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Cambiamenti climatici, tema strategico per sette imprese su dieci

Sei le raccomandazioni per trasformare il reporting in un efficace strumento di orientamento strategico e di innovazione green dei propri modelli di business


Sviluppo sostenibile. Obiettivo 9 – Innovazione

3' di lettura

Il 68% delle imprese attesta che i cambiamenti climatici sono un tema strategicamente rilevante. E oltre il 90% rendiconta regolarmente le proprie emissioni di gas serra. Sono i risultati di un'indagine presentata nel corso dell'evento “La green economy nel reporting non finanziario”, organizzato a Roma dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, con il supporto di Itelyum, leader italiano nell'economia circolare, e in partnership con il Global compact network Italia.

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Solo il 21% delle imprese rendiconta investimenti ambientali migliorativi
Soltanto il 17% riporta un target di riduzione delle emissioni e ancora meno, il 5%, adotta un target in linea con gli impegni dell'accordo di Parigi. Inoltre solo il 21% delle imprese rendiconta con chiarezza sugli investimenti effettuati per miglioramenti ambientali e meno di un'impresa su dieci riporta gli impatti ambientali connessi all'utilizzo dei propri prodotti. L'indagine prende in considerazione 130 imprese delle oltre 200 obbligate a rendicontare informazioni non finanziarie. Le varie dichiarazioni non finanziarie delle imprese del campione sono state interrogate sulla base di 86 indicatori chiave, per fare il punto su green economy, cambiamenti climatici, economia circolare e capitale naturale e biodiversità. L’indagine ha interessato 130 imprese delle oltre 200 obbligate a rendicontare informazioni non finanziarie nel rispetto del Dlgs 254/2016. Il 28% delle imprese rendiconta l’approvvigionamento di materia prima riciclata e il 31% descrive le azioni per ridurre l'utilizzo di materia prima vergine. Il tema della biodiversità viene toccato dal 45% dei report analizzati; ma «appena il 12% delle imprese lo considera materiale».

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La transizione alla green economy
«La transizione alla green economy richiede il pieno coinvolgimento del mondo delle imprese», ha sottolineato Edo Ronchi, presidente della Fondazione sviluppo sostenibile. «Questo necessariamente richiede agli imprenditori di innovare approcci e strumenti, inclusi quelli legati alla rendicontazione non finanziaria. Con questa indagine abbiamo voluto verificare il livello raggiunto dagli attuali strumenti di rendicontazione in relazione ai criteri e agli obiettivi di green economy. Ne sono scaturite 6 raccomandazioni che mi auguro possano essere utili alle imprese per trasformare il reporting in un efficace strumento di orientamento strategico e di innovazione green dei propri modelli di business». «É necessario applicare al green reporting indicatori omogenei per poter misurare l'operato non solo della singola azienda ma anche di gruppi di imprese come avviene nella rendicontazione finanziaria - ha sottolineato Antonio Lazzarinetti, presidente di Itelyum, gruppo leader nell'economia circolare con 20mila clienti in 60 paesi -. Ciò consentirà di misurare le performance di settori omogenei, nell'industria manifatturiera e in quella dei servizi, e di fornire alle istituzioni elementi preziosi per lo sviluppo di politiche industriali orientate alla sostenibilità». Con il nuovo Piano industriale, ha spiegato Simona Melchiorri, Sustainability officer di Cdp, «la dimensione degli impatti green è al centro dell’orizzonte strategico con l’obiettivo di far crescere il peso di questi investimenti fini al 15% delle risorse mobilitate nel prossimo triennio».

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Le sei raccomandazioni
Ecco le sei le raccomndazioni della Fondazione per lo sviluppo sostenibile a individuare per il green reporting:
1. Dare più spazio alle tematiche ambientali: planet first!
2. Dal processo al prodotto: mettere al centro la qualità ambientale dei beni e servizi.
3. Obiettivi e target: misurare le proprie performance ambientali.
4. Climate action: misurare e ridurre la carbon footprint di processo e di prodotto.
5. Circular economy: orientare il modello di business in chiave circolare.
6. Capitale naturale e biodiversità: un nuovo patto tra imprese e territorio

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