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Cambia l’Euribor, per le banche italiane conto fino a 2 miliardi

La riforma dei benchmark del mercato monetario dell’area euro si avvicina a grandi passi, potrebbe cogliere impreparate molte banche che ancora non hanno messo bene a fuoco la questione e rischia di presentare al sistema finanziario italiano un conto fino a due miliardi di euro, secondo le stime di Boston Consulting

di Maximilian Cellino


Mutui, slitta di due anni la riforma dell’Euribor. Ecco cosa cambia

3' di lettura

Prima il tasso overnight Eonia rimpiazzato da €STR, poi il nuovo Euribor determinato attraverso una metodologia ibrida. La riforma dei benchmark del mercato monetario dell’area euro si avvicina a grandi passi, potrebbe cogliere impreparate molte banche che ancora non hanno messo bene a fuoco la questione e rischia di presentare al sistema finanziario italiano un conto fino a due miliardi di euro. A mettere in guardia gli istituti di credito sul tema dei tassi di riferimento che regolano attività finanziarie per qualcosa come 24mila miliardi di euro è la Bce per conto del gruppo di lavoro sui tassi free risk dell’Eurozona, mentre la stima del potenziale impatto deriva da un calcolo realizzato per Il Sole 24 Ore da Boston Consulting Group (Bcg).

I rischi della riforma
La data chiave più vicina della rivoluzione sui benchmark europei cade il prossimo 2 ottobre
, giorno in cui cesserà il calcolo dell’Eonia e si procederà alla sostituzione con €STR (acronimo di euro short-term rate) dando così il via a un processo che si concluderà alla fine del 2021 dopo una fase transitoria durante la quale il vecchio indicatore potrà essere ricavato dal nuovo aggiungendo un valore pari a 8,5 punti base. Uno dei punti salienti del cambiamento di metodologia di rilevazione, sul quale il documento diffuso insiste in modo particolare è lo slittamento alla data successiva della pubblicazione del tasso: la mattina del 2 ottobre, per esempio, avremo i dati rilevati il giorno precedente e su questi ci si baserà per l’indicizzazione dei prodotti finanziari.

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Oltre che su tale questione, il gruppo di lavoro richiama l’attenzione delle banche sulle azioni da compiere in vista del cambiamento di regime. Due sono in particolare le direzioni, la prima interna: esaminare cioè il proprio inventario delle transazioni e degli ambienti di sistema interessati per valutare le modifiche necessarie a far fronte all’appena accennato cambiamento nel tempo di pubblicazione dell’Eonia e a preparare team pertinenti per una migliore supervisione durante il periodo di passaggio.

La seconda è invece rivolta anche all’esterno, perché si chiede di «progettare una strategia di comunicazione orientata verso le parti interessate interne ed esterne, in particolare i clienti, per garantire la consapevolezza sui cambiamenti imminenti». Più in generale, il tono delle indicazioni lascia trasparire preoccupazione all’interno del gruppo di lavoro (e probabilmente anche in seno alla stessa Bce che lo coordina) per il grado di preparazione delle banche dell’Eurosistema verso una riforma che potrebbe comportare loro anche uno sforzo economico non indifferente da sostenere.

Il conto (salato) da pagare
A livello europeo, lo studio Global Risk pubblicato alcune settimane fa da Bcg rilevava come la riforma di Eonia ed Euribor potesse comportare un costo che va da 50 milioni a 100 milioni per le piccole banche fino a 350 milioni per le banche di rilevanza sistemica. Cifre che valgono ovviamente anche per l’Italia, con conseguenze tutt’altro che trascurabili: «Data la dimensione media degli istituti nazionali- avverte Matteo Coppola, managing director e senior partner Bcg - una stima d’impatto per l’intero sistema nazionale potrebbe aggirarsi attorno a 1,5-2 miliardi di euro».

Il passaggio di testimone presenta dunque alle banche un conto salato sotto forma di costi di transizione, perché le costringerà a rinegoziare i contratti esistenti che fanno riferimento ai vecchi tassi non più pubblicati, con rischi non solo finanziari diretti, ma anche legali, di condotta e reputazione. Un contenimento delle spese è comunque possibile «attraverso - indica Coppola - un miglioramento dei sistemi di pricing e valutazione utilizzati in Tesoreria, soprattutto in chiave di maggior digitalizzazione».

Le banche, spiega Bcg, dovranno utilizzare la transizione obbligata al nuovo tasso di riferimento come un’opportunità per creare sinergie con altre iniziative del modello operativo o regolamentare, aggiornando i loro quadri di gestione dei prezzi e dei rischi e passare a modelli più efficienti, anche perché «sfruttare tali sinergie - avverte Coppola - potrebbe ridurre il costo del progetto complessivo fino al 20 per cento». La «digitalizzazione», verso la quale diverse banche anche italiane stanno destinando risorse sempre maggiori, appare quindi come parola magica. Prima però c’è da augurarsi che tutti abbiano preso coscienza del tema della riforma di Eonia ed Euribor, e non è certo scontato.

Riproduzione riservata ©
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    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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