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Calcio e diritti tv, ecco le offerte per conquistare i gol della Serie A

In pole position le proposte di due cordate: Cvc, Advent e Fsi e di Bain Capital-Nb. In campo anche Fortress e altre tre opzioni legate al finanziamento dei club

di Andrea Biondi e Carlo Festa

Diritti tv, incontro a Roma tra i presidenti della Serie A

In pole position le proposte di due cordate: Cvc, Advent e Fsi e di Bain Capital-Nb. In campo anche Fortress e altre tre opzioni legate al finanziamento dei club


4' di lettura

Da sei a otto offerte, di cui due di ingresso nel capitale, per i diritti tv della Serie A di calcio. E, alla fine, dalle parti della Lega Serie A solo queste due – presentate dalla cordata dai fondi Cvc, Advent e Fsi e dall’altra cordata guidata da Bain Capital, che si sarebbe alleato nelle scorse settimane con Nb Renaissance Partners – vengono considerate meritevoli di essere considerate ai fini pratici. Da via Rosellini, anche se non trapelano dichiarazioni ufficiali, le altre, per come congegnate, sono viste solo alla stregua di azioni di disturbo.

Alla mezzanotte è scaduto il termine per la presentazione agli advisor della Lega Serie A, cioè Lazard e lo studio Gianni Origoni Grippo Cappelli delle proposte vincolanti per entrare nella media company che la Lega Serie A vorrebbe creare per la gestione dei diritti audiovisivi del massimo campionato, in Italia e all’estero. Sul tavolo del presidente Paolo Dal Pino e dell’amministratore delegato Luigi De Siervo ci sarebbero sia candidature per l’ingresso nel capitale, sia strutture di finanziamento e di cartolarizzazione.

Le due cordate in pole position

In pole position ci sarebbe la proposta vincolante della cordata, costituitasi la scorsa settimana (come anticipato dal Sole 24 Ore), e formata dai fondi Cvc, Advent e Fsi. Quest’ultimo consorzio, che ha come advisor Rothschild, Credit Suisse e Barclays, oltre allo studio Gattai Minoli Agostinelli, avrebbe presentato un’offerta che valuta circa 15 miliardi di euro la media company, dove confluiranno i diritti del calcio del massimo campionato italiano per i prossimi 10 anni.

Nella cordata il peso di Cvc sarebbe del 50% delle quote, mentre il restante 50% sarebbe di Advent e Fsi, il fondo italiano guidato da Maurizio Tamagnini, due gruppi già alleati in precedenza. La proposta sarebbe corredata da un business plan che prevede un’evoluzione in crescita per il business dei diritti delle partite, grazie al quale la Lega incassa attualmente circa 1,3 miliardi di euro.

L’altra proposta forte sarebbe invece del candidato più accreditato a sfidare il consorzio Cvc, Advent e Fsi: cioè Bain Capital che si sarebbe alleato nelle scorse settimane con Nb Renaissance Partners. Questa cordata avrebbe come advisor Nomura e Mediobanca. Entrambe le proposte – quella di Cvc-Advent-Fsi e quella del consorzio Bain Capital-Nb Renaissance – sono state parificate in modo da essere comparabili: prevedono l’ingresso nella media company con il 10% del capitale, con la metà dei consiglieri nominati dai fondi e l’altra metà dalla Lega. L’amministratore delegato sarebbe prerogativa dei fondi e il presidente della company sarebbe di nomina della Lega Calcio.

Le alternative in campo

Sul tavolo ci sarebbero anche altre proposte che sarebbero quelle di tipo misto presentate dal gruppo Fortress (come anticipato dal Sole 24 Ore di ieri), che sul dossier è assistito dallo studio Grande Stevens International. Proprio Fortress avrebbe presentato una proposta ibrida, leggermente modificata rispetto a quella non vincolante presentata qualche settimana fa che proponeva una cartolarizzazione (che vedrebbe come banca coinvolta Ubs) da 4,8 miliardi a cui affiancare un prestito ponte da 1,75 miliardi.

Inoltre Fortress, la cui offerta avrebbe come attento osservatore il presidente della Lazio Claudio Lotito, starebbe discutendo con altri due operatori – Apax Partners, colosso del private equity e Thcp-Three Hills Capital Partners – per formare un consorzio. A ieri però la cordata non sarebbe ancora stata formalmente costituita. Altre offerte sul tavolo della Lega Serie A sarebbero quelle di finanziamento di Gso-Blackstone, di General Atlantic, di Apollo e di Sixth State, costola del colosso americano Tpg.

Ora la procedura prevede che le offerte siano esaminate dagli advisor della Lega. Dopo di che saranno portate per un giudizio all’assemblea di Lega Serie A del 9 settembre. Saranno necessari i due terzi dell’assemblea per approvare una proposta. E proprio su questa percentuale si giocherà l’esito finale. I presidenti dei 20 club della Serie A non hanno fino ad oggi mostrato grande coesione su questo tema e sono andati in ordine sparso. Si tratta infatti in ogni caso di un cambiamento epocale per i club, visto che il business dei diritti tv è stato fino ad oggi gestito con logiche totalmente diverse: un cambiamento potrebbe quindi andare a colpire posizioni di potere e toccare nervi scoperti.

In ogni caso il presidente Paolo Dal Pino è riuscito a scoperchiare un vaso e a far emergere la scarsa valorizzazione del business dei diritti del campionato italiano rispetto ad altri campionati europei. La scommessa dei fondi è proprio quella di riuscire a commercializzare meglio i diritti tv della A rispetto a quanto avvenuto in questi anni, soprattutto sul mercato estero, seguendo i modelli della Premier e della Liga spagnola.

La scommessa di De Laurentis

Non bisogna poi dimenticare che sullo sfondo c’è un’altra ipotesi rispetto alle offerte dei private equity. Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, supportato da club come Udinese e Fiorentina, vuole infatti valorizzare in modo autonomo, con una tv della Lega, il business. De Laurentiis pensa che la Serie A potrebbe incassare una cifra in salita da 2,5 a 2,9 miliardi all’anno nell’arco di 5 anni.

In questo modello i club di Serie A farebbero tutto da soli, producendo le partite e facendo da editore di un prodotto da vendere poi a tutte le piattaforme interessate, comprese compagnie telefoniche e Ott. Conditio sine qua non è però l’assunzione del rischio d’impresa e la rinuncia alle risorse messe a disposizione dai fondi, che in realtà farebbero comodo alla gran parte, se non proprio a tutte, le società.

Gli intermediari alla finestra

In questo novero, se l’ingresso in partita dei fondi non dovesse ottenere il placet dei presidenti della Serie A, sul tavolo da gioco hanno patto pervenire le proprie manifestazioni di interesse Mediapro e Wanda. Già nell’ultima tornata di assegnazione dei diritti Tv i sino-catalani di Mediapro si erano fatti avanti. Al momento di quella partita è rimasto solo un contenzioso con la Lega per la caparra da 64 milioni persa per il mancato rispetto dei contratti siglati in occasione del bando 2018/21. Il punto d’approdo era però la creazione di un canale della Serie A. E in fondo ancora oggi si naviga non molto distante da quel punto.

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