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California, il governatore democratico Newsom vince il voto per la sua conferma

Aiutato dalla risposta alla pandemia, il partito di Joe Biden prevale sui repubblicani che volevano rimuovere Newsom con un referendum

di Marco Valsania

Usa, Newsom supera il referendum: resterà governatore California

4' di lettura

Una vittoria per il governatore democratico della California, Gavin Newson. E anche per il Presidente Joe Biden, che per lui aveva fatto campagna alla vigilia del voto e su un suo successo contava per dare spinta al partito di maggioranza ad un anno dalle elezioni per il rinnovo del Congresso.

Netta vittoria di Newsom

Newsom è uscito a testa alta dallo scontro alle urne con i repubblicani che avevano sponsorizzato la campagna per il suo “recall”, una procedura referendaria che consente di “revocare” il mandato del governatore e di sostituirlo con il più votato tra gli aspiranti che si presentano. Con gran parte delle schede scrutinate, il margine di vantaggio di Newsom nello stato più popoloso e con la più grande economia del Paese era di una trentina di punti, 64% contro il 36% - considerato insormontabile.

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Elder, un avversario prestato dalla radio alla politica

Ben 46 candidati si erano presentati in alternativa, guidati dalla personalità radiofonica, afroamericana e ultra-conservatrice, Larry Elder, denunciato dai democratici come un “clone” dell'ex Presidente Donald Trump. Il riconfermato governatore non ha perso tempo nel rivendicare un consenso all'agenda e ai valori promossi dai democratici in opposizione a quel che ha definito il “Trumpismo”. «Il no alla revoca non è l'unico messaggio di questo voto – ha detto Newsom -. Abbiamo detto sì alla scienza. Sì ai vaccini. Sì alla fine della pandemia. Sì al diritto di tutti a votare senza paura di false accuse di truffa e di soppressione delle schede. Sì al diritto fondamentale e costituzionale delle donne a decidere sul proprio corpo, sul proprio destino e futuro. Sì alla diversità».

Il vantaggio democratico

In California i democratici partivano in realtà decisamente avvantaggiati. Gli iscritti al partito sono il doppio rispetto ai rivali repubblicani. Nessun repubblicano ricopre cariche elettive a livello statale ormai da dieci anni. Ma il partito guardava ugualmente con ansia i risultati. Il peso della California come barometro degli umori nazionali non può essere sottovalutato: da sola la sua economia da tremila miliardi di dollari l’anno sarebbe la quinta al mondo.

La paura dell’apatia della base democratica

I democratici temevano le ripercussioni di un calo di entusiasmo e popolarità per Biden, tra continua pandemia e tensioni sul drammatico ritiro dall'Afghanistan, tenesse lontana dalle urne la base democratica. Newsom stesso era stato a sua volta scosso da polemiche, quando l'anno scorso aveva violato l'obbligo a indossare la mascherina durante una cena con benefattori delle sue campagne presso un noto ristorante, French Laundry.Il passato, inoltre, ancora scotta per i democratici californiani. Nel 2003 il governatore Gray Davis perse un “recall” a vantaggio di Arnold Schwarzenegger. Lo stato è però cambiato da allora: ha rafforzato la fama di bastione progressista e accresciuto la propria diversità demografica, con una continua crescita delle minoranze. E i candidati in lizza sono molto diversi: Newsom non è Davis, per carisma e storia, forte di un passato di sindaco di San Francisco dove era stato pioniere delle licenze matrimoniali per la comunità omosessuale. Né Elder è Schwarzenegger, per popolarità e per posizioni politiche, moderate nel caso dell'ex stella di Hollywood.

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La risposta alla pandemia

La risposta alla pandemia e alla crisi è diventata l’asso nella manica a favore di Newsom e dei democratici. Elder si è caratterizzato per l'opposizione a obblighi di mascherine e vaccini. Il governatore ha invece ampliato precauzioni e accesso ai vaccini, intensificato il risanamento di quartieri disagiati afflitti da contagi, aperto alberghi per alleviare il dramma dei senza casa e offerto aiuti economici e assistenza per gli affitti alle famiglie meno abbienti, azioni in linea con gli sforzi nazionali di soccorso dell'amministrazione Biden.

La popolarità di Newsom

Al voto Newsom è arrivato con una popolarità superiore al 50% e un tasso di approvazione del 60% alla sua gestione dell’era del coronavirus. E per la campagna ha raccolto 70 milioni contro i 13 del rivale, ottenendo il sostegno della base come dell’elite di Silicon Valley. Nuove regole elettorali pandemiche che hanno facilitato la partecipazione hanno fatto il resto: hanno permesso un ampio voto via posta, con schede inviate a tutti i 22 milioni di elettori registrati che si sono tradotte nel voto postale del 40% dei californiani.

L’ex sceriffo che lanciò la petizione

La petizione per la revoca del mandato a Newsom, una pratica che ha radici in una tradizione di democrazia diretta fino ad oggi particolarmente popolare in California ma non solo, era stata lanciata da un ex sceriffo, Orrin Heatlie, già all'indomani della sua iniziale inaugurazione nel gennaio 2019. Una dei sei simili richieste, le altre finite nel nulla. Raccolse le necessarie 1,5 milioni di firme per far scattare il voto, solo però grazie a una estensione di quattro mesi concessa da un magistrato a causa delle difficoltà da pandemia.

Sfide aperte dalla povertà all’effetto serra

La sconfitta di Elder e il successo di Newsom non tranquillizza però del tutto i leader democratici: in molti stati americani gli equilibri politici sono molto più incerti rispetto al grande stato occidentale. Profonde tensioni e sfide sociali ed economiche restano inoltre aperte e alla radice della frustrazione degli elettori, anche in California: sperequazioni di reddito e povertà, crisi abitative e devastazioni portate dal cambiamento climatico.

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