Sezioni unite

Una nuova convivenza non esclude il diritto all’assegno di divorzio

L’ex più debole economicamente può conservare la componente compensativa. Il giudice valuterà caso per caso il contributo dato al patrimonio familiare nel corso del matrimonio e all’altro coniuge oltre alle occasioni perse di comune accordo nell’interesse della famiglia in campo lavorativo

di Patrizia Maciocchi

4' di lettura

La nuova famiglia di fatto non esclude il diritto all’assegno di divorzio per il coniuge economicamente più debole e privo di mezzi adeguati. Le Sezioni unite (sentenza 32198) cancellano qualunque automatismo tra nuova convivenza e perdita dell’assegno in favore del coniuge economicamente più debole. E chiariscono che il nuovo percorso di vita intrapreso con una terza persona, che sia accertato giudizialmente, incide sì sul diritto al riconoscimento dell’assegno di divorzio, sulla sua revisione o sulla sua quantificazione, ma non ne determina necessariamente la perdita integrale. Il coniuge economicamente più debole può, infatti conservare il diritto esclusivamente in funzione compensativa e non assistenziale.

Le condizioni per mantenere il diritto alla compensazione

Per mantenere l’assegno, in assenza di mezzi economici adeguati, deve però fornire une serie di prove, ad iniziare dal contributo offerto alla comunione familiare. Pesa poi la dimostrazione di eventuali rinunce, concordate, di occasioni lavorative e di crescita professionale durante il matrimonio nell’interesse della famiglia. Ha un valore anche l’apporto dato alla realizzazione del patrimonio familiare e personale dell’ex coniuge. Le Sezioni unite, prendono così le distanze da un orientamento che sembrava ormai consolidato, almeno in presenza di un convivenza more uxorio equiparabile al matrimonio nella quale fosse evidente un progetto di vita comune. La Cassazione, nella sua componente collegiale, bilancia i diversi interessi in gioco. Se, infatti, il colpo di spugna sulla componente assistenziale dell’assegno corrisponde all’esigenza dell’ex coniuge di non vedersi limitato il suo progetto di vita futura dall’obbligo di versare per sempre l’assegno a chi ha formato una nuova famiglia di fatto, la sopravvivenza della parte compensativa, consente di non cancellare - sempre in presenza del presupposto di mezzi economici adeguati - del tutto il contributo dato dal coniuge debole alla fortune della famiglia nel corso del matrimonio.

Loading...

Il ruolo dei mediatori

Per questo, sulla scia della via già indicata dalle sezione remittente per nulla convinta dei principi che sembravano cristallizzati, il Supremo collegio fa l’inversione di marcia e indica come modalità più idonee di liquidazione dell’assegno, limitato alla componente compensativa, l’erogazione per un periodo circoscritto di tempo, o la sua capitalizzazione. I giudici precisano che, allo stato attuale della normativa, l’assegno temporaneo, non può essere imposto per provvedimento del giudice, anche se sul tema c’è un progetto di riforma in corso di approvazione in Parlamento. Il giudice allo stato, può in sede di divorzio o di revisione dell’assegno suggerire la soluzione più soddisfacente dell’assegno temporaneo, che può essere individuata in un capitale rateizzabile o nella costituzione di una rendita. Molto potranno fare avvocati ed esperti di mediazione in tema di conflitti familiari, in sede di negoziazione assistita. E con l’occasione le Sezioni unite ricordano che le forme di divorzio consensuale hanno ormai toccato quota 70% rispetto al numero complessivo.

La Corte Costituzionale

Per finire il Supremo collegio sgombra il campo da dubbi sulla legittimità della soluzione adottata, ricordando che anche la Consulta ha chiarito, in tema di diritto di famiglia, che «laddove una legge ha inteso associare una automatica perdita di tutela all’instaurarsi di una situazione, deve prevederlo espressamente». E anche in caso di previsioni esplicite va adottata ogni cautela nell’applicazione dei meccanismi automatici se «comportano una contrazione di tutela in ambito familiare». In questo senso è andata anche la sentenza relativa alla perdita del diritto di abitazione in caso di nuova convivenza (sentenza 308/2008). Il giudice delle leggi ha “salvato” infatti la norma, precisando però che il diritto non può venire meno automaticamente.

Parzialmente in soffitta il principio «salva mariti»

Le Sezioni unite, mandano dunque parzialmente in soffitta il principio che era ormai noto come «salva mariti». Invitando il giudice a fare valutazioni caso per caso. Un passo da fare nel rispetto della funzione compensativa dell’assegno divorzile, sopravvissuta alla sentenza delle Sezioni unite che ha archiviato il tenore di vita. L’assegno potrebbe semmai essere rivisto in base al nuovo contesto sociale di riferimento. L’ordinanza interlocutoria (n.28995) aveva preso le mosse dal ricorso, analizzato dalla prima sezione, con il quale la ex moglie chiedeva di conservare l’assegno malgrado una nuova famiglia e un figlio avuto dal suo compagno. Richiesta giustificata dalla sua storia matrimoniale. La ricorrente aveva rinunciato al ruolo di manager in un’importante industria. Opportunità lavorative ormai perse, e il suo partner era un operaio con uno stipendio di mille euro al mese, decurtate dal mutuo, mentre l’ex marito era una facoltoso industriale, con un fatturato di diversi milioni di euro. Il problema che si crea non è risolto dalla legge Cirinnà sulle unioni civili, tra persone dello stesso sesso e famiglie di fatto (76/2016). La norma riconosce, nel caso in cui il rapporto finisca, il diritto agli alimenti (articolo 433 del Codice civile) per il coniuge economicamente più debole, che non sia in grado di mantenersi, per un periodo tarato sulla durata della convivenza. Una finalità nettamente assistenziale che lascia aperta la diversa questione degli interessi rilevanti in tema di assegno divorzile nel caso di una nuova stabile convivenza. I giudici del rinvio avevano ricordato che l’orientamento, oggi messo parzialmente disatteso, si è affermato in nome dell'autoresponsabilità nelle scelte. Chi crea una nuova famiglia deve sapere che perde il diritto al mantenimento da parte dell'ex, in modo irreversibile: anche se la storia finisce. Ora quel principio va declinato in modo differente e più aderente al caso concreto. Conciliando la creazione di nuovi modelli di vita con la conservazione di pregresse posizioni se esito di consapevoli ed autonome scelte della persona.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti