Marchi storici

Calzature da montagna e sport, il modello Scarpa con ricerca e hi tech

L’azienda nata 82 anni fa si è aperta a manager esterni e registra una crescita a due cifre. Il presidente Sandro Parisotto, quarta generazione della famiglia fondatrice, illustra i piani alla vigilia di Ispo

di Giulia Crivelli


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Le diverse fasi di lavorazione nella fabbrica di Asolo: in parte si tratta di passaggi manuali, in parte di produzione automatizzata

4' di lettura

Passaggio generazionale, governance e capacità di avere un orizzonte globale restando orgogliosamente locali. Potremmo riassumere così, semplificando, s’intende, i nodi che ogni Pmi italiana di successo si è trovata ad affrontare o si appresta a considerare. Scarpa, nata ad Asolo 82 anni fa, è un caso esemplare: il presidente Sandro Parisotto non è il tipo di persona o di imprenditore al quale piace dare lezioni ad altri, ma sicuramente da lui, dalla sua famiglia, dall’azienda della quale è “custode” e dalle rispettive storie e percorsi c’è molto da imparare, proprio sui nodi dei quali abbiamo detto.

La storia dell’azienda
La prima curiosità riguarda il nome, perché Scarpa è in realtà l’acronimo di Società Calzaturieri Asolani Riuniti Pedemontana Anonima. Fin dalla sua nascita, nel 1938, si è specializzata in alcuni tipi di scarpe, sostanzialmente da montagna: da alta quota e da escursionismo, per il telemark e lo sci alpinismo, aggiungendo le scarpette da arrampicata che in anni recenti si sono avvicinate all’universo delle sneaker, in particolare di quelle usate in città. Anche se, sottolinea Parisotto, «ormai la definizione di sneaker include i tipi più diversi di quelle che una volta chiamavamo scarpe da tennis e molti dei modelli che si vendono nei negozi di marchi della moda e del lusso con la montagna e in genere con un’attività outdoor hanno veramente poco a che fare».

«Glocal» ante litteram
La seconda curiosità su Scarpa è che nacque come joint venture, potremmo dire, tra Angelo Brugnolo, prevosto di Asolo, e Rupert Edward Cecil Guinness, secondo conte di Iveagh, uomo d’affari anglo-irlandese che possedeva molti terreni nel paese veneto e abitava nella villa in cui aveva vissuto Eleonora Duse. Nipote del fondatore della celebre birreria di Dublino, Rupert fu anche l’inventore del Guinness dei primati e quando morì, nel 1967, era uno degli uomini più ricchi d’Irlanda e del Regno Unito. Non grazie alle scarpe made in Veneto, ma alla birra, sia detto per inciso. Tornando ad Asolo, nel 1942 venne assunto come apprendista alla Scarpa Luigi Parisotto, che nei primi anni 50 se ne andò per fondare insieme ai fratelli Francesco e Antonio un’altra azienda, la San Giorgio. Nel 1956 i tre fratelli Parisotto acquisirono Scarpa, portandola a una maggiore notorietà grazie in particolare alle intuizioni di Luigi, che decise di abbandonare il settore delle calzature militari per focalizzarsi sul mondo della montagna.

Fasi di lavorazione nella fabbrica di Asolo

La svolta manageriale
Nel 2018 Sandro Parisotto e i suoi quattro fratelli presero una decisione importante, scegliendo per la prima volta un manager esterno, Diego Bolzanello, ex Geox, che divenne amministratore delegato. Un anno dopo arrivò il riassetto delle quote societarie: nel 2019 Cristina, Sandro e Davide Parisotto rilevarono le quote degli altri due fratelli, Andrea e Piero Parisotto. «Avere un ceo che non appartiene alla nostra famiglia e dargli mandato per rafforzare la squadra di manager ci ha spinti a pensare in modo diverso - spiega Sandro Parisotto -. Vogliamo focalizzarci sulla crescita e il futuro a lungo termine dell’azienda. Con l’obiettivo di portare il fatturato a 150 milioni entro cinque anni. Il 2018 si è chiuso a 102 milioni, il bilancio 2019 non è ancora disponibile, ma posso anticipare che c’è stato un buon incremento».

Strategia di distribuzione
La famiglia Parisotto e l’ad Bolzanello hanno osservato con attenzione l’evolversi dei canali distributivi, anche per via della rivoluzione portata da internet e dall’e-commerce, e hanno agito di conseguenza, senza stravolgere però il modello che ha portato alla crescita di Scarpa, azienda con un export di circa l’80% e una produzione per il 75% ancora concentrata ad Asolo. «Il canale wholesale fisico resta quello principale: primo, perché i negozi di articoli sportivi hanno retto meglio di molti altri all’impatto dell’e-commerce - sottolinea Parisotto -. Secondo, perché Scarpa resta focalizzata sulle calzature, non abbiamo in programma diversificazioni di prodotto, che sarebbero necessarie per “popolare” un negozio monomarca». Capitolo a parte sono le vendite online. «Molti nostri partner wholesale hanno siti di e-commerce, noi per ora non abbiamo un progetto aziendale, tranne che per gli Stati Uniti - precisa il presidente -, che sono il mercato di riferimento per l’outdoor e hanno sviluppato l’e-commerce prima dell’Europa. Mai dire mai, però al momento vendere online ci sembrerebbe concorrenza ai clienti wholesale».

Ricerca e innovazione
Dal 26 al 29 gennaio Scarpa parteciperà a Ispo Munich, la più importante fiera al mondo dedicata gli articoli sportivi, che per quattro giorni riunirà a Monaco di Baviera quasi 3mila aziende da tutto il mondo. «Ho partecipato a oltre 50 edizioni di questa fiera, che si tiene due volte all’anno - dice con orgoglio Parisotto -. Quest’anno presentiamo un’evoluzione di una scarpa nata nel 2018 e diventata prodotto dell’anno. Rispecchia la filosofia aziendale: migliorare i prodotti grazie a nuovi materiali e tecniche, collaborando con atleti e alpinisti, perché è da loro che possono venire i suggerimenti più utili».

Un’altra recente innovazione è la collezione per lo sci alpinismo fatta con un materiale totalmente eco-compatibile, ricavato dalla pianta del ricino. «Ma il progetto di sostenibilità ambientale di Scarpa va ben oltre il prodotto - conclude Parisotto -. L’attenzione al territorio in cui si opera ad esempio è per noi prioritaria:dal 2013 abbiamo installato nella sede di Asolo un impianto fotovoltaico di oltre 3mila metri quadri, che oggi copre oltre il 40% del nostro fabbisogno energetico».

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