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Calcio e diritti Tv, tutti i nodi della sfida da 8 miliardi dopo l’addio di Micciché

Lunedì 25 novembre in Lega l'esame di linee guida del prossimo bando e piano Mediapro. I contenuti della proposta dei catalani, fra ricavi, garanzie e presidenti divisi

di Andrea Biondi


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4' di lettura

Una partita che arriva a sfiorare gli 8 miliardi di euro e che proprio nel suo momento clou ha da confrontarsi con l’(ennesimo) terremoto in Lega Serie A, da martedì 19 novembre senza presidente dopo le dimissioni di Gaetano Micciché definite dal ministro per le Politiche giovanili e lo sport, Vincenzo Spadafora «non un bel segnale per il mondo del calcio».
Lunedì prossimo, 25 novembre, è infatti previsto – salvo copi di scena dell’ultim’ora – l’esame della proposta Mediapro per la creazione di un canale della Lega di Serie A per il triennio 2021-24 (e successivo triennio).

La proposta è arrivata in via Rosellini il 4 novembre nella sua ultima versione, che giungerà ai presidenti in una versione anche rielaborata. Ma tra punti già fissati e altri rivisti, nel documento visionato dal Sole 24 Ore si prevedono fra le varie cose: un rinnovo automatico per il secondo triennio, ma che scatterebbe al raggiungimento di 973 milioni di ricavi (oltre Iva) al 2023 (inferiori quindi agli 1,050 miliardi prima previsti, ma un anno prima della scadenza del 2024); non una garanzia bancaria a prima richiesta come fideiussione, ma il pagamento di acconti come minimo anticipato di 200 milioni; un importo di 30 milioni annui, dalla Lega Serie A a Mediapro come break up fee, per il triennio 2021-2024, in caso di mancata realizzazione del canale.

La proposta di Mediapro
Questo in un quadro generale in cui per i diritti 2021-2024 Mediapro ha messo sul piatto un fisso da 1.150 milioni, più 55 milioni per gli archivi e un budget di 78 milioni per la produzione e la distribuzione del canale. Quindi 1,3 miliardi annui. Oltre questa soglia di ricavi scatterebbe la remunerazione per i catalani con proventi che andrebbero per il 75% alla Lega e il 25% a Mediapro (per i primi 100 milioni proporzione ribaltata). Il tutto in una partita da 8 miliardi circa unendo agli 1,3 miliardi annui del primo triennio gli altri del rinnovo automatico.

La voce di un possibile rinvio – dell’assemblea prevista per il 25 novembre o eventualmente della trattazione del punto riguardante la proposta Mediapro – è circolata dopo le dimissioni di Micciché. Ma la Lega guidata dall’ad Luigi De Siervo mostra tranquillità. Nessun cambio di programma. Certo, di giorni ne mancano all’appuntamento di lunedì e lanciarsi in scenari è azione ardita quando si ha a che fare con il calcio. È altrettanto reale però una spada di Damocle: la scadenza del 30 novembre. Che il gruppo controllato dalla cinese Joye Media Srl (Orient Hontai) ha fatto capire di considerare irrevocabile. Anche in questo caso però la cautela è d’obbligo.

È chiaro che è una trattativa delicatissima, in cui si intreccia anche il futuro di operatori come Sky e Dazn che hanno la titolarità dei diritti per la Serie A per il triennio in corso, a 973 milioni a stagione. Cifra, quest’ultima, tutta garantita da fideiussione e che curiosamente è proprio pari a quanto stabilito dover fare da target, al 2023, per far scattare il rinnovo automatico per il triennio 2024-27.

Le linee guida da discutere
Un importante caveat: il bando andrà fatto, secondo la legge Melandri. E infatti lunedì 25 novembre si dovrebbe discutere delle linee guida in assemblea. Solo se il bando dovesse fallire entrerebbe in gioco Mediapro, con una proposta che arriva al dunque dell’assemblea dei presidenti di calcio accompagnata da speranze (dei sostenitori) di poter ampliare il giro d’affari anche sfruttando la varietà di canali di trasmissione (tv tradizionale, ma anche Ott vari, web e quant’altro), ma anche dalle titubanze (dei detrattori) che non dimenticano quanto accaduto per il triennio in corso, assegnato sul filo di lana proprio dopo che La Lega ha estromesso Mediapro contestando il mancato deposito delle garanzie necessarie.

Sul tema delle garanzie occorrerà a questo punto verificare come reagiranno i presidenti sugli acconti di 200 milioni (garantiti da fideiussione corporate della controllante di Mediapro: Joye Media S.L.) da versare alla Lega entro il 31 marzo 2021 e successivamente entro il 31 maggio antecedente ogni relativa stagione sportiva.

Ricavi e sostenibilità
Altra questione spesso dibattuta fra i presidenti dei club è quella dei ricavi e della sostenibilità. Una delle ipotesi contenute nel business plan di Mediapro, a quanto risulta sarebbe un parco abbonati superiore ai 4 milioni al 2021 con Arpu fra i 27 e i 34 euro oltre a 50-70mila esercizi commerciali con Arpu superiore ai 200 euro. Il massimo dei clienti, attorno ai 3,7 milioni, è stato raggiunto nel 2016-2017 fra Sky (2,2 milioni) e Mediaset Premium (1,5 milioni). E la stessa Sky per raggiungere i 5 milioni attuali ha dovuto faticare non poco e non poco tempo.

Ma questa è la scommessa dei catalani. Che sarà attuata attraverso un canale il cui modello di vendita rimane comunque da chiarire appieno, anche se la proposta sembra nei fatti più strutturata verso un B2C o meglio un B2B2C. È chiaro che la vendita ai consumatori è una scommessa ancora più consistente rispetto al puro B2B. Intanto il presidente del Torino, Urbano Cairo, non ha atteso per far conoscere il suo orientamento: «Lunedì andrò in assemblea, vedrò la proposta. Mi sono espresso in maniera negativa le precedenti volte, ho già manifestato le mie perplessità e i miei dubbi per cui non sono favorevole a questa proposta».

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