Il Graffio del lunedì

Calcio serie A, inarrestabile Spalletti con il Napoli delle otto meraviglie

Il Napoli non perde un colpo, il Milan semina bene, Inter troppo nervosa

di Dario Ceccarelli

Calcio, Vezzali: "Derby Milan-Inter a San Siro al 100%? Perche' no"

5' di lettura

E adesso? Con il Napoli delle otto meraviglie che guida la classifica a quota 24, chi lo tiene più Luciano Spalletti? Sarà dura, molto dura. Perchè lui, il tecnico del Napoli, ancora più di Osimhen, ti stordisce con i suoi slalom verbali.
Ci si chiede inutilmente: cosa avrà mai voluto dire Spalletti con quella parola? A chi voleva alludere con quella strana metafora? Niente da fare: con l’ermetico Luciano, nato a Certaldo come il Boccaccio, fior di linguisti sono andati a sbatterci la testa senza riuscire a decifrare la sua misteriosa lingua, curiosa miscellanea tra un forbito toscanismo rinascimentale e un moderno supercazzolismo 2.0.

Alla vigilia della sfida con il Torino (vinta con qualche fatica dal Napoli grazie a uno svettante colpo di testa di Osimhen), Spalletti aveva lanciato un serio allarme: «Ci sono degli spaventatori professionisti che creano questo clima di attesa verso qualche inconveniente, mentre io che passo per uno che vede i fantasmi preferisco concentrarmi sugli aspetti positivi…»

Loading...

Il Napoli non perde un colpo

Insomma, il Napoli, secondo Spalletti, doveva fare i conti con gli “spaventatori”. Chi siano questi loschi figuri che minacciano la capolista e la regolarità del campionato, non è chiaro ma non importa. Quella che conta, e qui usciamo dallo scherzo, è che il Napoli non perde un colpo. Con il Torino ha faticato, è vero, ma ha anche preso un palo e un gol gli è stato annullato. Poi va ricordato che una striscia di otto risultati positivi non si vedeva dai tempi di Sarri. Inoltre, ed è un altro merito di Spalletti, il Napoli ha realizzato 19 reti subendone solo 3. Con la migliore difesa del campionato, il tecnico ha messo in sicurezza la squadra. Purtroppo Spalletti non è riuscito a fare altrettanto con la sua vecchia Panda, rubatagli dopo un allenamento, ma insomma non tutti i mali vengono per nuocere visto che quell’auto inquinava più delle sigarette di Sarri. Chi preoccupa invece è Insigne che con il Torino ha sbagliato un altro rigore, il secondo consecutivo. Che gli “spaventatori” l’abbiano giurata al buon Lorenzo?

Non è ancora una buona Juve

Sempre ottimista, pur avendo dieci punti in meno di Spalletti, è Max Allegri, uno che non molla mai, a parte le fidanzate. La Juventus, confermando la sua tradizione positiva contro la Roma, s’impone 1-0 con un gol un po’ casuale di Kean. È il quarto successo consecutivo che porta i bianconeri a un punto dalla Roma e a tre dall’Inter con la quale, domenica prossima, ci sarà lo scontro diretto.

Non è ancora una buona Juve. Come direbbe Mourinho, è una Juve “risultatista” che vince giocando di rimessa. Però fa punti e risale dagli abissi. Non avendo un grande centrocampo, ha lasciato il gioco alla Roma. Però i giallorossi non hanno colpito e anche quando, su rigore, hanno avuto l’occasione per farlo, hanno sbagliato con Veretout, il cui tiro è stato neutralizzato da Szczesny.

La decisione giusta di Orsato

Qui c’è stato gran rumore perché l’arbitro Orsato ha fischiato subito il penalty non concedendo alla Roma il vantaggio, che poi sul proseguimento avrebbe portato al gol di Abraham. La decisione di Orsato è però giusta perché il fallo del portiere bianconero su Mkhitaryan era netto e in quell’istante non si poteva capire come sarebbe finita l’azione dei giallorossi.

