LA CRISI DOPO LA TORNATA ELETTORALE

Calenda: «Se Pd si allea con M5S il mio tesseramento sarà il più breve della storia»

di Andrea Carli

(ANSA)

3' di lettura

Dopo la débâcle alle elezioni politiche nel Pd è aria da resa dei conti per una nuova leadership. Nell’attesa che lunedì si riunisca la direzione del partito, continua l’assedio al segretario Matteo Renzi, che ha congelato le dimissioni, in attesa dell’elezione dei presidenti di Camera e Senato e forse della formazione di un nuovo governo. Una soluzione che consente all’ex presidente del Consiglio di scongiurare un accordo, che lui definisce «inciucio», tra Dem e Cinque Stelle. Ed è proprio sull’opportunità di aprire un dialogo con M5S o su quella di rimanere per un giro fuori dal Palazzo che si consuma lo scontro, più o meno sottotraccia, all’interno del partito tra alcune correnti di minoranza e il segretario.

Salvini: c’è accordo Gentiloni-Di Maio per poltrone e Governo?
Non sono solo i grillini a osservare quanto accade a sinistra. Anche il leader della Lega Matteo Salvini volge lo sguardo da quella parte anche se, davanti alla riconferma per un anno da parte di Gentiloni dei vertici dei servizi segreti, in scadenza, confida: «Non vorrei ci fosse un accordo Gentiloni-Di Maio dietro l’angolo a partire dalle poltrone per arrivare al Governo». Per adesso le due forze politiche uscite vincitrici dalla tornata elettorale sperano per superare l’impasse in una crisi nel Pd e in una nuova scissione all’interno del partito. Al Nazareno, sede dei Dem, è tempo di malumori e sospetti.

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Le due ipotesi per il dopo Renzi: Calenda e Zingaretti Due nomi si profilano per il dopo Renzi. Il primo è quello di Carlo Calenda. Il ministro dello Sviluppo economico ha ritirato questa mattina la tessera del partito, una scelta che ha fatto allo scopo di risollervarlo dopo la sconfitta. Calenda ha chiarito di non volersi candidare alla segreteria («se cercano un anti Renzi non sono io», ha spiegato su twitter), che «il Pd ha un leader ed è Paolo Gentiloni che è a Palazzo Chigi», e ha chiuso all’ipotesi di un’alleanza con M5S: «Se il Pd si allea con M5S il mio tesseramento sarà il più breve della storia». «Il voto - è il messaggio - non va tradito». Il secondo nome è quello di Nicola Zingaretti: il neo-rieletto governatore del Lazio, unico trionfatore con maglia Pd nella Waterloo Pd del 4 marzo, ha proposto di «far prevalere il noi all’io». Entrambi potrebbero scendere in campo alle primarie, nel caso in cui si decidesse di trovare una nuova leadership attraverso quel canale. Ma il primo appuntamento, nel quale si misureranno le forze in campo, è comunque la direzione di lunedì.

Minoranza in fermento
In queste ore la minoranza è in fermento. Mentre il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini chiarisce di non aver mai sostenuto un accordo con i Cinque Stelle, il governatore della Puglia Michele Emiliano guarda a M5S. Uno stop arriva invece da Andrea Orlando: il ministro della Giustizia ricorda che «il 90% del gruppo dirigente del Pd è contrario ad un’alleanza con il M5S», e allo stesso tempo rivendica una reggenza collegiale del partito. I che significa dimissioni inequivocabili da parte di Renzi e una delegazione “pluralista” alle consultazioni che si faranno al Quirinale.

La proposta di una gestione collegiale del partito
Nel dibattito interviene anche il capogruppo al Senato Luigi Zanda: da una parte ricorda che gli elettori hanno deciso che il Pd deve essere all’opposizione, chiudendo così all’ipotesi di un sostegno a un esecutivo Cinque Stelle - in linea con la posizione di Renzi -; dall’altro torna a chiedere le dimissioni immediate del segretario dem per consentire che Maurizio Martina, “reggente in pectore”, traghetti il Pd verso il congresso. Anche secondo il presidente del Piemonte Sergio Chiamparino i democratici devono rimanere all’opposizione. Ciò detto, si dice a favore di un dialogo con M5S perché i cittadini hanno scelto loro e la Lega. Nessun tabù, dunque. Soprattutto ora, in questa fase di confronto acceso e di regolamento di conti tra Renzi e i suoi avversari.

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