l’annuncio

Calenda lascia il Pd: «Accordo con M5S vuol dire rinunciare a fare politica». Zingaretti: ripensaci, abbiamo bisogno di te

Carlo Calenda si è dimesso dalla direzione del Pd con una lettera a Nicola Zingaretti e Paolo Gentiloni, rispettivamente segretario e presidente del partito. Decisiva per la decisione l'alleanza con M5S

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Carlo Calenda esce dalla sede del PD con la tessera d'iscrizione al partito democratico, 6 marzo 2018 a Roma. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Carlo Calenda si è dimesso dalla direzione del Pd con una lettera a Nicola Zingaretti e Paolo Gentiloni, rispettivamente segretario e presidente del partito. Decisiva per la decisione l'alleanza con M5S


3' di lettura

Carlo Calenda si è dimesso dalla direzione del Pd con una lettera a Nicola Zingaretti e Paolo Gentiloni, rispettivamente segretario e presidente del partito. Decisiva per la decisione l'alleanza con M5S. Nel lungo testo l'eurodeputato annuncia di lasciare la carica dirigenziale. L’entourage ha successivamente chiarito che Calenda non rinnoverà la sua tessera Pd. Nel pomeriggio di mercoledì, dopo le consultazioni dal presidente della Repubblica Mattarella, il segretario del Pd, Nicola Zingaretti ha lanciato un appello a Calenda: «Se nascerà un governo con M5s in questa sfida il Pd ha bisogno anche delle voci critiche, soprattutto se provenienti da personalità autorevoli e competenti come te. Ho e abbiamo bisogno di te, perché solo uniti potremo cambiare il destino di un Paese che, fino a pochi giorni fa, sembrava trascinato per inerzia verso un declino economico, civile e democratico senza precedenti».

«Lavorerò in Europa nel gruppo SeD, mentre in Italia rafforzerò Siamo Europei per dare una casa a chi vuole produrre idee concrete per una democrazia liberal-progressista adatta a tempi più duri e non ha paura del confronto con i sovranisti» scrive Calenda, alludendo in conclusione alla possibilità di una futura collaborazione con il Pd da parte di quello che dovrebbe essere un nuovo partito.

«Dal giorno della mia iscrizione - scrive Calenda nella lettera - ho chiarito che non sarei rimasto nel partito in caso di un accordo con il M5S. La ragione è semplice: penso che in democrazia si possano, e talvolta si debbano, fare accordi con chi ha idee diverse, ma mai con chi ha valori opposti. Questo è il caso del M5S».


«Stringendo l'alleanza con il M5S, il PD rinuncia a combattere per le sue idee e i suoi valori. E questo non posso accettarlo», continua.

«Ma non è solo per ragione di coerenza o di serietà che avremmo dovuto scegliere la strada delle elezioni. Dare vita in questo modo a un Governo con Grillo e Casaleggio vuol dire rinunciare a fare politica. I progressisti vengono sconfitti in tutto il mondo perché negli ultimi trent'anni non hanno visto il prodursi di una frattura profondissima tra progresso e società. Il nostro futuro dipende dalla capacità di capire cosa è accaduto e proporre una visione e un progetto adatto ai tempi. Da qui non si scappa e non si può scappare».

«Lascio una dirigenza di cui non mi sento più parte, non una comunità che sono orgoglioso di rappresentare. Le 280mila persone che mi hanno accordato il loro voto di preferenza alle elezioni europee sapevano perfettamente come mi sarei comportato in caso di accordo con i 5S. A loro devo innanzitutto coerenza. Lavorerò in Europa nel gruppo SeD, mentre in Italia rafforzerò Siamo Europei per dare una casa a chi vuole produrre idee concrete per una democrazia liberal-progressista adatta a tempi più duri e non ha paura del confronto con i sovranisti. Cercherò di mobilitare forze nuove. La mancanza di decoro generalizzata degli attori di questa crisi dimostra chiaramente che c'è l'urgenza di chiamare all'impegno una nuova classe dirigente. Le elezioni arriveranno. Le avete solo spinte più in là di qualche metro. Quando sarete pronti a lottare ci troveremo di nuovo dalla stessa parte», conclude Calenda.

«È una decisione annunciata della quale non posso che essere dispiaciuto. Calenda è una personalità importante mi auguro ci siano delle condizioni perché ci possa riflettere». Così il vice segretario del Pd Andrea Orlando ha commentato la decisione di Carlo Calenda. «Il Pd è una comunità che sta discutendo dal 26 luglio - ha continuato - Nel frattempo gli scenari sono costantemente cambiati. Mi auguro che Calenda possa essere tra i protagonisti della discussione».


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