serie a al via

Calcio, riparte il campionato dopo un mercato estivo da un miliardo di euro (e non è finita)

Il Napoli di Carlo Ancelotti e soprattutto l’Inter di Antonio Conte, dopo i mega investimenti voluti dai cinesi di Suning, non intendono rassegnarsi al ruolo da comprimari della sempre favorita Juventus

di Marco Bellinazzo


Parte la serie A e fa il pieno di società offshore

6' di lettura

Il campionato di Serie A numero 88 (a girone unico) ha debuttato oggi a Parma con in campo i pluricampioni d’Italia della Juventus che hanno vinto 1-0 (gol di Chiellini nel primo tempo) e si annuncia come uno dei più combattuti degli ultimi anni. Il Napoli di Carlo Ancelotti e soprattutto l’Inter di Antonio Conte, dopo i mega investimenti voluti dai cinesi di Suning, non intendono rassegnarsi al ruolo da comprimari. D’altro canto, il club del presidente Andrea Agnelli ha un organico di tale forza che resta il favorito d’obbligo per il nono scudetto consecutivo e tra i candidati principali per la Champions League.

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I paradossi di una campagna trasferimenti ancora aperta (a differenza ad esempio della Premier League che ha stoppato le trattative il giorno prima dell’inizio dei match lo scorso weekend) rende però ancora non definitivi gli organici di parecchie squadre. I tre battistrada del torneo sono appesi, ad esempio, alla scelta di Mauro Icardi: il centravanti argentino da mesi al centro di un intrigo “psico-economico” è stato messo fuori rosa dall'Inter, è richiesto dal Napoli con un'offerta da quasi 70 milioni di euro, ma è desideroso di accasarsi alla Juventus (dove tuttavia l'ad nerazzurro Beppe Marotta ha più di un motivo per non mandarlo).

La sessione di calciomercato che chiuderà i battenti il prossimo 2 settembre ha già registrato investimenti per oltre un miliardo di euro con un saldo tra entrate e uscite introno ai 300 milioni. A parte le big anche la “classe media” della Serie A ha provveduto a spese di rilievo: dall'Atalanta, attesa all'esordio nella massima competizioni continentale, alla Fiorentina del nuovo patron Usa Rocco Commisso (che sta trattenendo il gioiello Chiesa e ha portato a Firenze la stella Ribery), dal Cagliari del presidente Giulini (che ha reinvestito i 40 milioni guadagnati dalla vendita di Barella) al Bologna di Saputo, che tra riscatti e nuovi ingressi ha staccato assegni per quasi 60 milioni. Perfino le neopromosse hanno piazzato colpi di grande fascino come il Brescia di Cellino, che ha riportato a casa Mario Balotelli. Il bonus fiscale del Decreto Crescita (con il taglio del 50% dell’Irpef sugli stipendi dei calciatori provenienti dall'estero che scatterà dal 2020) ha indubbiamente incentivato gli sforzi di molte società.

La situazione in casa Juve
La Juve deve vendere e deve farlo in fretta. Non tanto o non solo per fare plusvalenze, che impattano nell’immediato sul conto economico e sono ormai diventate un elemento centrale nel player trading bianconero, quanto per liberare spazio alla voce “costo del lavoro”, che allo stato attuale sarebbe pari, per la stagione appena iniziata, a circa 500 milioni.
La concentrazione di top player nell’organico della Juventus, provocata dalle dinamiche del calciomercato estivo che si chiuderà il 2 settembre, sta infatti determinando un appesantimento sia a livello di ingaggi che di ammortamenti difficilmente sostenibile a medio-lungo termine. Il costo del personale tesserato per la Juventus, infatti, nel primo semestre 2018/19 è stato pari a 143 milioni (comprensivo di imposte) con ulteriori 78 milioni per l'ammortamento dei cartellini. Proiettando questi numeri sull'intera stagione si raggiunge un monte ingaggi lordo di 286 milioni (rispetto ai 233 milioni della stagione precedente) e una quota ammortamenti di 156 milioni (contro i 108 della stagione 2017/18). In totale il costo della rosa juventina dovrebbe attestarsi perciò intorno ai 440 milioni per l'annata appena conclusa.

A ciò va aggiunto per la stagione 2019/20 il peso finanziario dei nuovi innesti – De Ligt, Rabiot, Ramsey, Higuain – che vale a titolo di stipendi lordi per oltre 50 milioni (in attesa dei benefici fiscali del Decreto Crescita per i primi tre calciatori che scatteranno nel 2020) e quello per gli ammortamenti (almeno 20 milioni) degli acquisti già effettuati (tranne ovviamente per i “parametri zero”), anche se alcuni giocatori sono andati altrove in prestito, come Romero. In definitiva, senza cessioni, la Juve ad oggi dovrebbe avere un costo della rosa complessivo intorno ai 500 milioni. A cui devono sommarsi oltre 120 milioni di altri costi operativi.
A fronte di ciò la crescita del fatturato strutturale del club presieduto da Andrea Agnelli non è al momento sufficiente. Secondo le stime di Banca IMI il giro d'affari dovrebbe raggiungere nell'esercizio 2019/2020 ricavi operativi per circa 500 milioni, al netto delle plusvalenze. Queste ultime stanno assicurando entrate costanti e fiorenti anche in questa sessione di mercato (si pensi ai circa 30 milioni per Cancelo passato al City), ma è chiaro che non possono garantire sempre e comunque il riequilibrio dei conti.