Serie A, la Juve batte la Roma tra le polemiche

Orsato ha invece fatto una “cappella” facendosi riprendere dalle telecamere di Dazn mentre diceva a Cristante che “il vantaggio sul rigore non si dà mai”. Non è vero, si può dare, ma con una controindicazione: che se poi l’azione dell’attaccante sfuma, tornare indietro per assegnare il rigore non è più possibile.

Diciamo che Orsato ha fischiato bene e parlato male. Una volta, in campo, gli arbitri parlavano molto meno. Adesso tutti hanno diritto di parola. E infatti, nonostante il var, sembra di essere al mercato.

La competizione Milan-Inter

Come ai vecchi tempi, a Milano ci sono due Milano: quella milanista, che se la ride, quella interista, che se la rode. Facile intuire le ragioni: a parte quei cinque punti in più in classifica dei rossoneri, la questione è più di sostanza. Quel Diavolo del Milan, come si è visto con il Verona, sa vincere anche quando sbaglia, cioè quando Pioli, con una squadra già penalizzata da assenze pesanti, parte rinunciando a gente come Leao, Tonali e Kjaer. Quando però la frittata sembra fatta (con i rossoneri sotto di 2 gol) nella ripresa il Milan ribalta il Verona grazie agli innesti di Leao e di Castillejo. Che Leao sia un talento fuori dal comune è noto. Su Castillejo, l’elettrico biondo che fa impazzire il mondo, invece non era così evidente.

Il Milan sta seminando bene

«Non mi voleva più neanche mia madre» ha infatti confessato in lacrime lo spagnolo. Che dire? Che il Milan sta seminando bene: è secondo in classifica e, chiunque entri dalla panchina, rende quanto un titolare, sopperendo alla nera macumba degli incidenti assortiti.

Ogni tanto però c’è un colpaccio di fortuna: per esempio quel Giroud, inesistente, che improvvisamente di testa avvia la rimonta. E Poi quell’Ibra che da buon spauracchio fa perdere la testa al veronese Gunter, costringendolo praticamente all’autorete. Povero Gunter: magari il pasticcio l’avrebbe fatto lo stesso, ma così, con l’ombra del Mega Ibra addosso, è stato ancora più fantozziano.

Nervosi invece gli interisti

Da una possibile vittoria con la Lazio, gli interisti si ritrovano con un 3-1 che fa male in tutti i sensi. Perfetta per un’ora, l’Inter esce sconfitta per una serie di episodi da vecchio film comico, magari con Lino Banfi nel mitico ruolo di Oronzo Canà. Qui ad andare nel pallone non è però l’allenatore, ma tutti i giocatori dell’Inter che sul gol del vantaggio di Anderson vengo colti da una insostenibile crisi di nervi.

Il fatto nasce all’81’ quando Dimarco va a terra dopo uno scontro scontro con Lucas Leiva. Solo che Lautaro Martinez prosegue l’azione approfittando del vantaggio. Sul capovogimento di fronte, Anderson segna il 2-1 proprio nella zona di campo dove Dimarco è ancora per terra. A questo punto si scatena il finimondo con un diluvio di cartellini gialli e accenni di rissa. Certo, in un mondo ideale, i laziali avrebbero potuto gettare in tribuna il pallone. Ma non all’Olimpico in quel calderone di boati e di insulti. E poi è stata l’Inter a proseguire l’azione con Lautaro.

Un crollo emotivo esagerato, quello nerazzurro, che deve far riflettere Inzaghi. Certo avranno anche pesato i voli intercontinentali per le nazionali, ma l’Inter deve tornare da un bravo psicologo per farsi passare queste ossessioni compulsive da complotto ai suoi danni prima che, al prossimo rigore non dato, tutti i nerazzurri finiscano per sbaglio in una manifestazione no vax. Dove c’è sempre posto per tutti.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti