dettagli

Cambiare il Patto Ue? Le chances del non convenzionale Gentiloni

Paolo Gentiloni è certamente un europeista convinto e un politico che rifiuta il confronto muscolare e spettacolare, però la realtà la guarda in faccia per quella che è, assumendosene anche la responsabilità

di Guido Gentili


default onloading pic
(Imagoeconomica)

2' di lettura

Che significa Paolo Gentiloni Commissario europeo alla guida di un “ministero” economico e politico di peso (sapremo entro martedì la collocazione precisa), come si conviene peraltro ad un ex premier e ministro degli Esteri di un Paese fondatore dell'Europa? Le prime letture, contrapposte l'una all'altra, sono quelle più facili e scontate.

La prima dice che l'indicazione del nuovo governo giallorosso 5Stelle-Pd guidato da Giuseppe Conte, già premier del Governo precedente 5Stelle-Lega, è un semplice corollario di un ribaltone politico imposto da Bruxelles che ha sotto controllo anche i ministeri dell'Economia e degli Affari europei con Roberto Gualtieri e Vincenzo Amendola, come Gentiloni e il neo presidente del Parlamento europeo, Davide Sassoli, del Pd. Insomma, una pattuglia di guardiani per stroncare il sovranismo centrifugo dell'esecutivo precedente a trazione Salvini.

La seconda lettura è quella degli europeisti senza se e senza ma, in sostanza allergici a qualsivoglia osservazione critica sulla costruzione europea, che tirano un sospiro di sollievo immaginando un ritorno al passato, quello dove l'Italia sta al “suo posto”. Cioè di fatto in coda agli interessi dell'asse franco-tedesco.

Ma è forse possibile una terza lettura. Paolo Gentiloni è certamente un europeista convinto e un politico che rifiuta il confronto muscolare e spettacolare, però la realtà la guarda in faccia per quella che è, assumendosene anche la responsabilità. Non è mai stato, ad esempio, un sostenitore acritico dell'integrazione per l'integrazione, tipo “più Europa sempre e comunque”. Piuttosto (come nel marzo 2017, quando da premier ha incontrato gli altri leader europei in vista del vertice a Roma per i 60 anni dell'Unione) ha detto che le «due velocità esistono, i Trattati -come quello di Schengen- lo prevedono e la realtà le mette in evidenza».

Aggiungendo: «Chi vuole fare di più fa di più, pensare ad un'Europa del genere è una direzione di marcia necessaria; si tratta di rispondere a domande che vengono dai cittadini, come su sicurezza e difesa, ne parliamo sia a 27 sia a 4 o 5, formula con la quale si possono fare passi maggiori».

Una visione certamente meno autoreferenziale di quella ordinaria in onda nei palazzi di Bruxelles. Ma non solo: «Non mi piace un'Europa a 2 rigidità, molto rigida sulle virgole di bilancio e molto tollerante sulla politica di ricollocazione dei migranti», ha detto Gentiloni.

Ieri come oggi la realtà s'impone. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha fatto balenare un cambio di passo sul Patto di stabilità e la necessità di regole più chiare. Il contesto sociale ed economico (scivolamento recessivo, bassa inflazione, tassi zero e sotto zero) va in direzione di una revisione delle vecchie scelte e anche la nuova timoniera della Bce Christine Lagarde, sulla scia della gestione di Mario Draghi, guarda a prospettive diverse. Per venire all'Italia, il presidente della Repubblica Mattarella, in sintonia con il programma del nuovo governo, spinge per cambiare la strada europea a favore di investimenti e crescita.

Naturalmente, è inimmaginabile che tutto questo voglia annunciare una sinfonia di finanza allegra, andante con deficit e debito. Però che ci sia uno spazio per cambiare è un dato. E il non convenzionale Gentiloni può fare un buon lavoro.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...