Scenari post Covid

Calzaturifici del distretto del Brenta in affanno, ma c’è un recupero dell’export

Su scala nazionale diminuisce il prezzo medio al paio degli acquisti - Frenano mercati tradizionali come Germania e Spagna, in forte crescita la Cina

di Barbara Ganz

3' di lettura

Il prezzo medio al paio degli acquisti di scarpe delle famiglie italiane è diminuito nel primo trimestre 2021 del -3,5%, a causa del maggior peso, sul totale, di calzature per il tempo libero e pantofoleria, dal valore medio più contenuto rispetto a quelle per occasioni formali. È uno dei cambiamenti che la pandemia (e le sue conseguenze, come l’incremento dello smart working) hanno indotto nei consumi: lo segnala l’ultimo report di Assocalzaturifici, che indica anche come l’export sia la chiave per ripartire.

Il report

Il primo, seppure timido, segnale di rinascita per uno dei settori più colpiti è quello che - nel primo trimestre 2021 - vede per l’industria calzaturiera un aumento dell’export (+0,3% in quantità e +3% a valore il totale Italia): i livelli pre-Covid restano comunque lontani. Secondo gli ultimi dati elaborati dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici, dopo le flessioni senza precedenti del 2020, con una perdita di circa un quarto del fatturato e della produzione nazionale, il graduale miglioramento nella situazione epidemiologica e il conseguente allentamento non solo in Italia delle misure restrittive ha favorito un ritorno a livelli di attività migliori, benché ancora ampiamente sottotono. «La ripresa è ancora distante, sebbene si veda la luce in fondo al tunnel – spiega Siro Badon, presidente di Assocalzaturifici – Se sul fronte estero il rimbalzo di marzo è bastato per riportare i risultati del trimestre almeno sui valori della prima frazione 2020, non così sul mercato interno, dove la chiusura dei negozi nei centri commerciali nel weekend, misura rimossa solo lo scorso maggio, ha indotto un ulteriore calo negli acquisti delle famiglie. I tempi di recupero non saranno brevi. In particolare, la produzione nazionale evidenzia nel primo trimestre una flessione del -6,4% su gennaio-marzo 2020 e un -30% circa sull’analogo periodo 2019 pre-pandemia. Sul mercato interno, gli acquisti mostrano un calo del -3,5% in quantità e del -6,9% in termini di spesa, con un divario superiore al -20% su due anni fa». Solo le calzature sportive e le sneakers evidenziano un recupero nei consumi (+7,8% in volume), seppure parziale.

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Gli sbocchi all’estero

Sul fronte export, nei dati nazionali emerge l’incremento dei flussi verso Svizzera (+13% in quantità) e Francia (+8%), entrambe legate al terzismo per le griffe internazionali del lusso, e fuori dall’Europa la crescita della Cina (+44,4% in volume e +74,8% in valore sui primi 3 mesi 2020), che ha interessato in particolare l’alto di gamma con un prezzo medio cresciuto del 21%. Una performance che si spiega con l’espansione economica del Paese, il revenge spending dei consumatori dopo le restrizioni da emergenza sanitaria, e l’ingresso diretto di merci che in precedenza transitavano da Hong Kong. Ai dati positivi fanno da contraltare i ritmi blandi per importanti tradizionali mercati di sbocco, come Germania (-0,8% in quantità), Stati Uniti (che dopo aver perso il 30% nel corso del 2020 segnano nel primo trimestre un modesto +3,5% in volume, con un -8,6% in valore) e Spagna (-5,9% in quantità), cui si aggiunge il crollo delle vendite nel Regno Unito (in caduta di oltre il 40% su gennaio-marzo dello scorso anno)». Il saldo commerciale dei primi 3 mesi risulta in attivo per 1,13 miliardi (+11,2%), sebbene ancora inferiore del -4,3% rispetto a due anni addietro.

Il caso Veneto

La regione ospita distretti ad alta specializzazione, dalla calzatura sportiva di Montebelluna al polo del lusso della Riviera del Brenta. «I dati elaborati dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici - dice Gilberto Ballin, presidente di Acrib - evidenziano un recupero sul fronte delle esportazioni dal Veneto nel primo trimestre 2021, con un +6,2% in valore sullo stesso periodo dell’anno precedente. La nostra regione risulta in testa sul piano nazionale per fatturato dell’export, con una quota pari al 27,6% del totale. Francia (+4,1%), Svizzera (+75,9%), Germania (+0,2%), Spagna (-10,6%) e Usa (+37,8%) le principali destinazioni delle calzature prodotte». Nonostante questi timidi segnali di ripresa, «i livelli pre-pandemia rimangono lontani. Rispetto al primo trimestre del 2019, le esportazioni hanno registrato in Veneto un calo del -4,8%, che ha toccato il -24,4% in Riviera del Brenta fra le province di Venezia e Padova. Quanto alle prospettive, persiste un clima di forte incertezza: si temono da un lato una nuova flessione degli ordini, dall’altro una ulteriore limitazione della mobilità delle persone, sia operatori commerciali che consumatori».

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