il graffio del lunedì

Calcio, il caso Milan: vince, gioca bene ma vuole cambiare tutto, Pioli compreso

In attesa del posticipo di lunedì tra Lazio e Juve e dopo i pareggi di Inter, Roma e Atalanta, spicca l’attitudine della società rossonera a ripartire ogni anno da zero

di Dario Ceccarelli

Milan-Bologna, Pioli: "La squadra si diverte e ora va centrata l'Europa"

In attesa del posticipo di lunedì tra Lazio e Juve e dopo i pareggi di Inter, Roma e Atalanta, spicca l’attitudine della società rossonera a ripartire ogni anno da zero


3' di lettura

Di solito in questa rubrica, per banali motivi gerarchici, si parla soprattutto di Juventus e Inter (inutile 2-2 con la Roma, bye bye scudetto). E poi, a scalare, della formidabile (anche se in lieve flessione) Atalanta di Gasperini e della Lazio di Simone Inzaghi grande rivelazione della fase ante lockdown del campionato. Ora la Lazio batte in testa ma comunque vada in questo posticipo del lunedi con la Juve, ha comunque tenuto alta la bandiera del calcio romano, considerando gli alti e bassi della non sempre magica Roma di Fonseca.

Tutto questo preambolo, per arrivare a una questione che molto preme agli irriducibili supporter del Milan dei quali vogliamo farci indegni portavoce: ma vi sembra normale quello che sta succedendo nella società rossonera? Vi sembra normale, sensato e lungimirante che una squadra, che viaggia a velocità da scudetto (sei vittorie e due pareggi da quando è ripreso il campionato), che ha realizzato più reti (25) della tanto decantata Atalanta , che in pochi minuti ha rifilato quattro ceffoni ai premiati lor signori bianconeri, beh vi sembra normale che il suo allenatore, Stefano Pioli, cioè l'artefice della straordinaria risalita, sia già stato liquidato dai vertici societari per far posto a questo Ralf Rangnick, professore tedesco di ginnastica e inglese di 62 anni, il cui unico fiore all'occhiello è quello di essere un top manager della Red Bull?La domanda è chiaramente retorica perchè chiunque, con un minimo di buon senso, risponderebbe: no che non si può! Ma scherziamo? Primo perchè Pioli, dopo aver ereditato solo macerie ingombranti, ha costruito mattone per mattone un palazzo quasi perfetto, un bosco verticale, da far invidia a quel bauscia (nel senso di interista) dell'architetto Stefano Boeri. E quindi, proprio per l'ottimo lavoro svolto, a Pioli va rinnovata la fiducia, anche per non dover (di nuovo) ricominciare daccapo. Secondo perchè Rangnick, per ricevere una investitura così incondizionata, finora non ha fatto nulla di memorabile.

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Eppure, a leggere le osannanti cronache che lo riguardano, viene già descritto come un nuovo fantastico Special One, cui verrà concesso un potere planetario che neanche Conte o Sarri si sognano. Non solo infatti il Professore andrà in panchina, ma sarà anche responsabile assoluto del mercato e dell'area tecnica. Una specie di Putin del mondo del calcio che potrà fare quello che nessun altro allenatore del Milan, negli ultimi anni, ha potuto fare. Ivan Gazidis, l'attuale a.d. rossonero, ha infatti assicurato a Rangnick un programma triennale accompagnato da un budget di quasi 80 milioni di euro più la metà delle cessioni in arrivo. Insomma, in tesoretto da un centinaio di milioni, che né Pioli né Gattuso hanno mai ricevuto in dote. Come non hanno mai goduto, pur avendo alla fine ottenuto ottimi risultati, della piena fiducia della società. Sempre appesi al filo sottile di una partita storta o di una dichiarazione sbagliata. E poi, alla fine del lavoro, un bel calcio nel sedere come ringraziamento. La squadra va bene? Gioca a memoria e fa tanti gol? Molti giocatori sono cresciuti trovando finalmente una loro dimensione? Ottimo: chiamiamo il mago della Red Bull, e ricominciamo daccapo. Prima con Gattuso, poi con Pioli: lo stesso errore. Buttare via l'usato sicuro per un nuovo assolutamente incerto.Vogliamo dirlo? I tifosi del Milan, per indole più bonaccioni dei colleghi interisti, hanno pazientato fin troppo. Tutte le loro bandiere (Gattuso, Boban, Pioli, Maldini appeso a un filo) stracciate via per un progetto tutto incentrato su un allenatore semi sconosciuto che porterà con sé una corte di una decina di collaboratori che, naturalmente, a Milano non verranno certo gratis.

Quello che molti dirigenti non hanno ancora capito, ma non solo i rappresentanti di fondi stranieri come Gazidis, è una cosa semplice ma complessa allo stesso tempo: che il calcio una alchimia strana e delicata, un raffinato prodotto artigianale dove non basta buttarci dentro dei milioni per arrivare al top. Lo dimostrano piccoli gioielli come l'Atalanta o il Sassuolo. Ci vuole occhio, pazienza e , come diceva con un francesismo Arrigo Sacchi, una buona dose di bus de cul, cioè tanta fortuna. Nel senso che, quando le cose vanno male, bisogna saper aspettare. Che prima o poi i buoni frutti arriveranno. Solo che al Milan i buoni frutti, come vecchie arance invendute, finiscono tra i rifiuti del mercato

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