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Calgary dice no a Olimpiadi invernali 2026. Favorito il duo Milano-Cortina

di Micaela Cappellini


Olimpiadi 2026, in corsa Milano-Cortina

2' di lettura

Gli abitanti di Calgary hanno detto no alle Olimpiadi Invernali del 2026. Con il 56,4% dei voti al primo referendum cittadino della sua storia - secondo i primi risultati, non definitivi, resi noti dal Comune nella notte - la città canadese ha scelto di mettere una pietra tombale sulla propria candidatura a ospitare i Giochi del 2026, lasciando così la strada spianata per il tandem Milano-Cortina, attualmente favorito rispetto a Stoccolma, dati i recenti tentennamenti della capitale svedese.

Il referendum si è svolto martedì 13 novembre. I cittadini hanno votato fra le 8 e le 20: oltre 304mila quelli che si sono presentati ai seggi, su una popolazione di poco più di un milione di abitanti. Alle ultime elezioni locali, i votanti erano stati 387mila, pari al 58% degli aventi diritto.
Oltre che il primo referendum cittadino, quello di martedì è stato anche i primo appuntamento elettorale a Calgary in cui le schede erano sì cartacee, ma sono state contate elettronicamente, con speciali macchine che hanno ridotto a solo due ore i tempi dello scrutinio.

Dopo aver ospitato le Olimpiadi invernali a Montreal nel 1976, nella stessa Calgary nel 1988 e poi a Montreal nel 2010, il Canada dunque rinuncia alla possibilità di correre di nuovo. Il 9 ottobre scorso, quando furono presentate le candidature ufficiali, dopo il ritiro della giapponese Sapporo, della svizzera Sion e dell'austriaca Graz, Calgary era in corsa insieme a Stoccolma e Milano-Cortina. Ora, invece con buona probabilità sarà fuori.

Olimpiadi 2026, la candidatura Milano-Cortina

Olimpiadi 2026, la candidatura Milano-Cortina

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L’esito del referendum in sé, infatti, non è ancora vincolante per Calgary, il sì o il no alla candidatura dovrà essere ratificato da un voto a maggioranza qualificata dei consiglieri comunali della città, 10 su 15. Un mese fa, quando il consiglio si è riunito e ha votato per la prima volta sul tema, i contrari erano stati 8 e i favorevoli 7: per questo si era deciso di rimettere la decisione alla popolazione. Ma ora è piuttosto chiaro che i no prevarranno alla City Hall: del resto, fin dall'inizio era stato detto con chiarezza che sia i 700 milioni di dollari canadesi promessi dal governo provinciale dell’Alberta, sia gli 1,452 miliardi stanziati dal governo federale di Justin Trudeau (circa 970 milioni di euro) sarebbero stati messi sul piatto solo in caso di vittoria del sì al referendum cittadino. E il sì non c’è stato.

Quale sarebbe stato il budget complessivo a disposizione di Calgary, se avesse continuato la sua corsa? Oltre 5,1 miliardi di dollari canadesi in tutto, circa 3,4 miliardi di euro, di cui 2,8 miliardi pubblici e 2,2 privati. Tra i fondi pubblici, oltre a quelli provinciali e federali, sarebbero rientrati anche i 390 milioni di contributo della città di Calgary. L’idea era di fare debito e recuperarlo in 20-25 anni, alzando dell’1,5% per cento le imposte sugli immobili cittadini. Per una famiglia media, si sarebbe trattato di 25 dollari in più all’anno: ed è proprio su questo che si era arenato lo scontro in Consiglio comunale.

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