Le inseguitrici
Il Napoli ha messo a segno l'acquisto più costoso della presidenza di Aurelio De Laurentiis con Hirving Lozano, pagato 40 milioni di euro. Un acquisto che ha anche un valore economico in entrata. Lozano dà al Napoli la priorità di accesso in un mercato incredibilmente passionale come quello messicano, anche se andranno create le condizioni per approfittarne in ambito commerciale. Entro il 2 settembre, dopo quelli di Manolas, Di Lorenzo e del giovane centrocampista Elmas, la tifoseria (che finora ha risposto tiepidamente con circa 9mila abbonamenti sottoscritti nonostante i prezzi ribassati) si attende un grande nome. Le cessioni messe a punto nel corso dell'estate hanno fornito alla dirigenza partenopea le munizioni finanziarie necessarie (circa 100 milioni). Il mantra dell'equilibrio dei conti non si affievolisce mai in casa Napoli.

Chi non ha badato a spese è stata l'Inter di Suning che ha affidato a Marotta e Conte la gestione dell'area tecnica per tornare a primeggiare e dare lustro nel mondo alla proprietà cinese. Il club nerazzurro non si nasconde più e può muoversi più liberamente senza i vincoli delle sanzioni Uefa. Ripulito lo spogliatoio dalle scorie e dalle polemiche delle scorse stagioni con l'allontanamento dei giocatori ritenuti non congrui al progetto Conte (con sacrifici economici non indifferenti), è più che probabile che per accontentare l'ex ct della Nazionale al colpo Lukaku, il centravanti belga pagato più di 65 milioni, se ne aggiungeranno altri nei prossimi giorni. Anche se la zavorra del caso Icardi incide non poco sulle manovre di mercato.

La Roma fuori dal giro Champions e con una nuova dirigenza sportiva è riuscita a luglio a collocare un bond da 275 milioni a un tasso del 5% circa rispetto al 7 del vecchio debito. Una iniezione di liquidità e un risparmio sugli interessi annuali di oltre 5 milioni che ha permesso di rinnovare i contratti dei big (Dzeko, Under e Zaniolo) e blindare la rosa. Entrate (con l'inserimento in rosa del portiere Pau Lopez pagato 23 milioni) e uscite sono state studiate dal nuovo ds Petrachi all'insegna del massimo equilibrio. Ora tocca al team guidato dal neo-trainer Fonseca aiutare le finanze del club. Tornare in Champions e risolvere la questione stadio sono più che mai vitali per non avvitarsi in una nefasta spirale deficit-indebitamento/indebolimento della rosa.

Il Milan del fondo Elliot ha dato mandato al duo Boban-Maldini di gestire la difficile transizione tecnica cercando di acquisire giocatori funzionali alle strategie del mister Giampaolo liberandosi contemporaneamente di tesserati con ingaggi non in linea con le attuali possibilità economiche di un club sorvegliato speciale in ambito Uefa. Al momento, al netto di qualche remunerativa cessione (come quella di Cutrone volato in Premier) l'esborso si avvicina agli 80 milioni di euro.

La posta in palio dei diritti tv
La Lega nelle prossime settimane si giocherà gran parte delle sue ambizioni per il futuro nel tentativo di non perdere definitivamente la scia di Premier, Liga e Bundesliga. A breve dovranno essere messi all'asta i diritti tv per il ciclo 2021/2024 ed entro la fine di settembre si dovrà prendere una decisione sul progetto di Mediapro di creare un canale della Serie A da vendere a brodcaster, telco e operatori internert (ott) sul modello di quello realizzato per la Liga spagnola e che sarà implementato in Francia per la Ligue 1 a partire dal 2020. Il business plan dei sino-catalani presenta ancora molte aree di incertezza ma per diversi presidenti rappresenta un'occasione unica per aumentare i guadagni. Il prossimo bando rischia infatti di vedere il partner storico della Lega, Sky (che ora si muoverà con le logiche proprie della nuova governance americana di Comcast), non più disposto a pagare le stesse cifre assicurate fin qui per un prodotto che ha negli ultimi anni ha smarrito qualità e spettatori, anche a causa del fardello pirateria (le campagne di sensibilizzazione sono positive ma la radicalizzazione del fenomeno ormai è devastante e merita risposte più articolate da parte di tutti gli “stakeholders”).

Un campionato più competitivo, con squadre tatticamente più disposte al bel gioco e allenatori capaci di dare un'identità in questo senso (da Sarri a Giampaolo), meno spazio alle polemiche possono aiutare a non sminuire il valore della principale manifestazione calcistica tricolore.

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