Il graffio del lunedì

Calcio serie A, il ritorno di Ibra Re Mida e le sfide al vertice di Inter e Juventus

Per rivedere lo svedese con la maglia del Milan a San Siro contro la Sampdoria ci saranno 60mila persone. L’eccesso di euforia della Roma e il cinismo della Lazio

di Dario Ceccarelli

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(EPA)

Per rivedere lo svedese con la maglia del Milan a San Siro contro la Sampdoria ci saranno 60mila persone. L’eccesso di euforia della Roma e il cinismo della Lazio


3' di lettura

Ma come è vecchio, e superato, il calcio italiano! E come è vecchio il Milan (in effetti ha 120 anni…) se, per rinascere, ha bisogno del grande vecchio Ibrahimovic, formidabile mercenario cui spetterà l'ardua impresa di far ripartire i rossoneri dopo la batosta con l'Atalanta. Un'impresa quasi impossibile, un miracolo, come far risorgere Lazzaro o impedire che i parlamentari Cinque Stelle cambino partito dopo ogni intervento di Di Maio.

Quando si dice “vecchio”, a proposito dello svedese, lo si dice non affettuosamente: perché a 38 anni, e con un pesante infortunio a un ginocchio, un centravanti di solito viene rottamato in Cina o in qualche ricco paese arabo con palme, deserto e cammelli. A Ibra invece, con un atto di fede quasi superstizioso, si chiede di rovesciare il corso di un campionato fin qui disastroso, quasi che Zatlan fosse Re Mida cui basta toccare il malato per trasformarlo in oro.

L'oro semmai va nelle sue capienti tasche per rimorchiare il Milan fino a giugno. Poi tanti saluti e ognuno per la sua strada. Il Milan a reinventare il suo futuro, Ibra a godersi il suo ingordo presente.

Intendiamoci: lo svedese, come direbbe Mourinho, non è un pirla. Nel suo ruolo ha pochissimi rivali. Ibra è uno che segna da qualsiasi posizione: di testa, di piede, di tacco. Ha una potenza di tiro eccezionale. Da solo spaventa una difesa. Dieci anni fa, però. Ora può inventarsi qualche gol, aumentare l'autostima, portare dei punti in più perché è Ibrahimovic. Ma il Milan deve pensare al futuro. Investire nei giovani, avere un progetto, una presidenza motivata (e con risorse adeguate) che non pensi solo a un nuovo stadio.

Certo questo pomeriggio a San Siro contro la Sampdoria ci saranno 60mila persone. Ma per il Milan è solo un antidolorifico. Poi i dolori tornano. E tornare indietro, nella vita come nel calcio, non fa mai bene. I grandi monumenti sono fatti apposta per essere abbattuti. Come a Molmoe, dove la statua del centravanti svedese è stata deturpata dai vandali. Ma forse, come nelle fiabe, il vecchio Ibra sarà più forte anche dei gufi e dei teppisti.

Riecco il campionato, allora, di questa Epifania calcistica. In attesa di vedere come ripartirà la sfida tra Inter e Juventus, l'antipasto è stato stuzzicante. Soprattutto per la Lazio che battendo a fatica il Brescia con una doppietta di Immobile (2-1) ha “suonato la nona”, nel senso che ha eguagliato il record di Eriksson(1989-90) di nove vittorie consecutive. Una corsa fantastica che l'ha portata in terza posizione alle spalle di Inter e Juventus, in campo questo lunedi contro Napoli e Cagliari.

Dire che la Lazio, dopo i bagordi delle Feste, abbia entusiasmato, sarebbe una forzatura. È stata cinica, come sanno fare le grandi squadre quando ne incrociano una con un minore tasso tecnico. Nel Brescia, in dieci per l''ingenua espulsione di Cistana, ha brillato Balotelli, autore della prima rete che aveva illuso i lombardi. Su Balotelli, a parte i soliti ululati degli ultrà laziali (che fantasia..), va segnalato che per la seconda volta ha segnato all'inizio di un decennio.

Lo aveva fatto il 6 gennaio 2010 in Chievo-Inter, lo ha rifatto questa domenica 5 gennaio 2020 contro la Lazio. Mica male. Non è da tutti battezzare ogni decennio con un gol. Balotelli è così: genio e sregolatezza, lo conosciamo. Peccato che in mezzo a questo decennio non sia sempre stato altrettanto sul pezzo. Da qui agli Europei di Russia ha comunque l'occasione per prendersi una rivincita su chi lo fischia o non lo ritiene adeguato alla maglia azzurra.

Non riparte invece la Roma, battuta all'olimpico dal Torino grazie a una doppietta di Belotti. Al di là delle scarse prestazioni di Dzeko e Zaniolo, resta una sensazione: che sulla “Maggica” abbia influito un certo eccesso di euforia post natalizio alimentato anche dagli entusiasmi per l'arrivo del futuro proprietario Dan Friedkin. Si parla più di mercato, e di quello che sarà, che di quello che si fa. Un vizio capitolino, non solo calcistico. E così, dopo 5 risultati utili consecutivi, il nuovo corso giallorosso ricomincia con una stecca. Nulla di male, la Roma resta comunque al quarto posto, ma Atalanta e Cagliari hanno la possibilità di avvicinarsi.

Ultimo, ma non più ultimo, il Genoa che grazie a un rigore di Criscito e un gol di Pandev, lascia alla Spal (battuta dal Verona) la maglia nera del campionato. Per il nuovo allenatore del Genoa, Davide Nicola, un buon debutto aiutato anche da diverse bizzarrie dell'arbitro Irrati che hanno spianato la strada ai rossoblù . Napoleone diceva che i generali migliori erano quelli più fortunati. Probabilmente vale anche per gli allenatori.

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