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Cambia la tecnologia dei reattori La versione small è più sostenibile

Ansaldo Nucleare (Ansaldo Energia) sta lavorando sugli impianti di quarta generazione
L’ad Adinolfi: per minimizzare le scorie refrigerazione a piombo liquido. Primo esperimento in Romania

di Raoul de Forcade

Fusione. Un componente del vacuum vessel, la “camera da vuoto” di Iter, progetto su cui Ansaldo Nucleare lavora per la fusione. L’azienda, nel 2021, ha totalizzato 75 milioni di ricavi

3' di lettura

In attesa che si realizzi il progetto della fusione nucleare, cioè l’energia atomica pulita, che l’Europa punta a creare col reattore Iter, i costi energetici in crescita, ulteriormente inaspriti dalla guerra in Ucraina, hanno aperto una nuova riflessione sulla possibilità di incrementare l’utilizzo del nucleare tradizionale, a fissione. Ma ovviamente reso “più pulito” dai progressi tecnologici del settore.
Tra le aziende in grado di avere un ruolo di primo piano in questo campo c’è la genovese Ansaldo Nucleare (gruppo Ansaldo Energia), che si sta muovendo da anni anche nel comparto dei reattori di terza e quarta generazione.

Roberto Adinolfi. Amministratore delegato di Ansaldo Nucleare

«Se, dal punto di vista della tecnologia, il problema della sostenibilità del nucleare da fissione è stato affrontato nell’ambito dei programmi di quarta generazione - spiega Roberto Adinolfi, ad di Ansaldo Nucleare - negli ultimi anni si è molto accentuata la riflessione sulla economicità e sulla competitività degli impianti nucleari. E si è fatta strada l’idea del ricorso a impianti di piccola dimensione, i cosiddetti small modular reactors (Smr). Si ritiene infatti che, con strutture di quel genere, si possa migliorare la competitività degli impianti nucleari in generale: non solo di quelli di quarta generazione ma anche di quelli con la tecnologia attuale. Quando si parla di Smr, infatti, non si parla di tecnologie ma di un modello di business. Perché possono essere realizzati con il sistema dei reattori ad acqua, simili alle grandi centrali che si costruiscono oggi, ma si può pensare di sviluppare come Smr anche reattori di quarta generazione, con prestazioni migliorate dal punto di vista della sostenibilità. Tenendo presente che, per gli Smr di terza generazione, si parla di un obiettivo temporale di sviluppo della serie a partire dal 2030, perché non c’è bisogno di tanta ricerca a supporto della tecnologia, che è già nota: si tratta di un’ottimizzazione del progetto. Per gli impianti di quarta generazione, invece, negli anni ’30 possiamo pensare di fare un dimostratore mentre la serie verosimilmente seguirà a inizio anni ’40».
Ansaldo Nucleare, peraltro, sta lavorando proprio a reattori della quarta generazione. I quali, chiarisce Adinolfi, «hanno la caratteristica di sfruttare molto meglio, rispetto a quelli della terza, il combustibile nucleare e rendono possibile ridurre fortemente la quantità di rifiuti prodotti e soprattutto di minimizzare quelle scorie che sono difficili da trattare e devono andare in depositi geologici». Sui reattori di quarta generazione, che si studiano da due decenni, «Ansaldo si è mossa fina dall’inizio - dice Adinolfi - con proprie iniziative. Esistono varie soluzioni possibili per cercare di minimizzare la produzione di scorie; noi ci siamo focalizzati sulla tecnologia dei reattori raffreddati a piombo liquido». In questo ambito l’azienda, in consorzio con la romena Reinvent Energy, e col supporto, tra gli altri, di Enea, si è aggiudicata un contratto da circa 20 milioni di euro per la progettazione e la messa in servizio di un impianto sperimentale (Athena) in Romania.
«Stiamo realizzando - afferma Adinolfi - una facility sperimentale in Romania per arrivare a costruire un dimostratore. Sempre in questo settore abbiamo anche delle collaborazioni in Uk con Westinghouse».
Per quanto riguarda, invece, gli Smr, chiosa Adinolfi, «si pensa possano essere competitivi perché questi reattori possono essere costruiti in officina, il che permette di controllare i tempi di realizzazione e di non creare extracosti, mentre recentemente un serio problema per le centrali nucleari è stato proprio il lievitare dei tempi e dei costi di costruzione. Invece gli Smr saranno reattori di tipo standard, prodotti in serie e collocati, così come sono, nelle area prescelte».
Gli Srm, poi sono relativamente piccoli, perché l’intero sistema per produrre vapore nucleare (compresi pompe e generatori) è racchiuso in un contenitore a pressione che ha dimensioni (circa 6 metri di diametro per 15-20 d’altezza) comparabili a quello che, in un reattore di grande taglia, è in grado di contenere solo il nocciolo. «Ansaldo – conclude Adinolfi – è stata una pioniera negli anni ’90 delle soluzioni integrate. Ma il mercato di allora non era sensibile a queste tecnologie. Oggi siamo in dialogo con alcuni dei vendors che stanno proponendo queste soluzioni, perché è nostra intenzione sfruttare le esperienze che avevamo fatto in passato e proporci come partner e fornitori di parti e componenti degli Smr. Per i reattori di quarta generazione abbiamo invece ambizioni maggiori: proporre noi stessi come possibili fornitori degli impianti».

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