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Cambia il piano 4.0: più digitale, meno aiuti sui beni tradizionali

Richiesta Ue di rivedere il mix. Le misure, già in vigore con la manovra, saranno modificate nel Dl imprese: per l’innovazione incentivi più alti retroattivamente dal 16 novembre 2020

di Carmine Fotina

Recovery Plan, Conte prova a stringere sui tempi

3' di lettura

Appena entrato in vigore con la legge di bilancio 2021, il piano Transizione 4.0 già si prepara a cambiare pelle. L’esigenza di rimodulare le spese a carico del Recovery Plan determinerà infatti una revisione dei crediti d’imposta: meno agevolazioni per i beni strumentali tradizionali (l’ex superammortamento), aiuti più generosi sui beni funzionali alla digitalizzazione delle imprese (l’ex iperammortamento). In questo modo, il governo intende recepire le osservazioni della Commissione europea che chiede per il Recovery Plan interventi che siano veramente legati alla svolta digitale dell’industria e non siano meri sostegni al ricambio di vecchi macchinari, veicoli commerciali o arredi per ufficio, per fare alcuni esempi.

Verso un nuovo decreto legge con misure per le imprese

I cambiamenti allo studio dovrebbero entrare nel prossimo decreto legge con le misure per le imprese che il governo varerà verso la fine di gennaio dopo il via libera del Parlamento a un nuovo scostamento di bilancio. Le modifiche potrebbero entrare direttamente oppure in sede di conversione in legge del decreto e in quest’ultimo caso per l’entrata in vigore si arriverebbe a marzo-aprile. Ma ci sarà sicuramente una clausola, ritenuta indispensabile dal ministero dello Sviluppo economico, per evitare incertezze tra le imprese: le maggiorazioni allo studio per l’acquisto di beni digitali saranno comunque retroattive, scatteranno cioè per investimenti effettuati a partire dal 16 novembre 2020, la stessa data di avvio del Piano prevista dalla manovra. Solo in questo modo del resto si eviterà un vero autogol, cioè il blocco degli investimenti da parte delle imprese che senza retroattività potrebbero preferire attendere incentivi più generosi rispetto a quelli già in vigore.

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La rivisitazione allo studio incide anche sulle cifre del Recovery Plan. Il pacchetto Transizione 4.0, tra una bozza e l’altra, era già passato da 24,8 a 21,7 miliardi. L’ex superammortamento esce dal perimetro delle coperture europee e, per il solo 2021, sarà finanziato da risorse statali. Anche le maggiorazioni allo studio per i beni digitali dovrebbero essere finanziate con coperture alternative a quelle targate Next Generation Eu.

La clausola di garanzia per non bloccare gli investimenti servirà a rassicurare gli investitori, è la tesi del ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli che si è speso per dare largo spazio a Transizione 4.0 tra i progetti finanziati dall’Europa così come per difendere il superbonus del 110% di cui è stato il principale artefice.

Le novità in dettaglio

Venendo ai dettagli delle novità allo studio, come detto, ci sarà una limitazione per l’ex superammortamento per i beni strumentali tradizionali, che sarà in vigore solo per il 2021 e non anche per il 2022 con un credito d’imposta del 10% nel limite massimo di costi ammissibili pari a 2 milioni. Per tutte le imprese, e non solo le Pmi, sarà possibile fruire del credito d’imposta in un’unica quota annuale nel 2021. Dalla legge di bilancio del resto era uscita una versione che sembrava ancora troppo generosa verso questo tipo di investimenti a scarso impatto sull’innovazione, che nel primo anno incidono per 3,3 miliardi per 5,3 dell’intero piano e nel 2022 avrebbero pesato per 2,2 miliardi su 6,6 totali.

Di contro con il “decreto scostamento” si proverà a rimediare rinforzando la parte davvero più innovativa. Il credito d’imposta per i beni strumentali materiali digitali (ex iperammortamento) vedrà confermata la maggiorazione al 50% anche nel 2022, e non solo per il 2021, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni (fruizione del credito in tre quote). Per i beni strumentali immateriali 4.0, principalmente i software, l’aliquota salirà al 25% dal 20% previsto dalla manovra (per il 2021 e 2022, con fruizione in tre quote). Cambierà anche l’agevolazione per i software di base, non 4.0, che salirà dal 10 al 15% al pari dei dispositivi per lo smart working, sia per il 2021 sia per il 2022 con massimale a 1 milione di euro.

Investimenti R&S

Modifiche riguarderanno anche il credito di imposta per investimenti R&S e innovazione. Il tax credit per ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale passerà dal 20 al 25% con tetto a 4 milioni; per innovazione tecnologica finalizzata alla digitalizzazione 4.0 o alla transizione ecologica si salirà dal 15 al 20% con limite a 2 milioni.
Infine, con il “decreto scostamento” potrebbero arrivare anche gli attesi chiarimenti sul perimetro di applicazione del nuovo regime rispetto a quello della manovra 2020.

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