il graffio del lunedì

Calcio: Juve, Napoli e caos. Il vaccino ci salverà dal covid ma dal tifo non c’è speranza

I Protocolli non sono le Tavole Sacre della Legge, ma norme che, forse, dovrebbero adeguarsi a una realtà sempre più a rischio, con una curva sempre crescente di nuovi contagi

di Dario Ceccarelli

Serie A, dopo i casi Genoa e Napoli ecco le regole

I Protocolli non sono le Tavole Sacre della Legge, ma norme che, forse, dovrebbero adeguarsi a una realtà sempre più a rischio, con una curva sempre crescente di nuovi contagi


3' di lettura

Ci risiamo. Quasi sempre ritornano. Come ritornano le alluvioni, i ponti che crollano, le case costruite dove non devono essere costruite, l'Inter che fa trenta ma non trentuno, le multiple personalità di Renzi che vanno e vengono dal Pd, ecco che ritorna un classico: la rissa tra Juventus e Napoli con tutto il suo imbarazzante indotto di veleni e contro veleni, comunicati e contro comunicati tra Asl e Lega calcio, avvocati e presidenti, dirigenti e ministri e via via crescendo sperando che il nostro amato presidente, Sergio Mattarella, si guardi bene dal scendere dal Colle essendo da ben altre faccende giustamente preoccupato.

Brutto spettacolo

Cosa sia successo lo sanno tutti. Il Napoli, uniformandosi al divieto della Asl partenopea, non si è presentato all'Allianz Stadium di Torino dove alle 20.45 Ronaldo e compagni l'aspettavano non per l'apericena ma per la prevista sfida di campionato che i bianconeri volevano, naturalmente, onorare in ottemperanza alle indicazioni della Lega calcio.Dopo più di un'ora di attesa, perfino Pirlo, rinunciando alla sua granitica immobilità facciale, ha preso atto che non si sarebbe giocato per forfait dei partenopei, forfait sul quale si pronuncerà il giudice sportivo con un probabile 3-0 a tavolino, sempre che nel frattempo, in questo complicatissimo pasticcio, non succeda qualcos'altro.

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«Non abbiamo avuto l'autorizzazione a partire» ha scritto il presidente del Napoli, De Laurentiis, alla Lega e alla Fgci chiedendo il rinvio della partita. Piccata replica di Andrea Agnelli: «Il protocollo della Fgci è un documento molto vivo. Volere giocare e la lealtà sportiva sono alla base di tutto. La Juventus rispetta i regolamenti» ha concluso il presidente bianconero.

Il protocollo e la realtà sempre più a rischio

Ora, dato per scontato che il problema non è di facile soluzione, e che in gioco c'è anche tutta l'impalcatura di un campionato sempre più a rischio, va detto che quando le cose le si complicano troppo significa che c'è qualcosa che non va. E quello che non va, come hanno dimostrato i 22 (!) contagi del Genoa, è che il calcio, e quindi, il campionato, in questa fase di aggressivo ritorno della pandemia, è molto difficile da gestire in sicurezza: soprattutto in questa totale sovrapposizione di ruoli, voci, norme, protocolli. Protocolli che non sono le Tavole Sacre della Legge, ma norme che, forse, dovrebbero adeguarsi a una realtà sempre più a rischio, con una curva sempre crescente di nuovi contagi.

Concesse le attenuanti generiche, che brutto spettacolo però !

Un mondo sempre più anacronistico

È desolante, mentre i contagi si moltiplicano come in aprile, vedere il mondo del calcio azzuffarsi per i tre punti o per velenosi retro pensieri da curva nord. Il mondo normale, quello che ignora la chiusura del calcio mercato, e che Chiesa sia passato alla Juventus, giustamente s'incavola e dice: ma come? Siamo qui tutti appesi a un filo, tutti costretti a fare i salti mortali per convivere con mascherine e regole sempre più soffocanti, e questi perdono tempo, soldi e avvocati per giocare o non giocare una partita che sarebbe stata vista da non più di mille spettatori?

Quelli che... chiudere mai

Se deroghi, il protocollo non esiste più, rispondono la Lega, la Federcalcio e tutti quelli che non avrebbero mai fatto fermare il calcio, neppure quando sei mesi fa si sentivano solo le sirene delle ambulanze. Ma vogliamo un altro lockdown? Vogliamo fermarci per altri tre mesi? Chiudere le scuole e le fabbriche? Purtroppo l'Italia, pandemia o no, è sempre nel pallone. Il vaccino ci salverà dal covid. Ma dal tifo non c'è Speranza. Neppure se è un ministro.

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