diritti dei consumatori

Calcio, istruttoria Antitrust contro Dazn e Sky

di Andrea Biondi


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(Ansa)

2' di lettura

Antitrust conferma di aver avviato un’istruttoria contro Dazn e Sky. Dopo la comunicazione di fine agosto, l’avvio della procedura istruttoria è stato pubblicato anche sul Bollettino dell’Antitrust. Fatto tecnico, quindi, che segue la pubblicazione della notizia già effettuata a fine agosto sul sito dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato e necessario procedurarlemnte visto che il numero di segnalazioni è stato superiore a 25.

L’avvio – si leggeva nella pubblicazione dello scorso fine agosto sul sito dell’Antitrust in cui le motivazioni sono sostanzialmente replicate nel Bollettino Antitrust – avviene dopo la «segnalazione di singoli consumatori e di alcune Associazioni di consumatori». I procedimenti istruttori sono due per «presunte pratiche commerciali scorrette e possibili violazioni dei diritti dei consumatori nei confronti di SKY Italia S.r.l. e di Perform Investment Limited e Perform Media Services S.r.l.» quindi il Gruppo Perform che commercializza la piattaforma Dazn.

Secondo l'Autorità, «la società SKY avrebbe adottato modalità di pubblicizzazione dell'offerta del pacchetto calcio per la stagione 2018-2019 che, in assenza di adeguate informazioni sui limiti dell'offerta relativi alle fasce orarie, potrebbero avere indotto i nuovi clienti ad assumere una decisione commerciale non consapevole». Per quel che riguarda i clienti già abbonati al pacchetto calcio, «la condotta di Sky potrebbe presentare profili di aggressività in quanto - a fronte di un significativo ridimensionamento del pacchetto in relazione al numero delle partite trasmesse e in assenza dell'informativa sulla possibilità di recedere dal contratto senza penali, costi di disattivazione e senza la restituzione degli sconti fruiti - il professionista avrebbe indotto tali soggetti a rinnovare l'abbonamento nell'erroneo convincimento che l'offerta non fosse mutata».

Quanto a Dazn l'attenzione dell'Antitrust si concentra sull’«enfasi data al claim “quando vuoi, dove vuoi”, che farebbe intendere al consumatore di poter utilizzare il servizio ovunque si trovi, omettendo le limitazioni tecniche che potrebbero impedirne o renderne difficoltosa la fruizione» e dall'altro anche sui «messaggi che indicherebbero la possibilità di poter fruire di un “mese gratuito” di offerta del servizio “senza contratto”, mentre in realtà il consumatore stipula un contratto per il quale è previsto il rinnovo automatico, con conseguente esigenza di esercitare l’eventuale recesso per non rinnovarlo».

Inoltre, prosegue l’Autorità, «l’iscrizione per la fruizione gratuita del primo mese comporta l'automatico addebito dell'importo per i mesi successivi, in quanto il consumatore, creando l'account, darebbe inconsapevolmente il proprio consenso all'abbonamento al servizio, dovendosi attivare per esercitare il recesso e quindi evitare gli addebiti automatici».

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