congiuntura

Calzature, Marche in sofferenza Solo il lusso non sente la crisi

Nel 2018 le Marche - dove si trova più del 30% dei produttori italiani - hanno perso il 4,1% sul fronte export. In discesa anche Campania ed Emilia Romagna. A correre sono i produttori di scarpe di lusso, che hanno sede in Toscana, Veneto e Lombardia

di Giulia Crivelli


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Un modello Loriblu per l'autunno-inverno 2019-20

3' di lettura

L’ultima apparizione in pubblico come presidente di Assocalzaturifici di Annarita Pilotti è stata memorabile: il 26 giugno, parlando dal palco delle prime assise di Confindustria Moda (si veda anche Il Sole 24 Ore del 27 giugno), ha tenuto sempre in mano una scarpa da donna con un bel tacco rosso. Vestiva, a guardar bene, sia i panni di presidente dell’associazione dei calzaturieri italiani – che rappresenta oltre 4.500 aziende che danno lavoro, senza considerare l’indotto, a circa 76mila persone – sia quelli di imprenditrice. Annarita Pilotti è fondatrice, insieme al marito, e amministratore delegato di Loriblu, azienda specializzata in scarpe da donna di fascia medio-alta, la cui sede è a Porto Sant’Elpidio, in provincia di Fermo-Macerata, il cuore del più grande distretto calzaturiero d’Italia, che si trova, appunto, nelle Marche e assorbe il 32,4% delle aziende del Paese e al quale è riconducibile il 25,4% della forza lavoro italiana del settore. Seguono Toscana e Veneto e, distanziate, Campania, Lombardia, Emilia-Romagna e Puglia.

Presentando i dati a consuntivo del 2018 e passando il testimone a Siro Badon, eletto proprio il 26 giugno presidente di Assocalzaturifici per il quadriennio 2019-2023, Annarita Pilotti ha chiesto a tutti i presenti, ovvero i presidenti delle associazioni che fanno parte di Confindustria Moda (Anfao per gli occhiali, Aip per la pellicceria, Smi per il tessile-moda, Federorafi, Assopellettieri e Unic per la conceria) di prendere in mano e osservare con attenzione la scarpa rossa. «È un esempio di made in Italy, anzi, di made in Marche, di qualità, che in questo momento fa fatica a reggere la competizione del made in Asia – disse Annarita Pilotti –. Non dico che le scarpe fatte in Cina o Vietnam siano di qualità scadente in assoluto, ma sicuramente le aziende di quei Paesi hanno costi del lavoro infinitamente più bassi di noi e lo stesso vale per altri costi fissi, visto che non rispettano, dobbiamo dirlo chiaramente, le norme ambientali che, giustamente, seguiamo in Italia e in Europa».

L’ex presidente di Assocalzaturifici guida un’azienda che negli anni scorsi è cresciuta sia in Italia sia all’estero, ma il distretto marchigiano è in forte sofferenza: tra le sette principali regioni esportatrici, nel 2018 tre hanno evidenziato una flessione in valore. La Campania ha perso il 12,8%, le Marche il 4,1% e l’Emilia-Romagna il 2,1%. La principale ragione del calo è il posizionamento: con l’eccezione del gruppo Tod’s, che appartiene al segmento di alta gamma, nelle Marche ci sono molte aziende di fascia media. Non è un caso che il calo non ci sia stato in Toscana, Veneto e Lombardia, dove si concentrano le aziende che, con i propri marchi o in conto terzi, si concentrano nella fascia alta. In Toscana Gucci ha costruito negli anni una vera e propria filiera, sia per le scarpe sia per le borse, e il made in Italy è tra le ragioni della crescita a doppia cifra degli ultimi due anni della storica maison fiorentina. Da notare – per ricordare a chi vede lo straniero sempre e comunque come un pericolo, se non alla stregua di un invasore – che Gucci appartiene al colosso francese Kering, secondo gruppo del lusso al mondo dopo Lvmh. Ai vertici della società, esattamente come a quelli di Lvmh , non è mai venuto in mente di delocalizzare la produzione di scarpe, anzi. Louis Vuitton ha uno stabilimento modello sulla Riviera del Brenta, dove produce tutte le sue calzature, mentre Berluti, altro marchio di lusso di Lvmh, ha inaugurato due anni fa una fabbrica (ma sarebbe meglio parlare di grande atelier artigianale) alle porte di Ferrara.

Sempre in Veneto si trovano aziende storiche come René Caovilla (scarpe da donna di fascia altissima) e brand emergenti come Golden Goose, che cresce a doppia cifra da cinque anni grazie alla specializzazione in sneaker fatte a mano da artigiani veneti. Come aveva fatto Annarita Pilotti durante il suo mandato e come sta facendo Cleto Sagripanti, che guida la Cec (associazione europea dei calzaturieri), Siro Badon continuerà a chiedere alle istituzioni una riduzione del cuneo fiscale, ma si concentrerà molto su quello che, indipendentemente dai Governi, possono fare le aziende: investire in formazione, ricerca e sviluppo e mantenersi reattive alle esigenze del mercato. Al prossimo Micam (15-18 settembre), la manifestazione dedicata alle calzature che si tiene due volte all’anno a Milano, organizzata da Assocalzaturifici con Fieramilano, ci sarà una nuova sezione, Players District, dedicata a sneaker, scarpe sportive e per outdoor, il segmento in maggior crescita in tutte le fasce e per tutti i marchi (persino per quelli del lusso come Gucci).

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