arredamento

Cambio armadio: ordine da esibire o spazio segreto?

di Fabrizia Villa


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Rimadesio, cabina armadio Dress Bold, design Giuseppe Bavuso

3' di lettura

Se abiti, scarpe e accessori sono per molti oggetto di culto, lo sono altrettanto le cornici che li devono accogliere e conservare. Armadi e cabine armadio, sempre più indistinguibili gli uni dalle altre, possono diventare un’autentica ossessione. Nel mondo della finzione cinematografica spetta agli uomini lo scettro della meticolosità nell’allestire gli spazi dedicati al guardaroba.
Basti pensare all’ordinatissimo armadio di Richard Gere in American Gigolò e alla sua evoluzione più recente, la cabina armadio dell’antiquario Virgil Oldam de La migliore offerta di Giuseppe Tornatore, dove tutto, a cominciare dai guanti, è disposto con precisione maniacale. Ma non si possono dimenticare il monolocale-cabina armadio offerto in dono alla promessa sposa Carrie Bradshow da Mr Big in Sex and the city, né la scarpiera da 2.700 paia di scarpe che rese famosa, quanto odiata, in tutto il mondo l’ex first lady delle Filippine Imelda Marcos.

Non si tratta solo di ordine, quando si scelgono armadi e cabine armadio è fondamentale decidere quanto svelare e quanto nascondere al resto del mondo. L’opzione armadi, sicuramente più privata, trova il coraggio di mostrarsi in Seryasse, l’armadio firmato David Lopez Quincoces per Lema. L’anta a battente, in noce Canaletto scavata a micro doghe, ha un’estetica materica che, come spiega il designer spagnolo, «diventa quasi un rivestimento a boiserie, da inserire anche nella zona giorno». Ad alleggerire l’insieme, l’essenziale maniglia orizzontale in metallo verniciato bronzo. Riprendendo non l’estetica, ma il concetto del boudoir, un po’ spogliatoio, un po’ salottino privato, sempre Lema ha recentemente presentato Ophera di Piero Lissoni, soluzione che aggiunge al programma armadi un’inaspettata seduta a due posti dal fondale alto imbottito e rivestito in tessuto o pelle, un divanetto da inserire dove l’effetto sorpresa della nicchia interrompe la facciata delle ante.

È sempre Lissoni a firmare l’evoluzione del sistema Storage di Porro, introducendo una nuova possibilità di personalizzazione: l’intervento con delle parti morbide in tessuto da collocare all’interno di armadi, armadi aperti, che diventano così bauli dove riporre i propri abiti. L’effetto è rassicurante e la proposta si arricchisce grazie all’introduzione di un sistema d’illuminazione integrato, in cui i punti luce possono essere posizionati liberamente.

Per chi, invece, punta su leggerezza e sottrazione Lissoni ha ideato la cabina armadio Boutique Mast, una gabbia grafica con montanti circolari metallici su cui è possibile applicare specchiere e grandi mensole a sbalzo. Il progetto è decisamente contemporaneo, ma ha il fascino e lo slancio delle librerie modulari degli Anni 50.

Pulizia e rigore sono i tratti distintivi della collezione per la zona notte Gliss Master disegnata da Vincent Van Duysen per Molteni&C. L’offerta melaminica si arricchisce ora di una finitura wax white (cera bianca) e di una in bronzo, dai toni caldi. Per gli interni vengono aggiunti nuovi accessori, come il top della struttura che può essere anche in vetro per rendere ancor più trasparente il contenitore. Due nuove proposte anche per le ante: l’anta Swing, laccata opaco che permette un’apertura a 180°, e Twin, con una nuova maniglia esterna verniciata peltro.

È come un abito confezionato su misura Dress bold di Rimadesio. Giuseppe Bavuso ha pensato a un sistema per creare cabine armadio personalizzabile al massimo grado, con possibilità di composizioni su misura in soluzioni lineari, ad angolo e a C. Si può scegliere tra i montanti a vista o i pannelli a parete, disponibili in vetro laccato, specchio, legno e retroilluminati. Gli accessori, liberamente posizionabili lungo il montante a parete, comprendono mensole e basamenti, aste portabiti, appendiabiti inclinabile, cassettiere, porta pantaloni e vassoi estraibili.

La personalizzazione è protagonista anche nel progetto Fitted, letteralmente attrezzato, di Rodolfo Dordoni per Poliform. Qui la scelta è di carattere, con l’opzione più sfacciata dalle ante in vetro trasparente extrachiaro o più privata, con vetro riflettente fumé o laccato in colori opachi. L’effetto è comunque di grande leggerezza, grazie allo sviluppo verticale e alle maniglie integrate.

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