Recovery Fund e reti tlc

Calcagno (Fastweb): «Una cabina di regia per permessi veloci, dove c'è concorrenza tra reti tlc è bene che rimanga»

Parla l'ad di Fastweb in vista del Recovery Plan e alla luce della mutata situazione politica. «Mi sembra meno interessante – dice - il concetto di mettere sotto lo stesso cappello infrastrutture già realizzate da soggetti diversi».

di Simona Rossitto

Alberto Calcagno, amministratore delegato di Fastweb

5' di lettura

Una cabina di regia che consenta il rilascio di tutte le autorizzazioni necessarie entro tempi certi. E' la proposta che mette sul tavolo Alberto Calcagno, amministratore delegato di Fastweb, per velocizzare l'infrastrutturazione digitale del Paese, alla luce dell'insediamento del nuovo governo, chiamato a gestire il Recovery Plan. Calcagno sottolinea che la vera sfida non si gioca tanto sulle infrastrutture, ma sulle competenze digitali del Paese, vero vulnus dell'Italia. C'è bisogno di un investimento «massiccio» con il coinvolgimento di scuole, università, enti di ricerca.

E riguardo al progetto di rete unica, unendo gli asset di Tim con Open Fiber, l'ad di Fastweb ritiene che qualunque progetto debba riguardare le aree del Paese ancora da cablare: «mi sembra meno interessante – dice Calcagno - il concetto di mettere sotto lo stesso cappello infrastrutture già realizzate da soggetti diversi. Dove la concorrenza infrastrutturata c'è è un bene che rimanga».

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Si avvicina l'opportunità del Recovery Plan per l'Italia in un mutato scenario politico italiano. Il presidente di Asstel, Pietro Guindani, ha parlato della necessità di alzare a 10 miliardi le risorse per fibra e 5G. Basteranno?

Il Recovery Plan rappresenta un'occasione unica e irripetibile per l'Italia per imprimere quell'accelerazione verso il digitale di cui il nostro Paese ha davvero bisogno. La digitalizzazione e tutti i suoi abilitatori devono essere al centro del piano: è il momento per tutti, imprese, famiglie e Pa, di fare un salto nel futuro per tenere il passo della competitività in modo inclusivo, senza lasciare indietro nessuno. Sulla destinazione delle risorse centrerei meglio l'obiettivo. Il vero gap da colmare non è tanto quello delle infrastrutture "very high capacity network" su cui gli indicatori europei come il Desi segnalano un sostanziale allineamento con i principali Paesi, quanto il gap delle competenze digitali per le quali siamo ultimi in Europa. Uno sforzo di alfabetizzazione digitale collettivo che si deve necessariamente accompagnare a un sistema di incentivi affinché aziende e Pa possano dotarsi degli strumenti necessari come il cloud, edge computing e applicazioni evolute per completare la loro trasformazione in chiave digitale. Per le infrastrutture, invece, bisogna al limite concentrare l'attenzione sulle aree non ancora coperte con l'ottica di individuare tecnologie e approcci in grado di azzerare in tempi velocissimi il digital divide.

Per avere le autorizzazioni e implementare le infrastrutture a volte ci vogliono mesi. Perché il decreto Semplificazioni non ha funzionato?

Con il decreto Semplificazioni è stato fatto un lavoro indubbiamente importante, istituendo un meccanismo di silenzio assenso per il rilascio dei permessi da parte dei comuni che ha in parte accelerato i tempi di realizzazione delle reti. Rimangono altri colli di bottiglia dovuti, ad esempio, alla forte frammentazione. Per effettuare uno scavo necessario a posare fibra non basta il via libera del comune ma servono in certi casi permessi ulteriori anche da sei enti diversi. Insomma, il lavoro da fare rimane ancora molto perché i tempi attuali non sono compatibili con i bisogni digitali del nostro Paese. Per avere un'azione realmente efficace si dovrebbe istituire una cabina di regia per un approccio a tutti gli effetti "one stop shop" che consenta il rilascio di tutte le autorizzazioni necessarie entro tempi certi.

Il settore telco è stretto tra concorrenza e necessità di investire. Che cosa chiedete al nuovo governo per garantire la chiusura del digital divide?

Il nuovo Governo ha l'opportunità di rendere operativo il piano di "Iniziative per il Rilancio" elaborato nei mesi scorsi da una task force che vede ora molti dei componenti alla guida dei Ministeri competenti a tradurre quei progetti in realtà. Alcune delle proposte fatte, ad esempio accelerare la posa di infrastrutture pubbliche in fibra già pianificate o connettere in fibra tutte le sedi della Pa, sono assolutamente centrate. Quello che però farà la vera differenza sarà la capacità di visione che dovremo dimostrare di avere con riferimento ai prossimi 10/20 anni. Se vogliamo davvero colmare il digital divide, in particolar modo quello delle competenze digitali, sarà necessario investire massicciamente nell'educazione digitale coinvolgendo scuole, università, istituti di ricerca senza dimenticare programmi per l'upskilling e il reskilling di tutte quelle professionalità che senza una riconversione digitale rischiano di uscire progressivamente dal mercato del lavoro.

Dovrebbe essere operativa alla fine del primo trimestre FiberCop, la società della rete secondaria di Tim di cui Fastweb ha una quota, nel frattempo Open Fiber continua a cablare. In questo contesto, anche alla luce dei fondi europei, si può inserire il progetto di rete unica?

Senza entrare nel merito delle scelte industriali di altre aziende che si stanno confrontando, ci tengo sempre a ricordare che il concetto stesso di "rete unica" rappresenta una semplificazione in parte fuorviante. In Italia esistono e continueranno ad esistere una pluralità di reti fisse e mobili che non verranno meno neanche se si dovesse andare avanti con il progetto in discussione in questi mesi. Credo sarà fondamentale che qualunque progetto di "rete unica" vada ad insistere sulle aree del Paese ancora da cablare e su cui un approccio di coinvestimento che coinvolga più operatori ha le potenzialità per creare sinergie e dunque valore. Mi sembra meno interessante il concetto di mettere sotto lo stesso cappello infrastrutture già realizzate da soggetti diversi. Dove la concorrenza infrastrutturata c'è è un bene che rimanga.

Per le aree grigie si è accumulato un ritardo relativo all'emissione del bando pubblico. Sarà necessaria una nuova consultazione pubblica?

Un aggiornamento della consultazione pubblica sulle aree grigie può essere opportuno per garantire l'utilizzo efficiente delle risorse pubbliche destinate a infrastrutture ed evitare interventi pubblici che si sovrappongano all'iniziativa privata. In questi mesi, infatti, le aziende hanno continuato a portare avanti i propri piani di roll out delle infrastrutture e il rischio è quello di considerare da raggiungere aree già coperte o che saranno coperte entro i prossimi mesi.

A che punto è il vostro piano con Linkem di copertura in rete Ultra Fwa?

Il deployment della nostra rete Ultra Fwa nelle aree grigie sta procedendo speditamente: abbiamo già connesso 50 città che diventeranno 200 entro giugno e 500 entro la fine dell'anno offrendo prestazioni in linea con quelle erogate dal Ftth. Non a caso il Berec ha identificato il Fwa alla stregua della fibra fino a casa come rete "Very High Capacity Network". E c'è da tenere conto del progetto di coinvestimento lanciato da FiberCop che ha come obiettivo quello di cablare con reti Ftth 1.610 Comuni situati nelle aree grigie e nere del Paese entro il 2025.

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