5% dei boomer. Per i loro acquisti i collezionisti hanno preferito gallerie che conoscevano già, solo il 14% ha cercato nuove gallerie con cui intessere relazioni, una difficoltà notata anche dalle gallerie il che potrebbe significare che per le gallerie emergenti sarà ancora più complicato affermarsi.

Nuove priorità
Gli effetti della pandemia continuano a causare un cambiamento sostanziale nelle strategie attuali e future delle gallerie: le loro priorità nel 2019 erano le mostre durante le fiere d'arte e l'ampliamento a livello geografico della base di clienti. Queste priorità sono cambiate notevolmente nella prima metà del 2020: ora si cerca di aumentare le vendite online, tagliare i costi per mantenere la redditività e conservare le relazioni con i clienti esistenti, considerati fondamentali per la sopravvivenza.

Un anno senza fiere
L'assenza di eventi fieristici quest'anno ha significato una notevole riduzione delle vendite attraverso questo canale: dal 46% del totale delle vendite nel 2019 al 16% nella prima metà del 2020, con perdite maggiori nella fascia alta del mercato. La maggior parte dei galleristi ha utilizzato le online viewing room organizzate dalle fiere in alternativa all'evento fisico. Il 40% dei collezionisti ha acquistato durante questi eventi online, apprezzando soprattutto la trasparenza dei prezzi. Per il 2021 i galleristi intervistati hanno dichiarato che ridurranno il numero di fiere a cui parteciperanno. Nonostante gli sforzi, le gallerie e i collezionisti hanno notato che le fiere online non riescono a replicare l'esperienza delle fiere fisiche. È anche vero che le fiere rappresentavano la spesa più importante delle gallerie, pari al 29% del totale dei costi, superando sia gli affitti che i costi del personale.

Previsioni
Per la seconda metà dell'anno la maggior parte delle gallerie prevede un ulteriore calo delle vendite, solo il 21% pensa che aumenteranno, ma c'è maggior ottimismo per il 2021. I collezionisti con alto patrimonio netto, invece, si sono mostrati più ottimisti e fiduciosi nella ripresa del mercato, soprattutto i più giovani e i più ricchi.

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