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Calo demografico, soffrono di più i piccoli centri

2' di lettura

La crisi demografica è una realtà che interessa tutto il Paese, ma con differenze significative tra i territori. A questo proposito i territori del Nord-Est (Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Veneto) si mostrano, in generale, meno sfavoriti. Secondo lo scenario “mediano” delle nuove previsioni sul futuro demografico rilasciate da Istat lo scorso ottobre, la popolazione dell’area dovrebbe scendere, da qui al 2042, sotto i 7,1 milioni (dati al 1° gennaio), con una perdita di quasi 46mila abitanti, corrispondente ad un calo dello 0,6%. Ed è proprio questa flessione che si mostra ben lontana dal calo decisamente più marcato del Paese nel suo complesso, che tocca il -4,9%.

LA FOTOGRAFIA
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A soffrire di più sono i centri piccoli. La popolazione dei comuni fino a 5.000 abitanti, infatti, dovrebbe ridursi del 4,1%, evidenziando comunque anche in questo caso un andamento migliore rispetto al dato medio nazionale (-9,6%). Disaggregando le informazioni a livello territoriale, spiccano, non solo all’interno della macro-ripartizione, ma anche su scala nazionale, la Provincia Autonoma di Bolzano/Bozen e la Provincia Autonoma di Trento. Entrambe dovrebbero registrare nell’arco del ventennio un aumento del numero di residenti, di circa 32mila unità, pari ad una crescita, rispettivamente, del 5,9% e 6%.

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Il Trentino-Alto Adige è la regione che segna l’incremento più elevato in Italia, seguita solo da altre due regioni, l’Emilia-Romagna (+2,8%) e la Lombardia (+2,4%). Su 24 province che dovrebbero sperimentare un aumento della popolazione solo altre due appartengono alla macro-ripartizione, Verona (+2,8%) e Pordenone (+1,3%).

Esaminando più nel dettaglio i flussi demografici, si evince come gli incrementi riscontrati in queste quattro province del Nord-Est siano però da ricondurre unicamente alla componente migratoria, considerato che il tasso di crescita naturale - ottenuto dalla differenza tra il tasso di natalità e mortalità - è sempre negativo.

Spiccano in tal senso, ancora una volta, la Provincia Autonoma di Bolzano/Bozen e la Provincia Autonoma di Trento, che mostrano, per tutto l’orizzonte previsivo preso in esame, i tassi di crescita naturale migliori a livello nazionale, anche se sempre preceduti dal segno “meno”.

Questi dati aiutano anche a spiegare come, in base allo scenario previsivo delineato dall’Istat, a fronte di un processo di invecchiamento demografico che avanza inesorabilmente senza risparmiare nessuna delle province italiane, la Provincia Autonoma di Bolzano/Bozen e la Provincia Autonoma di Trento saranno nel 2042 - insieme a Ragusa – anche le province con l’indice di vecchiaia più basso, che salirà, rispettivamente, da 129 a 212 (ovvero 212 over 65 contro 100 under 15) e da 167 a 242.

Più in generale, mentre l’attuale indice di vecchiaia del Nord-Est supera leggermente la media Italia (188,2 contro 187,6), nel 2042 è previsto un ribaltamento, con il dato del territorio del Nord-Est (288) che si mostrerà inferiore a quello nazionale (304).

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