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Calcio, 50 anni fa lo scudetto del Cagliari di Gigi Riva «rombo di tuono»

Il 12 aprile del 1970, il Cagliari di Gigi Riva “rombo di tuono” vinceva lo scudetto, con alcune settimane di anticipo, in una partita contro il Bari.

di Davide Madeddu

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Il 12 aprile del 1970, il Cagliari di Gigi Riva “rombo di tuono” vinceva lo scudetto, con alcune settimane di anticipo, in una partita contro il Bari.


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La Pasqua della speranza. E, in tempo di coronavirus, dei ricordi rossoblù da festeggiare a casa. Giacché il 12 aprile del 1970, il Cagliari di Gigi Riva “rombo di tuono” vinceva lo scudetto, con alcune settimane di anticipo, in una partita contro il Bari. Match acceso, ma chiuso dai due gol: uno dello stesso Riva e l'altro di Bobo Gori.

Un giorno memorabile per lo stadio Amsicora, testimone di una vittoria che portava appresso non solo il successo di una squadra giovane ma anche l'intera isola sul “palco dei grandi”. Dietro quelle vittorie, con le bandiere “rossoblù” che sventolavano allora e che ora tifosi e appassionati appenderanno alle finestre e ai balconi (oltre che attraverso i social con l'hashtag #5cudett0)per ricordare l'evento storico, non c'era solo il calcio. Ma un intero mondo capace di andare oltre confini e steccati. Il filo che lega i sardi sparsi un po' in tutto il mondo.

I ricordi di Gigi Riva
Gigi Riva, il “sardo per volontà”, come ama definirsi, non dimentica certo quegli anni. «Non c'era una partita impossibile, per noi poteva andare bene o male, si giocava senza timore e preoccupazione». Un Cagliari che non si tirava indietro - ricorda Riva che recentemente è stato nominato presidente onorario del Cagliari Calcio (società ora guidata dal presidente Tommaso Giulini)-, simbolo del riscatto di un'isola non più periferia d'Italia. «Eravamo spensierati e determinati, e quella vittoria in casa con il Bari ci consegnò lo scudetto». Poi le celebrazioni in piazza. E busti dedicati al campione diventato simbolo del Cagliari e della Sardegna vittoriosa. «Tra me e i sardi è nato un rapporto che è radicale. Mi sono affezionato a chi mi voleva bene e ho fatto una scelta: rimanere qui».
Decisione importante e per uno che giocava in nazionale, protetta pronunciando “tanti no”, anche a club prestigiosi. «Ho avuto tante offerte e richieste. Ma sono felice della scelta che ho fatto e dei no che ho pronunciato».
Ora le celebrazioni, insolite, per le vittorie di mezzo secolo fa. “Non posso che pensare e rivivere quei momenti. La situazione in cui viviamo e che ci impone di stare a casa, da dove non mi muovo, mi porta a ricordare gli amici, le occasioni che ci sono state, le partite più importanti e quel sogno che si è avverato». Lo scudetto. E la scritta «Cagliari Campione d'Italia 1970» che ha accompagnato per lungo tempo quadri, gagliardetti e mezzibusti da esporre nei locali, dedicati a Gigi Riva.

La vittoria di Davide contro Golia
Un sogno che si avvera, come la vittoria di Davide contro Golia. Questa la rappresentazione di Maria del Zompo, magnifico rettore dell'università di Cagliari. «Io giocavo a pallavolo, e quando andavamo in trasferta dagli spalti ci urlavano “banditi, pecorai”, c'era un'ostilità forte - ricorda -. Quella del Cagliari fu una rivalsa sportiva bellissima, basata su principi etici e sportivi indiscutibili, una vittoria bella e sportivamente corretta, che dava a tutti noi sardi un senso di orgoglio e una spinta a fare le cose essendo più ottimisti verso il futuro».
Principi che per Maria del Zompo valgono anche oggi. «Da neuroscienziata so bene che la specie umana ha una innata capacità di reagire alle avversità anche più tragiche e drammatiche in modo molto energico. Pensi all'oggi: appena ci verrà detto di ripartire, ricominceremo a vivere come prima, perché l'istinto di sopravvivenza aumenta le energie: lo vedo tutti i giorni, anche in quello che fanno i nostri studenti e i nostri docenti, che hanno dovuto fare lezione on line da un giorno all'altro».

I ricordi del sindaco
Emilio Floris, 76 anni, sindaco del capoluogo sardo dal 2001 al 2011, nonché medico e senatore, ricorda bene la vittoria e i festeggiamenti in strada con i tifosi che coprirono la statua di Carlo Felice, nel largo che domina il porto di Cagliari. «Non posso certo dimenticarmi quell'entusiasmo e quella gioia, all'epoca non c'era la ola ma tutti andammo in piazza a ballare e festeggiare. Era la vittoria del Cagliari, e della Sardegna intera, che aveva superato la Juventus e il Milan». Vittoria e scudetto, lasciapassare per la notorietà di tutta l'isola. «Subito dopo andai a Londra per la specializzazione in medicina - racconta ancora - e gli amici argentini, inglesi mi dicevano: vieni da Cagliari dove gioca Gigi Riva. Il segno di come lo sport possa dare un messaggio di positività davvero importante». E che va oltre gli steccati. «Beh anche in Parlamento, con i colleghi di altri schieramenti politici non si può non parlare della vittoria del Cagliari. E quando si tratta di tifare la nostra squadra l'intesa si trova. Perché non è solo una squadra ma anche l'orgoglio di una città e di una regione».

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