aziende al tempo del covid

Calzolari (Kaos): «Per ripartire servono regole chiare su e-commerce e saldi

Il titolare e direttivo creativo del gruppo di abbigliamento chiede misure urgenti alle istituzioni e internamente lavora a nuove strategie per il medio e lungo termine del brand e dell’azienda

di Ilaria Vesentini

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Il titolare e direttivo creativo del gruppo di abbigliamento chiede misure urgenti alle istituzioni e internamente lavora a nuove strategie per il medio e lungo termine del brand e dell’azienda


3' di lettura

Se la crisi è anche opportunità, allora lo stop forzato per l’emergenza Coronavirus deve diventare l’occasione, per la moda made in Italy, di ripensare il ruolo dell’e-commerce e riprogrammare le tempistiche dei saldi, perché la filiera, senza l’anello finale del negozio tradizionale, rischia di saltare. Marco Calzolari, titolare e direttore creativo del gruppo bolognese Kaos, uno dei brand italiani più affermato nel ready-to-use e nel fast fashion femminile, è allarmato dal silenzio di associazioni di categoria e istituzioni e chiede ad alta voce che si facciano ripartire subito le fasi di lavorazione, perché se si aspetta ancora qualche settimana rischia di saltare anche la prossima stagione autunno-inverno.

Il gruppo Kaos è fermo o avete chiesto una deroga al lockdown, come previsto dai provvedimenti del Governo?

É chiuso il nostro stabilimento e sono chiusi tutti i negozi dei nostri clienti. Una situazione di paralisi che non ho mai vissuto in tutta la mia lunga esperienza lavorativa e imprenditoriale tra il pronto moda e le collezioni su campionario. Luglio è alle porte, non possiamo stare fermi, abbiamo milioni di ordini già venduti e dobbiamo consegnare le merci ai rivenditori. Dopo aver completamente azzerato il business della primavera-estate rischiamo di far saltare anche la stagione autunno-inverno.

Quali misure avete adottato per i lavoratori come conseguenza del lockdown?
Abbiamo 91 dipendenti diretti, ma ce ne sono almeno altrettanti nella nostra filiera produttiva. Per quanto riguarda la nostra azienda all’inizio abbiamo cercato di smaltire le ferie poi, di fronte al prolungarsi del blocco totale, abbiamo fatto ricorso alla Cig per Covid-19. Ripeto, la produzione deve ripartire subito, passano almeno 15 giorni prima di poter rifornire il retail. Questo Paese si sta dimenticando che quando nel mondo si parla di made in Italy si parla di moda e che sulla moda ci giochiamo buona fetta della fama e dell’export della manifattura tricolore.

Per supportare i rivenditori e alleggerire i costi delle strutture di vendita che strategie avete messo in atto?
Abbiamo una rete di oltre 700 rivenditori in Italia, oltre ai nostri sei negozi diretti, che si è fermata con il primo decreto di marzo ed è in affanno finanziario- Quello che abbiamo potuto fare con le nostre dimensioni e forze (siamo una Pmi da 55 milioni di fatturato annuo) è stato agevolare i clienti con sconti sulla merce consegnata e dilazioni di pagamenti. Anche i mercati esteri si sono fermati, per noi valgono un 25% del fatturato, la gran parte sono Paesi che come l’Italia stanno risentendo pesantemente della pandemia. Il modo più incisivo per intervenire è ripensare le nostre strategie aziendali a 360 gradi e chiedere a chi ci rappresenta e governa un intervento chiaro sul tema dei saldi e delle promozioni commerciali. I negozianti non stanno guadagnando più nulla da prima del Coronavirus, schiacciati tra saldi che durano 40 giorni e il Black Friday che ha sottratto pure il business natalizio.

Tra le strategie aziendali rientra anche l’e-commerce?
La premessa è che anche l’e-commerce sta soffrendo moltissimo in questi due mesi di clausura generalizzata, perché non si fa shopping e non si ha occasione di uscire di casa, manca lo stimolo alla domanda. Noi finora non siamo mai stati presenti nel canale online per non danneggiare i nostri clienti, ovvero i rivenditori, i negozi di tradizione. L’emergenza Covid-19 ci ha portato a ragionare di un nostro ingresso nell’e-commerce ma è una valutazione strategica che richiede tempo e risorse per capire come posizionarci in modo corretto tra B2B, B2C o piattaforme online.

Potete fare una previsione di perdita di fatturato per il 2020?
Stante il quadro attuale, con la stagione primavera-estate in fumo e volendo essere ottimisti da qui a fine anno, credo che perderemo il 15% del fatturato.

Qual è, volendo costringersi a vederlo, un lato positivo di questa crisi?
È l’occasione per ripensare in toto le strategie aziendali. Una pausa di riflessione profonda su che cosa tenere e che cosa buttare via, visto che nel pronto moda snellezza e velocità dei processi sono tutto e non si ha un attimo per fermarsi. Noi possiamo ripensare il nostro business, ma occorre che tutto il comparto del fashion italiano riprogetti il suo futuro, anche regolamentando saldi ed e-commerce, perché affidare il nostro contatto diretto con il consumatore finale solo a grande distribuzione e piattaforme e catene multinazionali temo significhi decretare la fine della filiera della moda made in Italy.

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