TLC

Cambio alla guida di Wind Tre, al posto di Ibarra arriva Jeffrey Hedberg

di Andrea Biondi

4' di lettura

Cambio alla guida di Wind Tre, la compagnia telefonica nata dalla joint venture paritetica fra le controllate italiane dell’ex Vimpelcom ora Veon (Wind) e Ck Hutchison (3 Italia). A guidare quella che nei fatti è diventata il maggiore operatore di comunicazione mobile in Italia – 31 milioni di clienti oltre a 2,7 milioni di clienti fissi a marzo 2017 – non sarà più Maximo Ibarra, ma Jeffrey Hedberg, manager americano con esperienza internazionale in Swisscom (1994-1998), Deutsche Telekom, Mobilink in Pakistan (2014-2017).

«Dopo il successo pieno della prima fase del processo di integrazione e un solido primo trimestre di Wind Tre – spiegano i due gruppi con una nota congiunta – Hedberg è stato nominato alla guida della società per realizzare la prossima fase d'integrazione e condurre un nuovo periodo di crescita e sviluppo volto a costruire il player convergente più innovativo sul mercato italiano, con il migliore e più ampio network nel 4G/LTE, oltre a creare un pioniere nel campo digitale».

Loading...

«Jeffrey Hedberg – afferma Canning Fok, presidente della joint venture – è un chief executive officer con vasta esperienza globale e di successo nella guida di società di telecomunicazione mobile negli Stati Uniti, Africa e Asia. Siamo lieti di dargli il benvenuto a Wind Tre come ceo. Siamo estremamente grati a Maximo Ibarra per il suo significativo contributo e performance alla guida di Wind Tre durante la fusione e la prima fase del processo di integrazione. Gli auguriamo il massimo successo in futuro».

Dal canto suo il nuovo Ceo Jeffrey Hedberg si è detto «orgoglioso di essere stato nominato alla guida di Wind Tre. La sua tecnologia, la sua gente e le opportunità di mercato ne fanno uno dei business più dinamici delle telecomunicazioni in Europa». Hedberg si è detto anche «pronto a condurre il gruppo a una nuova fase di crescita e a realizzarne gli obiettivi in questa fase di mercato estremamente innovativa ed eccitante».

Si chiude così l’esperienza di Maximo Ibarra alla guida di Wind Tre. Una chiusura che viene data per consensuale, ma che invece, almeno a quanto si può percepire da rumors di mercato, sarebbe frutto di incomprensioni fra manager ed azionisti diventate sempre più spiccate negli ultimi tempi, fino a un epilogo certamente non voluto a priori da Ibarra. Quello del 49enne manager italo-colombiano è stato un percorso lungo in Wind, iniziato nel 2004 dopo esperienze in Telecom e Omnitel Vodafone. Da allora la scalata nella società fino a diventarne amministratore delegato e direttore generale nel 2012. A fine 2016 poi la nomina a ceo del nuovo gruppo che ha unito il terzo e quarto operatore mobile italiani.

Quello che si prospetta per Hedberg è un periodo in cui molti nodi della nuova società verranno al pettine. C’è il muro contro muro con i sindacati sulla cessione del ramo d’azienda “call center 133” a Comdata, multinazionale del ramo dei call center, controllata dal fondo Carlyle e con 6.514 dipendenti in Italia. Si parla di un organico di 682 dipendenti, a fronte dei 912 di inizio procedura sfoltiti anche sulla base di un piano di esodi incentivati iniziato già prima dell'avvio di questo processo di cessione di ramo d'azienda. I lavoratori del call center interno di Wind Tre in procinto di passare sotto le insegne di Comdata sono distribuiti fra le sedi di Genova, Cagliari, Roma e Palermo. Il 26 si terrà un incontro fra azienda e sindacati in Confindustria a Roma. I sindacati nei giorni scorsi avevano anche inviato una missiva al Mise per chiedere l’intervento del ministro Carlo Calenda e della viceministro Teresa Bellanova. Fra le condizioni l’azienda si era detta comunque disponibile ad assicurare sette anni ci commesse, a fronte del mantenimento del perimetro occupazionale e delle sedi da parte di Comdata.

Il tema occupazionale rimane uno dei più delicati, anche in prospettiva, per la nuova società. C’è però da fare i conti anche con un contesto di mercato che si farà sempre più competitivo con l’arrivo di Iliad in Italia, previsto per fine anno. La compagnia francese, che negli anni si è ritagliata il ruolo di alfiere delle offerte low cost, sta suscitando più di qualche preoccupazione nelle telco italiane. Tant’è che Tim è già partita con un’offerta a marchio low cost (Kena), Fastweb si è lanciata in una campagna con offerte molto aggressive e anche Vodafone sta studiando un proprio marchio Mvno (operatore virtuale) low cost.

In questo quadro ci sarà da dare una sferzata al piano di rollout della nuova rete unica, la cui realizzazione Wind Tre ha affidato ai cinesi di Zte (con Ericsson rimasta con il cerino in mano visto che gestiva in managed service la rete di 3 Italia) e che al momento sembra andare molto a rilento. Sul fisso Wind Tre ha invece scelto di appoggiarsi a Open Fiber, la controllata di Enel e Cdp. «È un progetto in piena accelerazione e siamo molto soddisfatti», aveva dichiarato solo qualche giorno fa Ibarra aggiungendo che «già da settembre nelle città di Roma e Milano potremo dare ai nostri clienti una nuova esperienza di utilizzo della banda ultra larga mobile».

Per quanto riguarda infine i conti, il 2017 per Wind Tre è iniziato con ricavi in crescita del 2,1% a 1,552 miliardi e con ricavi totali da servizi stabili a 1,317 miliardi di euro. Ebitda in crescita del 9,7% da 471 a 517 milioni (al netto però di costi di integrazione per 59 milioni). L’Ebitda margin è salito al 33,3% dal 31% di un anno prima. I ricavi da servizi mobile sono stati in calo dello 0,7%, (ma saliti dello 0,4% al netto dell'effetto dell'anno bisestile).

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti