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Calo di protezione, Omicron e reinfezioni: perché in autunno il nuovo vaccino sarà per tutti

L’immunologo americano Fauci consigliere della Casa Bianca ha già detto di ritenere molto probabile una nuova dose booster per tutti in autunno

di Marzio Bartoloni

I dati dei vaccinati all'8 maggio 2022

4' di lettura

Omicron e le sue sottovarianti contagiosissime e capaci di bucare i vaccini oltre che responsabili del boom di reinfezioni. E poi il generale calo di protezione delle vaccinazioni che ha spinto il ministero della Salute a suggerire subito una quarta dose a over 80 e fragili per evitare forme gravi di Covid. In vista dell’autunno i segnali per dare vita a una nuova campagna universale con un nuovo vaccino adattato ad Omicron ci sono tutti. Tanto che l’immunologo americano Fauci consigliere della Casa Bianca ha già detto di ritenere molto probabile una nuova dose booster per tutti in autunno. E anche in Italia ci sono le prime voci favorevoli.

Le previsioni degli Usa: 100 milioni di casi e vaccino per tutti

I primi a disegnare uno scenario possibile in vista dell’autunno sono stati gli americani: gli esperti d’Oltreoceano prospettano a causa delle sottovarianti Omicron un'ondata autunno-inverno da 100 milioni di casi Covid. La nuova ondata, legata al rapido evolversi del virus nella famiglia Omicron con le sue sottovarianti che in Sud Africa hanno già scatenato una quinta ondata, comincerebbe questa estate nel Sud degli Usa per poi iniziare a espandersi in autunno nel resto del Paese rischiando di portare con sé, visto l’alto numero di contagi previsti, anche una lunga coda di decessi. Per questo l’immunologo Anthony Fauci predica prudenza perché «non sappiamo per certo cosa succederà» e nei giorni scorsi dopo un incontro con il ministro della Salute italiano Roberto Speranza ha detto di ritenere probabile negli Stati Uniti la raccomandazione del secondo booster (o quarta dose) per tutti tra settembre e ottobre.

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Con sottovarianti Omicron boom di contagi e reinfezioni

A preoccupare sono le new entry della famiglia Omicron, che oltre a a essere molto contagiose hanno mostrato una capacità di sfuggire ai vaccini: in particolare le nuove sottovarianti - le cosiddette Omicron 4 e 5 - che in Sud Africa sono diventate già prevalenti e hanno provocato una quinta ondata e cominciano ora ad affacciarsi anche in altri Paesi, compresa l’Italia. Omicron 4 infatti è stata isolata a esempio nei giorni scorsi dal laboratorio di microbiologia del Sant’Orsola di Bologna e si contano già diversi casi anche di Omicron 5: il laboratorio di Perugia ne ha riscontrati tre. Visto quanto già accaduto in Sud Africa, è presumibile che le nuove sottovarianti rimpiazzeranno presto quelle attuali. Tra l’altro le sottovarianti di Omicron sarebbero anche responsabili di nuove reinfezioni che da mesi crescono in modo costante. Secondo i dati dell’Istituto superiore di Sanità il tasso di reinfezione nell’ultima settimana è salito al 5% e sono ben 400mila i casi totali di nuove infezioni che si sono contate tra i guariti dal 24 agosto 2021 al 4 maggio.

Con lo scenario “americano” 20 milioni di contagi in Italia

Omicron e soprattutto le sue sottovarianti non sembrano provocare una malattia più severa di Covid. Anzi i sintomi di Omicron 4 e 5, da quello che si è potuto vedere nei Paesi dove sono già diffuse, variano un po’ rispetto a quelli della versione Omicron originale: meno colpi di tosse, ma più naso che cola; meno febbre, ma più spossatezza. E poi vertigini, dolore allo stomaco e all'addome, male all'orecchio. Questi sintomi non escludono però il rischio di polmoniti, che resta elevato tra la popolazione non vaccinata e anche tra anziani e fragili. Se si prendono per buoni i numeri dello scenario americano e cioè 100 milioni di contagiati in autunno e inverno su 300 milioni di americani in Italia, fatte le debite proporzioni, si potrebbero contare fino a 20 milioni di italiani infettati. Numeri molto grandi che fanno presagire una certa pressione anche sugli ospedali e il rischio di un numero alto di morti. Da qui la possibilità di proteggerci con una nuova campagna vaccinale universale.

Pregliasco: cala protezione, va rinforzata con nuovi vaccini

Un motivo in più per vaccinarsi deriva anche dal fatto che i vaccini attuali stanno perdendo gradualmente la capacità di proteggerci: innanzitutto dall’infezione con le nuove sottovarianti che sembrano bucare questo scudo. A sottolinearlo tra gli altri è il virologo Fabrizio Pregliasco, docente all'università Statale di Milano. Per Pregliasco quello che «inquieta» in questa fase dell'epidemia con la crescente circolazione di sottovarianti Omicron super trasmissibili e immunoevasive, è «la possibilità di reinfettarsi anche se guariti o coperti dal vaccino». La protezione conferita dall'iniezione-scudo, «se cala nei confronti del contagio, si mantiene ancora per quanto riguarda gli effetti più pesanti della malattia. Ma la vaccinazione - sottolinea però Pregliasco - andrà rinforzata periodicamente con i nuovi prodotti aggiornati», e «istantaneamente con quelli attuali per i soggetti più fragili ai quali è stata suggerita una quarta dose subito».

Ema: a settembre i primi vaccini adattati

In vista dell’autunno ora gli occhi sono puntati sui nuovi vaccini adattati alla variante Omicron su cui stanno lavorando diverse aziende farmaceutiche. E c’è una probabilità «abbastanza alta» di vedere approvato entro settembre a livello Ue il primo vaccino anti-Covid adattato. A confermarlo nei giorni scorsi il capo della task force sui vaccini dell’Ema Marco Cavaleri: «Non è un mistero - ha aggiunto Cavaleri - che quelli più avanti al momento siano i vaccini mRna». I candidati vaccini sono diversi: in pista ci sono ovviamente sia Pfizer che Moderna. Ma anche altre aziende ci stanno lavorando. E ad aprire a una platea molto più ampia per le vaccinazioni autunnali c’è anche il ministro Speranza: «L’ipotesi prevalente è che in autunno, ci auguriamo per l'inizio, potremmo avere un vaccino adattato alle nuove varianti». Se fosse vero, «immaginiamo di poter offrire questo vaccino anche a una fascia di popolazione molto più larga». Tra le ipotesi iniziali c’è quella di comportarsi come con il vaccino influenzale che viene fortemente raccomandato agli over 60 e ai fragili e reso comunque disponibile a tutti. Ma di fronte a nuovi picchi con grandi numeri non è escluso che si vada verso una forte raccomandazione per tutti e un nuovo obbligo per gli over 50.

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